ItalRock – 10
Secondo album per i padovani Citrus Citrus che si confermano come una delle migliori realtà psichedeliche di oggi, con questo "In The Belly Of The Eternal Draw", otto tracce costruite dai cinque musicisti partendo da un’idea che poi viene sviluppata in studio e in cui l’improvvisazione svolge un ruolo decisivo. «Volevamo creare uno spazio dove l'immaginazione possa respirare, dove la finzione non sia falsa, ma necessaria. È così che resistiamo all'illusione di un'unica realtà definitiva.». Ed in effetti l’ascolto del disco è proprio un viaggio senza una direzione prefissata che ci chiede di abbandonarci alle varie suggestioni che la musica ci ispira. Il disco è un ricchissimo caleidoscopio che spazia dal krautrock al funk, dalle musiche orientali, importanti nell’economia della band l’uso di strumenti come sitar, duduk, saz, all’electro wave. Una visione moderna della psichedelia che li accomuna a band come Khruangbin, Kikagaku Moyo, Altin Gün. Eternal Draw, Irace del Capo, Sushi Sushi, con un finale chitarristico entusiasmante, e la conclusiva Asterione a nostro giudizio le tracce migliori di un disco che però non ha cali di qualità. Notevole.
(Ignazio Gulotta) Voto 8
Irrompe come un salvifico pugno nello stomaco della realtà odierna («questo paese è un fallimento») l’esordio di Nodo Prusik, aka Elias Goddi, pubblicato per La Chute Dischi. Un disco nichilista che gronda rabbia partendo dalla propria condizione esistenziale e volgendo lo sguardo ai vari aspetti dell’alienante vita sociale e culturale del nostro paese. Come dice il titolo scelto “Transeunte” l’uomo oggi si affida a ciò che passa, che è effimero e tralascia quello che potrebbe salvarlo e il fallimento è la prospettiva inevitabile. Nei nove brani si affronta il consumismo, la ricerca del successo, i guasti del turismo, il seguire i cliché della propaganda, emerge una visione pessimista dell’esistenza soprattutto nei brani più arrabbiati come Nessuno Sopravvive Alla Vita, Coglione, Il Punto Di Vista Di Dio, solo il brano conclusivo Quattro Haiku, una ballata acustica che stempera la tensione, apre uno spiraglio di speranza. Goddi suona tutti gli strumenti e l’elettronica che svolge un ruolo importante negli arrangiamenti, mentre alla batteria c’è Alvaro Buzzegoli.
(Ignazio Gulotta) Voto 7
L’Abruzzo si conferma terra di vivace sperimentazione musicale, come conferma il duo elettronico pescarese Misteriseparli composto da Giuseppe Palmieri e Andrea Sesti che esce per Vina Records con la loro ultima fatica significativamente intitolata “Mondo Exotico”. Sei brani mediamente lunghi per un disco dalle sonorità varie e dalle atmosfere fondamentalmente rilassate e ipnotiche come la prima traccia Big Tail dalle ritmiche incisive e da influenza blues e jazz, Off To Nowhere ha un ritmo ossessivo e ballabilità alla Planet Funk, con Kaboobie ci inoltriamo in territori orientaleggianti grazie alla suggestiva chitarra, le percussioni e le maracas aprono Flash Gordo e man mano che entrano chitarre, basso, synth e voci il brano si riscalda in un funk acido e divertente, segue la disco anni ‘80 di Brujeria e a chiudere i quasi 9 minuti di Noioso dalle atmosfere meditative e malinconiche evocative di notti solitarie e dalle venature romantiche.
(Ignazio Gulotta) Voto 7
È in corso una interessante riscoperta del dialetto soprattutto da parte di giovani cantautrici che ne valorizzano il forte impatto lessicale ed emotivo proprio in un momento in cui la lingua nazionale soffre di un impoverimento lessicale e dell’invasione di termini stranieri. Vòula proprio di questo tema tratta. La Raggi qui si esprime nel dialetto di Sant’Arcangelo di Romagna e lo fa con i testi composti insieme alla poetessa Annalisa Teodorani che ospite con la sua voce e le sue poesie. «Queste canzoni sono un regalo che mi sono fatta insieme ad Annalisa Teodorani, sono la possibilità di guardarmi dentro con occhi nuovi e di darmi nuove possibilità. "Zénta" mi connette intimamente a mio padre, alla storia della mia famiglia ». Zénta significa gente, quella che popola il vivido affresco composto da Chiara Raggi nel suo viaggio verso le proprie radici. Viaggio che ha scelto di compiere confrontandosi con vari altri musicisti che hanno contribuito ad arrangiamenti che solo superficialmente potremmo definire folk avvalendosi invece di una strumentazione in cui elettronica e strumentazione tradizionali interagiscono efficacemente.
