Throwing Muses Moonlight Concessions
C’è una particolarità quando si inizia ad ascoltare un disco di canzoni di Kristin Hersh. In un’epoca in cui il gusto musicale può essere ampiamente manipolato, in cui ci troviamo a valutare se il gruppo X o l’artista Y sia degno dell’hype che riceve, in cui mettiamo continuamente in discussione i nostri parametri di gusto e conoscenza musicale, iniziare ad ascoltare un disco come “Moonlight Concessions” suona come essere a casa. Non ci sono spiegazioni da dare, non è necessario autopsicanalizzarsi come ascoltatori, perché la musica non chiede nulla alla nostra attenzione, se non aderire alla sua rotta. In questo undicesimo album sotto la sigla Throwing Muses sembra prevalere l’intento di descrivere nei particolari certi momenti quotidiani, per poi di sublimarli, soffiarli via. Come suggerisce il titolo, l’atmosfera è notturna. Ci sono i suoni profondi del basso e della chitarra semiacustica, amplificati e sostenuti dal violoncello del polistrumentista Pete Harvey. Ci sono le percussioni, ma misurate e solo necessarie quanto basta a far respirare i brani sopra tutto. Kristin Hersh è fieramente anti-establishment (avendo subito la discriminazione sessista e gli effetti nefasti del music business all’inizio della propria carriera) ed è sostenitrice dell’idea del ritorno ad un tipo di canzone che riesca ad esistere a prescindere dai personalismi dell’esecutore (a questa idea ha dedicato il volumetto “The Future Of Songwriting”, Melville House, 2024). “Moonlight Concessions” è un viaggio che sembra iniziare all’imbrunire da New Orleans, città in cui vive l’autrice, dove, nelle sue parole, le stelle assumono un alone verde-bluastro, alle spiagge della California meridionale, dove le stelle hanno un bagliore bianco. Visioni quotidiane tradotte in una scrittura evocativa, come nell’apertura Summer Of Love e South Coast (forse un accenno ad una storia, che non sappiamo se è in divenire oppure già finita), per virare verso suggestioni poetiche ed esistenziali in Albatross. Drugstore Drastic ricorda un flusso di coscienza psichedelico figlio della poesia beat. La notte finisce e termina il viaggio con la title-track Moonlight Concessions, dove il sole troppo forte illumina spietato oggetti e persone, e ci invoglia a tornare alle suggestioni del buio. Le Muse ritornano al loro stato più visionario, e come nella migliore tradizione mitologica, le invochiamo per restare un po’ più a nostro agio con la realtà.

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