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12 Maggio 2026 ,

Vanessa Van Basten Yes

2026 - Subsound Records
[Uscita: 08/05/2026]

Se non fosse che la frase è puramente retorica verrebbe da scrivere “a volte ritornano”. Sì, perché avevamo proprio bisogno di ascoltare di nuovo i Vanessa Van Basten, gruppo che ormai tutti davano per morto e sepolto, senza possibilità di rinascita. Una formazione che agli albori era un progetto solista nato a Genova di Morgan Bellini poi diventato un duo con l’arrivo di Stefano Parodi dando alla luce quel miracolo di disco che è “La Stanza di Swedenborg” (2006) mai troppo lodato dalla stampa e in generale dagli addetti ai lavori. Fa seguito l’ottimo “Closer To The Small / Dark / Door", l’Ep “Psygnosis”, con la formazione allargata a trio, un paio di split e un Ep “Disintegration” dedicato alla rilettura di brani dei The Cure. Poi il silenzio e la paura di aver perso una delle nostre formazioni più valide del nuovo millennio. Poi, come per miracolo, Bellini nel 2023 ha la brillante idea di dare nuova vita al progetto, convinto che nell’attuale panorama musicale la sua creatura ha ancora molto da dire e da dare. Una ripartenza con la domanda “dove eravamo rimasti”? E quindi formazione a tre,  con Morgan Bellini, voce, synth, chitarra, Stefano Parodi, basso e Roberto Della Rocca, batteria. “Yes” non abbandona affatto le tipiche sonorità dei due precedenti lavori dando un senso di continuità con quelli, come se il tempo trascorso si fosse azzerato. Il Sì del titolo pare indicare che “sì, possiamo replicare quelle vecchie cose. Il nuovo disco presenta sei tracce, in gran parte strumentali ed esce, manco a dirlo, per la solita, immensa, Subsound Records, che con con questa nuova acquisizione ha di fatto un catalogo così ricco che, almeno per l’Italia ma azzardiamo per l'Europa, teme pochi confronti. I Vanessa Van Basten strutturano le loro composizioni come piccole sinfonie rock, cavalcate sonore a briglia sciolta, con fiammate chitarristiche potenti ed impetuose. Già l’apertura solenne di Dying In My Bed fa capire da che parte virerà l’album, un suono a spirale che avvolge l’ascoltatore, appare anche la voce, in una sorta di sound post-punk con forti tinte shoegaze e allungato a dismisura. Spittincotton è un pezzo che se entrasse la voce potremmo catalogare come una nuova composizione di Billy Corgan, tanto è vicina ai migliori Smashing Pumpkins, quelli di “Siamese Dream” per intenderci. Giornada De Legno raffredda un po' la temperatura seguita da Heartheaven, quasi un soundtrack per qualche pellicola nordeuropea. Non a caso Bellini si professa da sempre come un autentico fanatico delle pellicole di culto. La Vita È La Droga Della Morte, titolo molto Seventies, è il pezzo più lungo dall’alto dei suoi 13 minuti, un lungo excursus che pare non finire mai, atmosfere glaciali, poi interrotto dalla voce narrante che parla di alterazione della realtà e dei “nostri giovani che usano sostanze allucinogene”. Infine ci pensa infine la sei corde di Bellini a rimettere in carreggiata il pezzo con un assolo molto ispirato. Il violino che si ascolta è di Valentina Soligo. Nicaragua che chiude il disco pare in avvio la classica “quiete dopo la tempesta” salvo esplodere nuovamente nel finale. “Yes” è un album fra i più originali ascoltati quest’anno e ricorda quanto ci sono mancati i Vanessa Van Basten sperando poi di non dover aspettare tanto tempo per averli di nuovo con noi.

Voto: 8/10
Ricky Martillos

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