Alessandro Seravalle Quaderni
[Uscita: 09/05/2026]
I lavori di Alessandro Seravalle, copiosamente recensiti sulle nostre pagine, non sono mai banali. Instancabile esploratore degli universi sonori, il Nostro ci regala periodicamente delle opere di alto livello musicale e culturale. Dai primordi, in chiave progressive, con i Garden Wall, alle escursioni fonografiche sotto l’usbergo dell’Officina F.lli Seravalle, dai lavori in collaborazione con l’ottimo Gianni Venturi, agli esperimenti lunari de Il Testamento Degli Arcadi, fino alle produzioni olografe tout-court. A queste ultime appartiene il più recente tassello, “Quaderni”. per i tipi della meritoria Lizard Records. e con la sapiente regia di Gian Pietro Seravalle alle macchine. Se il titolo non alimentasse un’anfibologia nominalistica, si penserebbe senza meno a un’opera diaristica nel senso puro del termine. Contestualmente, è così e non è così. L’intimismo delle composizioni dell’album è evidente, in specie in brani quali l’inaugurale Bambino, uno sciabordio ininterrotto di onde meramente elettroniche che si frangono sulle remote rive della memoria, coadiuvate dalla intensa voce recitante di Marzia Postogna, presente anche in altri brani. Ancora Zwischen Dasein reca il livello sperimentale ad altezze inaudite, frammenti di sonorità metallurgiche intervallate da interferenze cosmiche in sottofondo. Pachea A Sarvignan raggiunge livelli di implosione sonica inquietanti, evocando visioni di anfratti sepolti nell’oscurità dell’origine. A testimoniare la matrice intimistica e al contempo di gelida concezione elettronica dell’opera, Saggezza Vegetale riassume perfettamente il concetto: diario sì, ma come disindividuato dall’elemento antropico, mentre Arbui Ta Fumata (Bassa Friulana) esordisce in chiave ambient, prima che un lieve tappeto percussivo ne increspi la levigata superficie. Il mood sperimentale torna ad ascendere nella filosofica Skepsis, una serie sequenziale di suoni modulati come un oscuro alfabeto Morse per alieni in transito cosmico, sopra il velluto scuro della voce recitante di Marzia, a far da preludio alla traccia finale, Io?, alla ricerca di un’identità frantumata nei mille specchi bui del quotidiano. Ancora un’opera, quella di Alessandro Seravalle, di rimarchevole fattura, per generazioni di androidi soltanto.

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