Weekend Martyr Cruel House
Secondo lavoro per il power trio livornese dei Weekend Martyr, composto da Riccardo Prianti, voce, chitarre, mandolino, banjo, nonché autore dei testi, Elia Lazzerini, percussione, vibrafono, Matteo Scateni, basso, organo, chitarre. “Cruel House” è un album che da un lato guarda all’America, quella dei ribelli solitari, delle periferie degradate, delle infinite autostrade in cui anime solitarie cercano un’impossibile riscatto e dall’altro è specchio dell’animo anarchico e ribollente della loro città, del suo porto crocevia di traffici e di pirati. Un’anima non riconciliata che si riflette in una musica che fa suo un blues sporco e imbrattato di punk-rock e stoner con lo spirito di un Iggy Pop e con la rabbia di un Jon Spencer, e magari anche con le storie maledette e disperate di Nick Cave. Un album ruvido e abrasivo per cantare paesaggi desolati dove l’umanità si è dispersa in un mondo che sembra più una giungla feroce che non un posto dove condividere l’esistenza, è la Cruel House dell’aspra title track è una casa che sta cadendo, c’è un senso di pericolo incombente che pervade le canzoni ed esplode nel noise disperato e nichilista di tracce come Liver, ma anche in brani acustici di ispirazione country come Burn il senso di urgenza e di angoscia prevale o nella ballata noir alla Cave Edge in cui si sparge nichilismo a ogni nota, grazie anche alla ruvida voce di Prianti. Segnaliamo, in un album che non ha cadute e mantiene una sua importante coerenza stilistica di fondo, i sette minuti della conclusiva Look Up con la sua coda strumentale splendidamente avvolta in una nebbiosa psichedelia, non certo una consolazione, ma un momento di abbandono delle ambasce quotidiane.

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