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5 Febbraio 2026 , ,

Anna von Hausswolff Iconoclasts

2025 - Year0001
[Uscita: 31/10/2025]

Vi sono artisti che lasciano il segno, come un carattere di fuoco inciso nel marmo della creazione che ricusa l’effimero del facile consenso: Anna von Hausswolff è una di questi. La voce ipnotica, come saliente da abissi interiori, una capacità compositiva fuori dal canone ordinario, la commistione virtuosa di stilemi sonori che ammaliano e si fondono in armonica unità. Prodotta da soggetti del calibro di Randall Dunn dei temibili Sunn O))), ad esempio, in "Dead Magic” del 2018, e autrice di album squisiti e temerari come “All Thoughts Fly” del 2020, in cui risalta l’organo a canne della Örgryte New Church di Göteborg, rilascia la sua ultima fatica discografica, “Iconoclasts”. Un album dal fascino oscuro, ebbro di rimandi gotici e virato su coordinate che spaziano dal dark-folk all’art-pop, dall’ambient all’elettronica, con un cantato che seduce la papille auditive, a partire dalla bella e inquietante traccia inaugurale The Beast, frammento di musica sperimentale dove i fiati troneggiano e annunciano la successiva scheggia sonora, Facing Atlas. con la voce di Anna che svetta come su monti innevati, accompagnata da un tappeto di suoni frastagliati. La lunga cavalcata di The Iconoclast si snoda attraverso sentieri impervi, voce sospesa sopra corde abissali, percussioni evocative di misteriosi rituali esoterici, per poi diradarsi in un crepuscolare progressive al suono di un sax solitario, forse la traccia più riuscita dell’intero album. The Whole Woman vede alla voce insieme ad Anna un’autentica icona della musica contemporanea, Iggy Pop, col suo inconfondibile stile ‘maudit’, mentre in The Mouth la voce raggiunge vertici drammatici inauditi, simile a un lamento da tragedia greca. Altri brani particolarmente degni di menzione sono, a nostro avviso: Struggle With The Beast, in cui Anna si traveste da sacerdotessa del rock, una sorta di Patti Smith in versione avant-garde, Unconditional Love, con Maria von Hausswolff, la sorella maggiore, una sorta di canto propiziatorio a Dei sconosciuti e silenti, che rimanda a paesaggi immersi in contrade brumose e nascoste alla vista dei profani. Un album dal grande e potente fascino spirituale di questa vestale di un suono che non insegue falsi miti e si stacca dal tempo presente divenendo poesia.

Voto: 8/10
Rocco Sapuppo (Direttore Editoriale)

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