Lili Refrain Nagalite
[Uscita: 27/03/2026]
Lili Refrain ha fatto il miracolo. Dopo una carriera iniziata quasi 20 anni fa la performer romana raggiunge il suo zenit artistico con “Nagalite”, un'opera che la consacra fra le migliori musiciste in assoluto, quantomeno in ambito italiano. Visto che molti artisti che siamo soliti trattare su Distorsioni sono per cosi dire “di nicchia” anche per lei è necessario illustrare un po' della storia passata e riallacciare i fili del discorso. Sembra lontano quel 2007 quando Lili pubblicava, alla stregua di molti suoi colleghi, un Cdr autoprodotto, quasi a gridare al mondo che c’era anche lei. Ascoltato a distanza di molto tempo scopriamo spunti e intuizioni che verranno focalizzati più tardi. Cosa successa con i seguenti lavori, “9”, “Kawax”, “Mana” e l’Ep monotraccia “Ulu”. Quattro dischi d’una bellezza abbagliante, gli ultimi tre sulla solita splendida Subsound Records. Se si pensava infine che Lili Refrain avesse già sparato le sue cartucce migliori, arriva “Nagalite” per innalzare ancora di più il livello qualitativo. È in pratica una suite in 4 movimenti dove la voce incredibile della romana trova una fusione perfetta con una miriade di strumenti. Li elenchiamo per rendere appieno l’idea di quanto sta dietro a questo progetto. Lili è un autentica polistrumentista visto che qui suona Basso, Chitarra, Drum Machine, Synth, Timpano e Grancassa. Niente è fuori posto, niente è casuale fra questi solchi. Il fascinoso ed enigmatico disegno di copertina di Nicola Alessandrini già di per sé affascina, quella figura mitologica, il serpente simbolo di liberazione dal male, il rifiuto di una sofferenza in tempi cupi e minacciosi. La parola “Nagalite”, dal sanscrito, media proprio la parola serpente, “Naga”, animale sacro che simboleggia saggezza e trasformazione, con l’altra “lite”, dal greco “lithos”, e sta a significare un oggetto durevole come la pietra. Exuvia apre il disco introdotta da una voce celestiale, che si libra altissima, quasi a toccare le nuvole, i tamburi lontani e un organo glaciale fanno il resto. La seguente Nagal, servito come brano apripista del disco, è un'autentica gemma, oltre 7 minuti dove sembra accadere di tutto. Un inizio puramente percussivo ci conduce rapidamente a un cambio d’atmosfera, entrano in scena un bel po' di strumenti, ma è la voce a prendere il sopravvento, con un mirabile stacco verso la metà del brano, una sorta di accelerata dove la chitarra detta legge su un tappeto percussivo incalzante e tribalistico. Lo spettrale video che fa da perfetto corredo alla canzone ha lo stesso fascino oscuro, un ritorno alle cose belle di madre natura. Oltre a Lili protagonisti sono Rachele Fabozzo e Leonardo Salani filmati da Carlo Settembrini. Coil serve a far riprendere fiato, il synth odora tanto di Kraut Rock, proviamo con Klaus Schulze e Edgar Froese via Tangerine Dream. Non riusciamo a pensare a qualcosa di diverso da Lithos per concludere questa affascinante odissea in quattro parti. In oltre 12 minuti Lili Refrain dà sfogo a tutta la sua creatività per regalarci una suite che vale un'intera carriera. Un inizio da girone dantesco, il synth incalza cupo e minaccioso, di nuovo onde teutoniche, il pensiero corre inevitabile al soundtrack di Aguirre degli inafferrabili Popol Vuh di Florian Fricke. Al limite dei quattro minuti entra altissima la voce, che sembra rincorrere la Lisa Gerrard di The Host Of Seraphim a firma Dead Can Dance. Un grido tribale, un canto celestiale che sembra più un inno alla bellezza della natura che una solenne litania. Una suite da restare senza fiato che vorresti non finisse mai. Anche perché in fondo “Nagalite” dura appena trenta minuti ma c’è cosi tanta qualità qui dentro che il minutaggio diventa un pensiero che resta relegato ai margini. Al solito una simile artista verrà inevitabilmente glorificata da una ristretta ma attenta cerchia di ascoltatori, stesso identico destino di altre tre realtà italiane come Kaery Ann, Dalila Kayros e Julinko che battono gli stessi arditi sentieri. Forse non c’era bisogno di un'altra conferma ma “Nagalite” consacra nuovamente Lili Refrain come figura chiave del movimento underground europeo. Avvicinatevi senza paura all’ascolto del disco, senza lasciarvi intimorire dal disegno di fronte copertina, la nostra assomiglia più a una ferma richiesta che a un semplice consiglio.

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