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29 Giugno 2026 , ,

KinAct Kinshasa In Action

2026 - Nyege Nyege Tapes
[Uscita: 27/03/2026]

Non conosciamo Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, ma a giudicare dalla musica che vi viene prodotta ne intuiamo il carattere di metropoli caotica, piena di contraddizioni e di ferite ancora aperte sia dal terribile colonialismo belga sia dalla voracità del neocolonialismo turbocapitalista, ma è anche una città che vibra di grande vitalità e spirito di ribellione. In questa realtà nasce il collettivo KinAct che dal 2015 percorre i luoghi affollati della città trasformandoli in palcoscenici per i suoi turbolenti live act fra teatro, musica, scultura che trasformava i detriti e i rifiuti in assurde e sconvolgenti scenografie. Ora, grazie alla Nyenge Nyenge Tapes, label tanzaniana ormai punto di riferimento per la scena elettronica e sperimentale africana, il collettivo è entrato in studio per registrare il suo album di debutto. Musicalmente siamo sulla scia di altri gruppi congolesi come Konono n°1, Mbongwana Stars, Kokoko, anche questi ultimi usano strumenti fabbricati con materiali di scarto, ma i KinAct radicalizzano la proposta, concedono poco ai tradizionali ritmi del soukous e della rumba per proiettarsi verso un suono industrial pericoloso e selvaggio. La loro musica affonda nella storia e nei miti della cultura congolese e nella devastante contemporaneità della loro città, infatti i costumi con cui si presentano sono costruiti con vari tipi de detriti, lattine, fili elettrici, bottiglie, pneumatici e da questi prendono il nome i vari membri del collettivo: Femme Electrique, Homme Miroir, Homme Poubelle, Homme Sachet, Spiritus, che se da un lato si riferiscono ai detriti che ammorbano l’ambiente oggi, dall’altro figurativamente rimandano a spiriti e demoni tradizionali. Il disco si apre con la breve Musique Du Congo la voce di Mambu ripete il titolo con riferimento alla musica tradizionale, ma il vorticoso tappeto di synth promette immediati sconquassi, e in effetti subito dopo entriamo in un turbinoso vortice sonoro in cui percussioni frenetiche e rumori metallici ed elettrici si scontrano creando un’inquieta atmosfera fumosa e corrosiva, il canto di Spiritus che passa da uno spettrale spoken word a gorgheggi selvaggi aumenta la tensione e il senso di pericolo, come nella traccia significativamente intitolata. Ed è proprio la sensazione di trovarsi in un luogo a metà fra un’officina e una discarica quella predominante che ti prende quando in Gaingai è la sega circolare col suo metallico stridore a diventare protagonista mentre le voci della strada di ricordano prepotentemente che quello è il suono di una città dove vivono milioni di persone. Certo non mancano ritmi ballabili, ma come in un sabba tropicale frenetico e ribollente in cui clangori metalllici si mescolano a rombi di motociclette come accade nella tenebrosa, minacciosa Kinshasa La Nuit e nello spirito selvaggio e ribelle di Femme Electrique. Anticolonialismo, rivendicazioni femminmiste, allarmismo ecologico attraverso uno degli album più sorprendenti e vitali di queso primo scorcio di anno musicale.

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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