Kurt Vile Philadelphia’s Been Good To Me
[Uscita: 29/05/2026]
Kurt Vile arriva al suo decimo album con una consapevolezza che consolida e unisce le sue origini, il suo percorso e la sua cifra stilistica. Una consapevolezza che arriva dall'abitudine di creare con lentezza, e con l'autoproduzione come parte del processo di creazione. È lo stesso artista che forse sintetizza al meglio questo importante traguardo discografico: “L'ho tratto come mio ultimo disco. Ci ho messo tutto dentro. È il mio disco migliore a livello vocale e a livello di chitarre elettriche. È il mio disco più organico. Realizzato da comfort della mia zona”. Un disco prodotto per larga parte del proprio studio casalingo, soprattutto di notte, dal 2023 al 2026. Ma non si tratta di un disco solitario, al contrario, coinvolge vari musicisti e collaboratori, come i membri di The Violators, la band che lo accompagna live. Si tratta anche il primo disco senza il collaboratore storico, Rob Laasko, mancato prematuramente nel 2023. La track-list proposta non si discosta dagli stilemi a cui Kurt Vile ci ha abituato nel corso della sua carriera: loop di chitarra, atmosfere vintage e sospese nel tempo e rimandi al rock classico, in primis Neil Young, ma anche la nonchalance alla Lou Reed. Vile ha la capacità di creare ritornelli contagiosi, pop ma con un retrogusto profondamente indie. Il brano più rappresentativo è il primo singolo estratto dal disco Chance To Bleed e accompagnato da un video che racconta l’atmosfera delle notti lo-fi, DIY, rock ’n' roll, sia quelle di un tempo, sia quelle di ora. In questo processo retrospettivo è facile pensare al passato, agli amici che non ci sono più e farsi prendere da una certa nostalgia. Ma come canta nel brano Holiday OKV (OKV è il nome dello studio casalingo), l’atto stesso di comporre ci porta a vivere il tempo presente, e apprezzare di essere vivi. Il tipico stile mantrico di alcuni suoi brani viene cristallizzato in 99th Song. Fa riferimento alla traccia numero 99 sulla memoria del suo looper. Il dispositivo ha raggiunto il massimo della capacità di memoria. Qualcosa andrà quindi cancellato, e fare spazio a nuovi giri e nuove idee, e Kurt Vile sembra voler spostare in più in là nel tempo questa opzione, protraendo la traccia per dieci minuti. Come evidente dal titolo, Philadelphia, la città natale del cantautore ha un ruolo centrale nell’ispirazione alla base dell’album. Nel brano Philly’s Been Good To Me, Kurt Vile sembra portarci in un tour privato e intimo della città. Come chi vive per lungo tempo nello stesso luogo, si sofferma su caratteristiche che si odiano e si amano allo stesso tempo. Così ci racconta del fiume Schuylkill: anche se con una pronuncia complicata, e anche se drammaticamente inquinato, è il fiume della città e quindi non ne parlerà male. Questa lettera d’amore a Philadelphia è il suo “riportando tutto a casa”, un modo per celebrare un percorso artistico iniziato venticinque anni fa, quando lavorava ancora come mulettista alla Philadelphia Brewing Co. ed ebbe il suo primo contratto discografico. Kurt Vile non aspira ad essere un divo cosmopolita del rock. In questo decimo disco in studio si rivela amante di una certa stabilità e sembra fiero di aver trovato il suo equilibrio tra famiglia e il suo ruolo di rockstar “in sordina”, come l’ha definito il New York Times. Philadelphia si è dimostrata benevola con lui, e quindi non ha motivo di aspirare ad essere diverso.

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