Warning Rituals Of Shame
[Uscita: 19/06/2026]
Theodor W. Adorno insegnava che la grande arte non deve affatto consolare l'ascoltatore, bensì smantellarne le certezze formali ed esistenziali. Sotto questo prisma, si può affermare che i britannici Warning abbiano compiuto sul doom metal un'operazione del tutto analoga a quella riservata dal celebre filosofo della Scuola di Francoforte al jazz: una decostruzione radicale edificata sul disprezzo per la maniera superficiale e sulla scomposizione genealogica della materia sonora. Laddove il genere rischiava la pietrificazione nel cliché o nella caricatura macabra, Patrick Walker ne ha prosciugato le manie teatrali, esponendo l'asfissia ontologica e la nuda, insostenibile vulnerabilità dell'anima. A vent'anni dall'imponente "Watching From A Distance" e forti della grazia introspettiva maturata nel percorso dei 40 Watt Sun, i Warning ritornano con "Rituals Of Shame": non una piatta rievocazione nostalgica, ma un raffinatissimo trattato d'alta scuola sul lutto, sulla colpa e sulla persistenza del ricordo. L'album si articola come una discesa agli inferi lunga, tremendamente pesante e maestosa. La title-track d'apertura è un monolite di tredici minuti: un riff dalla gravità dolorosa — che evoca la solennità dei Candlemass di “Epicus Doomicus Metallicus” privandola di ogni edulcorazione epica — si frantuma sotto la voce straziante di Walker. Stations distende improvvisamente il respiro; la batteria di Prestidge si muove su cadenze di un calore quasi slowcore, memore delle rarefazioni dinamiche dei Low. Con Night Comes Down la tessitura torna opaca e soffocante, recuperando la decadenza plumbea dei primi My Dying Bride ma denudandola di qualsiasi orpello gotico. Landing Lights brilla invece come una fiaccola nell'abisso: la delicatezza acustica si fa fragile filamento di memoria, sfiorando i vertici catartici di Footprints. In chiusura, Teacher aiuta chiunque a comprendere perché alcune lentezze sfibranti sembrano sfrecciare velocissime nelle nostre orecchie ricalcando e ristrutturando la definizione stessa di Doom in una struttura armonica ordinatissima di fango cristallino. “Rituals Of Shame” è un’opera che, seppur non scala le vette di “Watching From A Distance”, riesce a farci sentire da quelle parti dove lo sguardo è libero di vagare tra rovine umane, più in basso, quelle intime, più all’interno e nulla di eguale, lì intorno. Accogliamo dunque questo ritorno con trepidante gioia ed entusiasmo: l'appuntamento con la storia del doom è ufficialmente fissato per il 13 agosto al Frantic Festival di Francavilla al Mare, dove saremo tutti sotto il palco ad abbracciare dal vivo questa insostituibile, sublime oscurità.

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