Afghan Whigs Soft Control
[Uscita: 21/08/2026]
Greg Dulli, anima e leader degli Afghan Whigs, sembra aver diviso in due tempi la sua permanenza sotto i riflettori: nella prima parte ha impersonato, a volte in modo esagerato, scegliendo completi giacca-pantalone e camicia di satin (in piena epopea grunge), lo stereotipo della rockstar con il machismo introiettato. La seconda parte è stata dedicata al progressivo smantellamento di quel ruolo. Sempre in bilico tra performance e autocritica, in pochi hanno raccontato con onestà e autoironia la propria educazione sentimentale come ha fatto Dulli. Il suo è un cambiamento che va da figura leader di una band che sembrava voler impersonare ai limiti la triade sex, drugs & r'n'r, alla consapevolezza di essere prima di tutto un musicista e un songwriter a pieno titolo. “Soft Control”, decimo album in studio per la band di Cincinnati, tira le fila di tutto questo processo, rifacendosi ad una frase di David Bowie: “Invecchiare è un processo straordinario in cui diventi la persona che avresti sempre dovuto essere." Greg Dulli ammette di essere stato un giovane arrabbiato, ma di aver trovato attraverso il processo artistico (non solo la musica, ma anche la fotografia) una pacificazione, soprattutto con sé stesso. Dieci sono le tracce selezionate da un corpus di ventidue, a testimoniare la volontà di consegnare un lavoro compatto a livello sonoro, e curato negli arrangiamenti. In tracce come House Of I, Jungle Roux, 77 che riprendono i riff più fisici e soul, "Soft Control" suona come un felice incontro tra due classici della band, il non-del-tutto-compreso “Black Love” e il totalmente frainteso “1965”. Ritroviamo anche le percussioni, gli archi e i fiati che hanno caratterizzato l’alternative rock degli Afghan Whigs come uno dei più generosi a livello sonoro. La nuova direzione più pacificata si percepisce più direttamente in Duvateen (“fortunatamente sto diventando chi sento di essere, non ho nulla da negare, verranno da me con le prove”). Afferma Dulli: “Duvateen è la guida spirituale del disco, uno dei miei migliori brani in assoluto”. È infatti un classico istantaneo della band. Si appaia come umore più rilassato a brani come Loose Talk o Mariah Luster. A metà disco, la ballad al piano The Deepest Part Of The Darkest Shadow rinvigorisce il repertorio delle ballad cinematiche della band. Dulli si dimostra un songwriter aperto a qualsiasi stimolo esterno e rimandi pop, soprattutto con My Lover: un brano direttamente influenzato da A Girl Like You di Edwyn Collins, che a detta sempre di Dulli, sarebbe un brano di Bowie che Bowie non ha mai scritto. A Simulation ci porta alla conclusione della storia, dove l’emotività e lo stato contemplativo che caratterizzando l’intero lavoro vengono enfatizzati dalla batteria che assomiglia un battito cardiaco, dalla chitarra pedal steel e dall’arrangiamento di archi. Gli Afghan Whigs consegnano un album compatto senza volontà di accontentare a tutti i costi la fanbase, che ci dona tutte le sfaccettature e le idiosincrasie di una band che si può ormai definire di culto.

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