Fermoposta → inviati dalle band
Migliora leggibilitàStampa
2 Novembre 2026 →

Adhalune Homewards, Backwards

2026 - Kono Dischi

Avere fra le mani, scoprire, immergersi nell’ascolto di un gioiello grezzo. In fondo è questo il sogno di chiunque ascolta musica e di chi ne deve scrivere e parlare, come è successo a noi di Distorsioni. Ma non è il caso di tenerci stretti i segreti. Perché Adhalune è una ragazza che merita assolutamente d’essere conosciuta e poco importa se la sua proposta è giocoforza ristretta a un pubblico limitato però attento. Ma andiamo per piccoli passi. Lei si chiama Ilaria Testa e viene da Biella, non è alla primissima esperienza perché in passato ha fatto il naturale percorso di molte sue colleghe militando in formazioni di differenti estrazioni musicali. Il  moniker Adhalune può far pensare in un primo momento a un'artista che gravita fuori dai patri confini anche in considerazione delle sonorità del suo esordio, questo splendido “Homewards, Backwards”, che suona a grandi linee come “andare verso casa tornando indietro”.    Ascoltare questo disco è qualcosa di molto simile a un'immersione nella parte più pura e incontaminata nella natura che ci circonda. Un particolare plauso all’etichetta Kono Dischi, l’album è stato registrato al nostudioRec, che ha dato fiducia alla Nostra. Questa è una label che ha un catalogo molto interessante, produce dischi da oltre 10 anni, se vi capita date un occhio alla sua pagina Bandcamp. “Homewards, Backwards” si presenta con una bellissima copertina che rende appieno il suo contenuto musicale, la foto è della stessa Ilaria, la grafica è di Xavier Claro. Testi e musica infine sono di Adhalune, che in solitaria esegue il tutto, con la sola presenza di Andrea Bertoli al piano. Ma adesso è ora d’immergerci nell’ascolto dell’album. Stiamo parlando di 9 brani, più che canzoni sono delicati acquerelli musicali di squisita fattura, come gocce di rugiada all’alba di un mattino luminoso. L’opener Outbound abbraccia questa tesi in pieno, il breve scrosciare di un fresco ruscello introduce le sei corde d’una chitarra acustica che ci introduce al viaggio d’altri otto capitoli. Che sono per lo più brevi senza che questo tolga niente alla loro purezza. Sara, Drift Song, Wintercoming sono come cristalli iridescenti che rimandano inevitabilmente a nobili cantautrici del passato, della decade dei Settanta in primis. Stiamo parlando di Bridget St. John, di Linda Perhacs e della grande Vashti Bunyan, per la forma minimale e delicata del modo di cantare e comporre. In tempi più moderni vanno bene nobili interpreti come Jessica Pratt o la stessa Tiny Vipers, anche se la bravissima folksinger di Seattle ha dalla sua pezzi a più ampio respiro. Le canzoni di Adhalune spesso terminano e si interrompano all’improvviso, evaporano come per magia, allo stesso modo di quello che accade in certi film di culto. Ci vengono in mente i primi lavori di  Wim Wenders, quelli in bianco e nero e questi vuoti e stacchi improvvisi della pellicola. Citiamo Wenders non per caso perché in una delle sue opere maestre “Alice Nelle Città”, c’è un breve cameo di Sybille Baier, misconosciuta folksinger tedesca, il cui unico  album,“Colour Green”, ha certamente ispirato la nostra Adhalune. La semi-title track Homewards è una delle vette più alte di un disco dove però tutto scorre alla perfezione, ma qui Ilaria pare essere al suo massimo espressivo. I suoni della natura ritornano in Lingerville, uno strumentale dai sapori e umori autunnali, la stessa aria che si respirava con i Werner, grande e “underrated” band nostrana di chamber folk acustico, in circolazione da una quindicina d’anni. Raindrops è la fine del viaggio, la composizione più estesa del lotto e pure una delle più ispirate, con una lunga coda strumentale che segna il termine del cammino. E una volta concluso l’ascolto di un disco così bello dispiace molto che sia terminato velocemente, sono 19 minuti totali ma poco importa quando la qualità complessiva è così alta. In questo 2026 ci viene in mente un altro disco che scorre sui soliti fini e delicati binari, è quello della messicana Dagmar Zuniga che ci ha regalato un esordio davvero bello con molte similitudini con l’opera prima della ragazza di Biella. È bello e confortante sapere che ci sono ancora in circolazione giovani interpreti che esulano dai soliti canoni compositivi ed osano proporre qualcosa di più fresco e particolare. Ma ancor di più sapere che una di questi l’abbiamo noi, si chiama Adhalune e il suo “Homewards, Backwards” è quanto di più puro e genuino ascoltato dalle nostre parti in un anno che volge ormai alla conclusione.

Voto: 8/10
Ricky Martillos

Audio

Inizio pagina