Julia Holter Materia
[Uscita: 21/08/2026]
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Materia” è il settimo album in studio della straordinaria musicista Julia Holter, nativa di Milwaukee, Wisconsin. La potremmo chiamare songwriter nel senso stretto della parola ma in realtà la sua attitudine avanguardista la porta a essere inserita nella sfera delle artiste colte, che amano sperimentare, che osano anziché limitarsi al compitino, sia pur ben fatto. Ha alle spalle una bella serie di album in crescente livello qualitativo, il precedente era lo splendido “Something In The Room She Moves”. Questo nuovo lavoro possiamo considerarlo il suo disco gemello, sorta di sequel, visto che ne riprende alcune cose, sia pur riarrangiate con la solita classe. Quella che si respira in queste sette tracce è un'atmosfera sospesa, eterea, con spunti decisamente jazz, non quello tradizionale, ma che a tratti ha rimembranze delle cose belle della gloriosa scena di Canterbury. Musica cerebrale ma non ostica e cervellotica come quella del suo lavoro più ambizioso, “Aviary” del 2018. L’apertura di The Laugh Is In The Eyes è song tipica della produzione di Julia, echi assortiti e un flauto che tinteggia il pezzo, un ottimo modo per introdurre il disco al pari di My Lost One che segue, con armonie vocali appena sussurrate. La bella Fantasy ha profumi orientali, vengono in mente i vecchi Japan di David Silvian, forse per l’uso del fretless bass che fa tanto Mick Karn anche se un nome come Kate Bush è forse più azzeccato. La traccia Materia che già figurava nel disco del 2024 vede adesso due nuove versioni, Materia 2 e Materia 3, entrambe con voci celestiali, molto rallentate, sognanti. Il tutto confezionato grazie a drum machine, basso fretless e clarinetto, con la voce della Holter che si avvolge eterea insieme a quella di Jessika Kenney. Niente riempitivi qui, tutto materiale di classe. Impossibile infine non parlare della traccia più lunga, My Twin che con i suoi dieci minuti occupa in pratica un terzo del disco. Un brano ad ampio respiro, perfetto per le divagazioni avanguardistiche di Julia Holter. Ha un inizio con atmosfere liquide, in cui pare proprio di stare underwater, la voce arriva e poi scompare, ascoltiamo echi e manipolazioni elettroniche, grazie a strumenti come un carillon e a un sintetizzatore Prophet-6. Lo scenario si fa a tratti claustrofobico, la voce sembra provenire da una dimensione lontana, ci conduce lentamente al finale di una delle tracce avanguardistiche più suggestive ascoltate in questo 2026. “Materia” non è certamente il lavoro migliore di Julia Holter ma questa ha un profilo talmente alto che un disco così per lei sembra normale amministrazione. Qui invece stiamo parlando di un album al solito fascinoso ed opera ideale per chi cerca qualcosa di più audace e originale rispetto a quello che circola mediamente nell’affollato universo musicale dei nostri giorni.
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