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2 Ottobre 2026 , →

Arturo Stàlteri Celestial

2026 - Saifam Group
[Uscita: 02/10/2026]

Vede la luce per i tipi della Saifam l’ennesimo tassello discografico di Arturo Stàlteri, “Celestial”. Ci siamo occupati copiosamente in Distorsioni dell’opera del raffinato ed eclettico artista romano, pianista e compositore di livello europeo. Allievo del grande Aldo Ciccolini, alfiere del progressive italiano nella metà degli anni ‘70 con i Pierrot Lunaire, e poi attento e originale autore di album solistici oscillanti tra diversi stilemi sonori, dal minimalismo al classicismo, dal progressive allo sperimentalismo. Dischi quali “Circles”, personalissime cover di brani del leggendario Philip Glass, o “CoolAugustMoon”, reinterpretazione di brani del grande Brian Eno, colto nel periodo di pop sperimentale degli anni ‘70, o ancora “Flowers”. 1 e 2, “Rings. Il Decimo Anello”, sul tema de “Il Signore Degli Anelli”, “In Sete Altere”, rivisitazione di segmenti di Franco Battiato, “Dodecagon”, fortemente voluto dalla stessa etichetta discografica di Philip Glass, solo per citarne alcuni, oltre ad altri dischi di proprie composizioni, rappresentano autentiche pietre miliari nella storia recente della musica italiana ai suoi più alti gradi. A distanza di due anni dall’ottimo “The Snow Is Dancing”, quest’ultimo album, summa di brani strumentali, si annuncia già come un una cascata di suoni aerei, che fanno eco al titolo, programmatico e concettuale, tessuti nell’etere e come attraversati da trame di color azzurro chiaro, già dall’incipit, Blue Sky Over The Shire, in cui l’estro pianistico di Arturo trova abbrivio e compimento, mentre a una rimarchevole dimensione poetica assurge la linea melodica di Blue Thoughts, traccia quieta e meditativa dal sinuoso andamento. Ritmi più sostenuti appaiono in Il Bar Celestiale. Il movimento plastico e lo splendore timbrico di The Winter Blue Sea, evocano immagini di un’enorme distesa equorea, increspata appena da minuscole onde su cui si riflette come in uno specchio interiore l’azzurro più intenso, forse, a parere di chi scrive, l’episodio più pregnante del disco. Da Celestial Vault riaffiora la purezza classica del tocco pianistico di Stàlteri, in un crescendo di sensazioni poetiche, mentre in Azzurro l’anima minimalistica prende il sopravvento, sulla scia di Glass e Terry Riley, soprattutto nella seconda parte, facendo emergere il lato sperimentale del pianista romano. The Celestial Birds Of Shangri-La, attinge ad atmosfere orientali, tanto care all’artista, La Fille Au Yeaux Bleus De Rēve, un classico della canzone d’autore francese reinterpretata per piano, prelude alla Fantasia Su Un Tema di Franz Schubert con la quale Stàlteri ritorna alla sua prediletta musica classica, mentre un’atmosfera più sommossa avvolge Saint-Tropez Côte D’Azur V2B. Il suggello finale è affidato alla dimensione metafisica di Celestial Awakening, un risveglio nell’azzurro tenue del mattino, dimostrazione che un colore può rappresentare, in virtuosa sinestesia, la dimensione dell’anima.

Voto: 8/10
Rocco Sapuppo (Direttore Editoriale)

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