Pier Adduce & TreSette I Funamboli
Terzo album solista di Pier Adduce, già voce dei Guignol, che si fa accompagnare dai TreSette, ensemble variabile secondo l’occasione e qui composto da Giovanni Calella (chitarra e basso), Maurizio Boris Maiorano (percussioni, synth, organo), Fabrizio Carriero (batteria), Antonio Marinelli (chitarra elettrica), Guido Andreani (Percussioni, basso, programmazioni, organi). Otto brani per 25 minuti che hanno il pregio dell’incisività e della capacità di saper creare otto canzoni-racconto che ci danno una rappresentazione dell’oggi e delle sue storture, ritratti di personaggi marginali o fin troppo presenti e potenti malgrado la loro narcisistica pochezza. Emblematica in questo senso è Tragico Buffone, ritratto di un bullo gonfio d’aria nei cui versi non è difficile vedere i tratti narcisisti e violenti di Trump, il brano è un blues sgangherato alla Tom Waits e dal finale psichedelico. Il disco si apre con l’amara malinconia di Smanie E Vezzi Di Un Narciso Al Potere, che ci offre una serie di immagini della declinante civiltà contemporanea in un rock-blues da cabaret, mentre l’atmosfera si fa calda e sensuale nella cinematografica Danza Delle Autoreggenti, quasi un omaggio al poliziottesco italiano. La ritmata ed elettrica Elogio Ed Elegia Dell’Inutile scava nella complicata psiche del protagonista («con il flacone delle gioie e dell’oblio»),mentre La Stagione Del Sangue è un canto doloroso e rabbioso contro l’efferatezza delle guerre di oggi, l’atmosfera della canzone è irrequieta, una psichedelia oscura da bad trip. Il tempo dell’attesa fra paura e speranza è protagonista di Irrequieto, metafora dello stato di incertezza e insicurezza dell’oggi, non a caso il video cita il “Deserto Dei Tartari”. Il Cielo Di Lola ci consente di parlare dell’ottima qualità degli arrangiamenti per la straordinaria sinergia fra i vari strumenti che creano quell’atmosfera sospesa, enigmatica che accompagna il testo. La forza evocativa dell’armonica apre e chiude Gli Occhi Degli Agnelli, ultima canzone di un album che ci fa sentire come funamboli, sospesi nel vuoto sorvoliamo un mondo che non solo non ci dà sicurezza, ma ci soffoca fra giustificate paure, si pensi alla guerra, e il potere in mano a tragici buffoni. A raccontare tutto questo la voce di Adduce, in grado di esprimere secondo le occasioni sia vicinanza e calore umano sia un tono di amara disillusione, che fra canto e spoken words affronta testi affascinanti proprio perché a volte criptici.
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