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26 Settembre 2026 , →

Peter Hammill Tears In Time

2026 - Esoteric Antenna
[Uscita: 25/09/2026]

Su Peter Joseph Andrew Hammill si potrebbero versare fiumi di inchiostro senza riuscire a coglierne interamente l’essenza. Geniale leader dei leggendari Van Der Graaf Generator, alfieri del rock progressive più sperimentale (capolavori come “Least We Can Do Is Wave To Each Other” o “Pawn Hearts” rimarranno nella storia della musica contemporanea), e autore di una quarantina di album tra studio e live, dai primi anni ‘70 ad oggi, sempre contrassegnati dallo stigma del fuoriclasse, sebbene alcuni tentativi di sonorità sperimentali non sempre abbiano sortito esiti formidabili, a distanza di ben cinque anni dal pur ottimo “In Translation”, ci regala l’ennesima perla della sua sterminata discografia, “Tears In Time”. Undici frammenti di pura e cristallina canzone d’autore, composti dal 1991 al 2026 nel suo studio di Bath, Terra Incognita, e mai pubblicati a tutt’oggi, brani in bilico tra la mera ballata melanconica tipicamente hammilliana e autentiche frustate di potente rock progressive, l’album si connota per una freschezza compositiva rimarchevole e, nonostante i diversi periodi in cui i brani sono stati composti, per un’armonia e un’unità concettuale sorprendenti per l’aedo inglese. A partire dall’inaugurale For A Rainy Day, ballata crepuscolare in cui la voce di Peter domina sovrana sotto lo sfondo degli archi, e proseguendo per la splendida The Wheels che pare recuperare come d’incanto le auguste sonorità dei Van Der Graaf, dove la leggendaria voce di Hammill s’intreccia con il suono della chitarra distorta, a creare atmosfere di un inquietante richiamo all’oscurità più impenetrabile. Heavy Weather ricalca l’impostazione degli ultimi lavori solistici di Hammill, sonorità frammentate e nervose linee armoniche, mentre Angle Of The Curve e So Much Water attingono al repertorio del Peter Hammill più poetico, con un battito sincopato che riconduce ad atmosfere vesperali e sfumate. Tabula Rasa, recupera soluzioni di classico songwriting inframmezzato da suoni ai limiti dell’ambient. Oh, The End è una ballata folk di rara intensità lirica, mentre con Red Flags (In The Sunset) torna a ruggire l’anima rock di Hammill, graffianti riff di chitarra, voce sopra le righe con accenti caustici e rabbiosi. L’argentina linea sonora di You’ll Never Know ci riporta all’Hammill più sognante, chitarra arpeggiata e voce in modalità crepuscolare, subito sovrastata dall’architettura gotico-sperimentale di Half Of It, mentre le note soffuse del piano e la voce sontuosa di Peter in And When He Ran portano all’epilogo un album di preziosa fattura. Il cielo ci conservi a lungo questo autentico fuoriclasse.

Voto: 8/10
Rocco Sapuppo (Direttore Editoriale)

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