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27 luglio 2016 , ,

Neil Young + Promise Of The Real

EARTH

2016 - Reprise Records - 2 LP
[Uscita: 17/06/2016]

Canada

 

neil-young-earthDinanzi all'ascolto di un nuovo album di Neil Young si è quasi sempre ad un bivio: valutarlo singolarmente evitando la tentazione di qualsiasi raffronto con i pezzi più pregiati della sua discografia, oppure, al contrario, compiere una valutazione comparativa con l'intera discografia, tanto con gli episodi migliori quanto con quelli meno riusciti. L'impostazione di giudizio non è da poco, considerato che, nel primo caso, un album di medio livello avrebbe possibilità di strappare un giudizio positivo, mentre nel secondo caso difficilmente una nuova uscita riuscirebbe a superare il confronto con “Harvest” o “After The Gold Rush”, giusto per buttare giù due titoli. Un anno dopo “Monsanto Years”, con cui veniva inaugurata la collaborazione con i Promise of the Real, band capitanata da Lukas Nelson, figlio di Willie, il rocker di Toronto dà alle stampe un concept dalla marcata valenza politico-ambientalista denominato “Earth”, un doppio album che racchiude un totale di tredici brani registrati dal vivo e legati ciascuno da suoni della natura e versi di animali inseriti in post produzione. Dopo l'iniziale accorata Mother Earth, a dire il vero cantata con una vocalità un po' incerta, lo zio Neil sfodera la sua Gretch White Falcon nella successiva Seed Justice in cui la nuova band non fa rimpiangere il suono quadrato dei Crazy Horse.

 

neilDopo le stilettate elettriche di My Country Home, incontriamo The Monsanto Years resa insostenibile da un'aggiunta posticcia di suoni da fattoria degli animali e di vocoder che fanno venire l'orticaria, così come Western Hero, particolarmente insipida e senza nerbo.  Anche Vampire Blues è rovinata dalla sovrapposizione di suoni fuori luogo (cornacchie e versi di roditori) che la banalizzano e le tolgono quel pathos così unico nella versione originale di “On The Beach”. Le sorti dell'album si risollevano di poco grazie al classicismo della pianistica After The Gold Rush, anche se non nella versione migliore del nostro, e con il country-folk di Human Highway. Non male la lunga Big Box dalla spina dorsale elettrica anche se limitata da un incedere un po' pedante, mentre purtroppo un'altra caduta di stile si ha con People Want To Hear Love, la cui combinazione di coro e versi di corvi e suoni di insetti di vario genere fa sprofondare il tutto in una melassa insensata. Se le cose vanno meglio con Wolf Moon, al netto di un finale immerso nello scorrere di acqua e in ululati di lupi in neil1lontananza, in chiusura troviamo i ventotto minuti della cavalcata di Love And Only Love in cui ci si avvicina ai territori di “Psychedelic Pill” senza averne affatto l'intensità. Earth somiglia a una brodaglia in cui viene disciolta una visione hippie del mondo superata per il metodo con cui affronta la tematica ecologista. Il vero Neil Young non risiede qui, sta in un empireo lontano anni luce da un progetto promosso per le intenzioni ma bocciato negli esiti. Ma l'amarezza dura poco: basta mettere sul piatto un disco come “Zuma” per sistemare ogni cosa.

 

Voto: 5/10
Giuseppe Rapisarda

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