Kæry Ann Moonstone
[Uscita: 23/01/2016]
Parlando della sfera musicale italiana nell’anno appena passato le cose migliori sono state realizzate da artisti che un ascoltatore distratto difficilmente accosterebbe al suono tipico della nostra penisola. Questo grazie a un atto di coraggio, ci piace chiamarlo così, per cui preferendo la lingua inglese si prendono il rischio di venire risucchiati nel gran calderone di proposte che in questi anni di musica più o meno gratuita sta invadendo il web. Non è una novità di questi ultimi anni certo, ma mai come adesso il meglio arriva proprio da questa scelta. A conferma di questa tesi basta pensare a realtà ormai affermate, sia pure in ambito underground, come Giöbia, Messa, Julie’s Haircut per finire col grande Nero Kane. Come quest’ultimo anche Kæry Ann, moniker di Erika Azzini, incide per la lodevole Subsound Records che in questo momento possiede il meglio della nostra scena indipendente, con artisti magnifici come Dalila Kayros, Lili Refrain e i gruppi L’Ira Del Baccano e Kröwnn, solo per citarne quattro. Era doveroso sottolineare il lavoro di una label che svolge il suo lavoro alla grande, ma torniamo a Kæry Ann. Il suo primo album, “Songs Of Grace And Ruin” risale al 2023, potremmo definirlo acid folk o folk psichedelico, poco cambia, e aveva un livello di scrittura già maturo, il nuovo lavoro appare ancora più centrato. “Moonstone” riallaccia i fili di quell’interessante esordio, accentuando però la componente doom che colora alcune delle sette tracce qui presenti. Per comodità e maggiore comprensione, il genere di riferimento è il classico dark folk. L’apertura di Puritatem Tuam Interiorem Serva a livello vocale fa pensare a quelle bellissime songs che eravamo soliti ascoltare nei Seventies in terra d’Albione, se non fosse che la produzione e gli arrangiamenti sono figli del nuovo millennio. Un'opener solenne e maestosa. Todeslied, che segue, ha un respiro più cupo e profondo, anche se la bella voce della Nostra stempera un po’ i toni del pezzo. Un brano scritto da Francesca Papi, illuminato dall’interessante video di Andrea Terreni che ci propone Erika come una sorta di vestale dark. Le cose più belle e intriganti di “Moonstone” provengono invece dalle tre tracce più lunghe, tutte sopra i sei minuti di durata. La vetta più alta del disco è da ricercarsi fra le pieghe del brano The Road, titolo inevitabilmente ripreso dal capolavoro apocalittico del grande Cormac McCarthy. Una cavalcata sonora impetuosa e vorticosa dove la componente doom di cui sopra è ben presente. Siamo sui territori di Messa, Haunted e Litania, tanto per restare alle cose di casa nostra. Mariner’s Song, composta dalla bassista Francesca Papi, è un altro pezzo impattante, sorta di shoegaze-psichedelico, dove la voce solenne di Erika e le travolgenti chitarre dettano legge, su territori già calpestati dal black metal del nord Europa, E non è certo un caso che la terza long track, Shores In Flames apparteneva agli svedesi Bathory, i ritmi qui sono più cupi e pesanti, con il solito doom sound dei Black Sabbath che ha ispirato centinaia di formazioni. Se ci avete fatto caso gran parte della formazioni del genere, incluse quelle dei giorni nostri, hanno come lead singer una figura femminile, motivo per cui anche Kæry Ann appare perfetta in questa veste di sacerdotessa degli inferi. Faremmo un torto a “Moonstone” così come a Erika se tralasciassimo di parlare dell’evocativa Hero And Leander, di nuovo su binari shoegaze (Slowdive?) perfetta vocalmente al pari dei toni sommessi della conclusiva White Dress, sorta di quiete dopo la tempesta, a seguire le scariche elettriche delle sei tracce precedenti. Ci piace immaginare che quel titolo, White Dress, sia stato pensato come omaggio alla divina PJ Harvey, che ha nella sua ricca discografia un album come "White Chalk" e una canzone come Dress. Solo un'idea, che poi, parlando di sound, un accostamento con certe cose dell’inglese non appare cosi bizzarro. La formazione che accompagna Erika in questo secondo disco è formato dalla già citata Francesca Papi, basso e chitarra, Davide Rosa, chitarra e Fabio Orticoni alla batteria. Una curiosità per quei pochi, come chi scrive, che ancora comprano i dischi in vinile, è che l’etichetta romana ha deciso di fare uscire l’album anche in una bella colorazione marble, sperando così d’attrarre anche il nutrito pubblico avvezzo alle sole piattaforme digitali. “Moonstone” è un ulteriore passo avanti nel processo di maturazione di Kæry Ann, ma già come in quest’album siamo su livelli di assoluto valore, la migliore partenza possibile del 2026 e un'ulteriore conferma dei buoni propositi della Subsound Records.
https://www.subsoundrecords.it/
https://kaeryann.bandcamp.com/album/moonstone?label=4023660051&tab=music

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