Aldous Harding Train On The Island
[Uscita: 08/05/2026]
Aldous Harding con 5 ottimi album all’attivo si può facilmente inserire nel comparto privilegiato delle migliori songwriters del suo tempo, sicuramente della Nuova Zelanda, sua nazione nativa e assai parca nel regalarci ottimi musicisti. Nel nuovo album “Train On The Island” si è fatta accompagnare dal fido John Parish, oltre che da Thomas Poli, tastiere, Sebastian Rochford, batteria, Joe Harvey-Whyte alla pedal steel, Mali Llewelyn. arpa e Huw Evans che suona un po' di tutto. Come accade sempre più spesso nell’era del digitale sono ben tre quelli che ancora continuiamo a chiamare singoli, la pianistica One Stop, dove “ho incontrato John Cale, non aveva parole ma non importa, va bene così”, la bella Coats che chiude l’album, e Venus In The Zinnia. Quest’ultima è la canzone più orecchiabile e gradevole dell’intera raccolta, chiamiamola pop, “ho tagliato i miei capelli ma non piacciono a nessuno”. La voce rimanda a Courtney Barnett, il pezzo è un delizioso duetto con H.Hawkline, un songwriter gallese. E proprio in Galles è nato il disco, esattamente a Monmouth, la location preferita di Aldous, visto che lì ha registrato "Party” (2017), “Designer” (2019) e “Warm Chris” (2022), i suoi precedenti, splendidi album. Come tutti i dischi solisti che si rispettano era inevitabile trovare un classico slow, la minimale Riding That Symbol, song appena sussurrata, con forti rimembranze con le migliori cantanti folk dei gloriosi seventies. Ma la stessa andatura lenta caratterizza I Ate The Most, stranamente messa in apertura del disco e la stessa title-track, dove “gli uomini mi hanno toccato le gambe e ho pensato 'reagisci proprio come una ragazza’”. Due pezzi che confermano che questo è un territorio dove la neozelandese si trova a meraviglia. Splendida Worms, una di quelle tracce dove, forzando un po' la mano, si può parlare di folk psichedelico e singolare San Francisco “ho perso la testa a San Francisco e mi hai pregato di non bere da sola”. Nonostante la solito preziosa presenza di John Parish i punti di contatto con l’immensa Pj Harvey non ci sono affatto e non solo per l’impostazione vocale della Harding. A 35 anni compiuti la parola maturità può apparire per lei addirittura limitativa visto che ha già dimostrato in passato di essere allineata con le migliori. Con artiste affermate, sia pure fuori dal mainstream, come Julia Holter e Fiona Apple, solo per citarne due. Come bonus, da non dimenticare che Aldous Harding nel suo tour 2026 toccherà anche l’Italia con ben tre date, a Milano, Bologna e Roma. Siamo appena a maggio ma già da adesso possiamo inserire “Train On The Island” fra i dischi che inseriremo in alto nelle varie classifiche di merito tanto in voga nell’era digitale. Un album che in fondo è solamente un bel viaggio in treno sull’isola magica e misteriosa di Aldous Harding.

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