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23 Marzo 2026

Stefano Meli HOASCA

2026 - Viceversa Records/Audioglobe
[Uscita: 04/03/2026]

Per la vita che abbiamo tra le mani non esistono meriti, accade e basta. È facile raccontare storie di risalite da un passato paludoso, più difficile è invece mettere le mani dentro il collasso di destini senza via d’uscita e guardarci dentro come uno specchio deformato. Perché è sempre complicato raccogliere tutta la dignità che si nasconde in esistenze che si sono mosse sul crinale dell’apocalisse sin dalla loro origine e restituire la poesia dei loro feroci schianti. Stefano Meli scrive da sempre storie che parlano di una terra bruciata dal sole, desertica nelle prospettive di rinascita ma anche traboccante di energie vitali. Ma nella musica di Meli non esistono strade che non conducano verso una redenzione. “HOASCA” è l’undicesimo album di un artista che ha interiorizzato un uso personale della chitarra come strumento espressivo totalizzante, canalizzato in una visione che si radica nel blues alla ricerca di armonie cosmiche, circolari nella loro struttura di calibrata reiterazione. In queste nuove nove tracce si perfeziona un’interpretazione che punta all’essenziale di un suono scarno ma con uno spessore di elevata intensità emotiva: solo chitarra e poche modulazioni applicate ad accordature aperte che diventano linguaggio onomatopeico di immagini oniriche. Si avverte una religiosità costante, qualcosa di oscuro ed avvolgente a cui abbandonarsi, una sorta di forza sovrannaturale invocata per ottenere la liberazione dal male. Non si tratta di un dio pagano, piuttosto di una sorta di responsabilità universale che ci lega agli altri in una fratellanza inconsapevole. Da un lato lo stesso titolo dell'album suggerisce una connessione tra il mondo sensibile e quello trascendente (l'Ayahuasca è una infusione utilizzata nei riti sciamanici dalle tribù amazzoniche per i suoi effetti psicotropi), dall'altro diventa metafora concettuale per descrivere la perdita di empatia con il mondo e le sue sofferenze. In questo senso si può parlare di world music cinematica, come l'opener Intro con il suo incedere ipnotico, il successivo Hoasca con la voce ieratica di Pietro De Cristofaro e Fulvio Di Nocera al basso, oppure ancora le pieghe noir di Whisper con la chitarra di Buck Curran a scarificare l'arpeggio in delay. Notevoli poi le sospensioni immersive di Unknown con Carlo Natoli all'elettronica e Ugo Rosso alla batteria e di Mind con Enzo Velotto alle percussioni e Michele Musarra al basso. Da segnalare Efesto con il cantato di Alfio Antico, la lapsteel di Cesare Basile e Amedeo Ronga al contrabbasso. "HOASCA" è un disco di grandissima suggestione, da considerare al pari della letteratura di frontiera che scrive di transizioni epocali, di popoli alla deriva ma anche di grandi rinascite.

Voto: 8/10
Giuseppe Rapisarda

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