The Rolling Stones Foreign Tongues
[Uscita: 10/07/2026]
Difficile recensire un nuovo disco dei Rolling Stones nel 2026, senza il timore di cadere nella retorica revivalistica o in una sorta di empito di profanazione iconoclastica verso degli idoli assoluti. L’approccio migliore, spogliandosi di codeste sovrastrutture mentali, allora, è concentrarsi sul disco, senza meno e senza troppi fronzoli. “Foreign Tongues”, album da studio numero 25 dei santoni albionici, ci racconta di una band di gloriosi ottuagenari che sanno ancora fare rock'n'roll come pochi al mondo. Sulla scia dell’ottimo “Hackney Diamonds” del 2023, gli Stones ci regalano un altro esempio virtuoso di connubio ad alti livelli di rock e blues, e la solita schiera di ospiti eccellenti, magari mimetizzati qua e là nella track-list, in sordina vorremmo dire, quali tra gli altri Paul McCartney, Robert Smith, Steve Winwood, Chad Smith e lo stesso Andrew Watt, svestiti una tantum i panni di produttore dell’album. Sul proscenio, però, a recitare la parte di protagonisti assoluti, sempre loro, dal lontano 1964, sulla cresta rock-blues dell’onda. Quattordici tracce di pura adrenalina, a partire dall’inaugurale Rough And Twisted, in cui domina la voce ‘evergreen’ del grande Mick Jagger, contrappuntata dall’intreccio delle chitarre, modulate in chiave british-blues del duo Richards-Wood, a tessere un brano dal rimarchevole tasso energetico. Classico suono di casa Stones, la successiva In The Stars, graffiante e morbida al contempo, mentre al repertorio meno abrasivo della band appartiene il tessuto sonoro di Jealous Lover. Rock-blues di notevole impatto, sporco e urticante, promana da Mr. Charm, energia pura. Stesso mood per traccia successiva, Divine Intervention, puro stile Stones, chitarre lanciate in folle corsa verso la voce graffiante di Mick. A una dimensione classicamente e prettamente blues attinge invece la linea melodica di Ringing Hollow, con le tastiere in sottofondo a far da basso continuo per un brano dall’ispirazione sognante, con tanto di ‘solo’ di chitarra di assoluto pregio. Rock‘n’roll di matrice classica è rappresentato da Never Wanna Lose You, con tanto di cori che forse ne attenuano la portata più selvaggia, in qualche modo abbassandone il livello. Ed eccoci al doveroso tributo al leggendario Charlie Watts, con Hit Me In The Head, brano registrato prima della morte dello storico batterista, pura esplosione di rock duro e polveroso, con un intarsio di sapiente armonica. Una sentita cover di un brano dell’indimenticata Amy Winehouse, You Know I’m No Good, prima di cedere la scena a un brano di dimensione più soffice come Some Of Us, con, stavolta, la voce di Keith Richards alquanto ispirata. Altra traccia dal morbido approccio melodico, Covered In You, con la voce di Jagger in grande spolvero e l’armonica a impreziosire l’ordito sonoro. Si torna a ritmi più sostenuti con la gradevole e orecchiabile Side Effects, mentre recupera la veste di classica ballad alla Stones Back In Your Life, con Mick che spadroneggia incontrastato da par suo e la chitarra di Ronnie Wood che si lancia in un mirabile e virtuosistico ‘solo’. A suggello finale, il puro blues acustico di Beautiful Delilah, sulle orme del grande Chuck Berry. Lunga vita agli Stones.

Video →
Commenti →