Boards Of Canada Inferno
[Uscita: 29/05/2026]
Il ritorno discografico dei fratelli Sandison, Mike e Marcus Eoin, e della loro temibile creatura, Boards Of Canada, dopo tredici anni, è di quelli che meritano particolare menzione. Il connubio tra musica elettronica e linea melodica, seppur frastagliata e un poco impervia, ha sempre caratterizzato il sound dei germani scozzesi, rendendolo ampiamente riconoscibile e apprezzato da attente e colte schiere di aficionados. Non si smentiscono con questo nuovo lavoro, “Inferno”, variegato campionario sonoro che si snoda lungo diciotto tracce e settanta minuti di ascolto intrigante e coinvolgente. Dopo la iniziale scheggia elettronica di Introit, il mood non si discosta di una virgola nella successiva e intensa Prophecy At 1420 MHz, una sintesi di suoni sincopati e morbidi tappeti percussivi, con inserti vocali filtrati elettronicamente. Di notevole impatto all’orecchio, risulta la superba Hydrogen Helium Lithium Leviathan, che dopo un inaugurale abbrivio in chiave prettamente ambient, si snoda lungo una sinuosa linea di accattivante elettronica. Dagli accenti tipicamente spaziali si profila Age Of Capricorn, che sembra preludere, anche nella voce di fondo, a un’imminente procedura di lancio di una qualche navicella verso lo spazio profondo. Tra i brani più pregnanti dell’album che ci preme segnalare, vi è certamente Naraka, virtuosa sintesi di suoni campionati e linea melodica di rara raffinatezza. Così come The Word Becomes Flesh, una delle tracce più sperimentali del disco, con l’inserto di una voce femminile a far da sfondo al tappeto elettronico dominante. Into The Magic Land ci consegna atmosfere di quieta meditazione sotto il manto pervinca del crepuscolo, mentre l’oscura trama musicale di Blood In The Labyrinth si coniuga per contrappunto con la pulizia della linea armonica dell’insieme. Lo sfondo iperuranico di Deep Time, è l’ideale colonna sonora per viaggi interstellari, ritmo lento da nenia siderale e atmosfere evocative di derive cosmiche. Nella vasta costellazione dell’album, risalta altresì la linea techno-pop di All Reason Departs, mentre America Americanada, forse l’episodio meno riuscito del disco, sebbene non privo di un certo fascino, tratteggia sonorità tribali immerse in soluzioni elettroniche alquanto ritmate. Cullata da affascinanti suggestioni affabulatorie di matrice ambient è You Retreat In Time And Space, che prelude all’episodio finale, I Saw Through Platonia, puro ambient spaziale, che chiude degnamente un album di rimarchevole fattura artistica.

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