(Ignazio Gulotta) Voto 7
Generalmente ci occupiamo in questa sede solo di nuove uscite, ma facciamo un’eccezione per il ritorno sugli scaffali del terzo disco dei bolognesi Cut, nato in un momento di transizione dovuto all’improvviso abbandono della cantante Elena Skoko. “Bare Bones” ebbe scarsa circolazione per problemi editoriali ed è da tempo irreperibile, pertanto risulta quanto mai opportuna la ristampa in vinile, e questa è una prima volta, a cura di Area Pirata Records e il modo migliore per celebrare i 30 anni di attività della band e il loro ritorno sulle scene con un tour in Italia e GB. Il disco segna anche la definitiva formazione a tre dei Cut (Ferruccio Quercetti e Carlo Masu chitarre e voce e Francesco Bolognini alla batteria, ora sostituito da Tony Booza), mentre la cantante Cristina Negrini interviene in quei brani che erano stati scritti per le due voci. L’album riesce a riprodurre le atmosfere torride dei live, le due chitarre disegnano scie brucianti, la batteria crea un groove ruvido e sanguigno, un sentire fra rabbia e ansia tracima dalla musica e dal cantare urlaso. Il blues urbano, sporco e cattivo alla Jon Spencer è la principale fonte di ispirazione, ma non sfuggiranno influenze hardcore alla Fugazi.
(Ignazio Gulotta) Voto 7.5
Dietro il nome J.D. Woodbine c’è il musicista pugliese Daniele Sabatelli che esordisce con un disco la cui fonte principale è il blues e il suono di New Orleans riletto con spirito personale per dare sfogo alle proprie inquietudini: "Whicch Witchh" nasce da un bisogno urgente: esplorare le parti più nascoste di sé. Non per confessarle, ma per conoscerle davvero”, dichiara l’autore. Coadiuvato da un’ottima band che nelle nove canzoni declinano la loro passione per la musica d’Oltreoceano declinata verso il lato più gotico, oscuro, inquieto. L’album si apre con una bizzarra e personale cover di Black Magic Woman che subito ci conquista, così come la ballata oscura Mirror Mirror un po’ Calexico e un po’ Lanegan, grande fascino emanano i plumbei echi di Nick Cave in Funeral Pyre, con Snake Eyes piombiamo al seguito di una banda nelle strade di New Orleans, notevole l’arrangiamento con i fiati in evidenza, la scura title-track rimanda a Tom Waits, chiudono la malinconica Old Friend e il rock liberatorio di Shake. Un album che crea interessanti connessioni fra la soleggiata Puglia e il West raccontandoci storie di losers in un’atmosfera scura e malinconica. “Whicch Witchh” esce per Trulletto Records.
(Ignazio Gulotta) Voto 7.5
Nel disco del power trio umbro formato da Francesco Bellucci voce e chitarra Marco Zitoli basso e Andrea Spigarelli batteria troverete ciò che nome della band (Fottuta Band) e titolo ("Rock'n'Roll") promettono: un rabbioso rock ispirato dal blues più sporco e cattivo e dallo stoner di band come QOTSA e Kyuss. Il suono sembra davvero promanare da un profondo senso di rabbia e insoddisfazione verso l’alienante realtà contemporanea, i testi diretti e tutti in italiano colpiscono con immagini di disgregazione (Sangue), disincantato pessimismo (Poke), la musica come unica possibile salvezza (Rock’n’Roll), inquietudini esistenziali (Algoritmo). La sezione ritmica produce un groove potente e graffiante e la chitarra fra riff impetuosi e distorsioni disegna rabbia e furore, ma anche malinconia nei momenti più distesi e melodici. Il disco, davvero un fottuto e maledetto rock’n’roll, registrato tutto in analogico è stato prodotto da Roberto Villa ed esce per L’Amore Mio Non Muore.
(Ignazio Gulotta) Voto 7
Secondo lavoro per il quartetto romagnolo Drogo composto da Antonio Pizzarelli ai sax, Fabio Landi tastiere e piano, Luca Pasotti basso e Stefano Passaretti batteria, il disco esce per Brutture Moderne. Un disco di jazz che esce sotto le icone di Frank Zappa, Julian Assange, Rosa Parks e Tiziano Terzani, in foto nella bella copertina opera di Alessio Caruso. Altro nome è certamente quello di Joe Zawinul a cui è dedicato un brano e non a caso la fusion dei Weather Report è fra le diverse influenze del disco quella che salta subito in mente. Mentre il titolo, "Smart Horror Show", rimanda al celebre “Rocky Horror Picture Show”, qui riferendosi al modo banale ed edulcorato con cui i media (dis)informano, e al nome del protagonista de “Il Deserto Dei Tartari”. Tutta una serie di indizi che ci aiutano a leggere meglio una musica che è completamente strumentale. Punto di forza del disco è la capacità di creare un groove vivace, particolarmente coinvolgente nel funk di Jefferson ispirato alle colonne sonore delle serie anni ‘70, che supporta efficacemente il dialogo fra piano elettrico e sax. Segnaleremmo fra i brani anche l’omaggio a Zawinul, l’irrequieta e a tratti malinconica Julian Assange, l’acid jazz di Hypnosis che esalta la qualità della registrazione in presa diretta e dell’improvvisazione. Un disco di jazz che piacerà anche ai non esperti del genere. (
(Ignazio Gulotta) Voto 7.5

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