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11 Aprile 2026 , ,

Richard Barbieri Hauntings

2026 - Kscope
[Uscita: 10/04/2026]

Dall’androgino glam e l’elegante wave degli esordi con i Japan alle elucubrazioni progressive dei Porcupine Tree, passando per sperimentali collaborazioni di estrazione ambient, electro ed art-rock. Tutto ciò al fianco di artisti come David Sylvian, Steven Wilson, Tim Bowness, Steve Hogarth e Gavin Harrison (giusto per fare qualche nome altisonante). È semplicistico, seppur persuasivo, condensare in questi significativi dettagli lo straordinario ‘mezzo secolo’ di onorata attività raggiunto da Richard Barbieri. Visionaria anima sinfonica, ‘deus ex machina’ del synth, il sessantottenne tastierista londinese ha rappresentato senza ombra di dubbio un imprescindibile punto riferimento per l’embrionale corrente elettronica di inizi ottanta così come per la rinnovata generazione prog-rock del nuovo millennio. Esattamente a sei anni di distanza dal rilascio di “Under A Spell” Barbieri ricompare in questi giorni sulla scena discografica con un inedito lavoro solistico nel quale torna a penetrare assorti e brumosi universi strumentali, a lui profondamente cari. Coadiuvato, tra gli altri, da Morgan Agren (batteria e percussioni), Percy Jones (basso) e dal trombettista Luca Calabrese, in Hauntings l’ex Japan immortala suggestive istantanee crepuscolari che, seppur impregnate da nostalgici déjà vu, appaiono imprigionate in contesti temporali non definiti. Un incedere inquietantemente incerto tra ombre del passato e proiezioni di plausibile futuro nel quale l’ascoltatore di turno non mancherà di scorgere richiami significativi al considerevole background di Richard all’interno del quali sono annoverabili le produzioni a firma JBK (con la complicità di Jansen e del compianto Mick Karn) il canto del cigno del combo Japan (Tin Drum ed in seguito Rain Tree Crow) e la collaborazione alle mirabili introspezioni sciamane di Sylvian. Tra le pieghe della track-list di Hauntings” brillano di luce propria passaggi quali l’opener Snakes And Ladders, Last Post (con l’indispensabile ausilio di Calabrese), A New Simulation e le diafane impressioni di Victorian Wrait e “Reveille”, ed appare quanto mai evidente come il musicista albionico riesca per l’occasione ad agire all’interno di una consolidata ‘confort zone’ dove eloquentemente si palesano intensificati gli stimoli creativi e l’ammirevole resa esecutiva. Il risultato è un album di pregiata fattura, di certo gradimento per gli estimatori della prima ora. Barbieri conferma la sua invidiabile inossidabilità al mutare delle stagioni. In fondo sono trascorsi solamente quarantotto anni da quell’aprile del ’78, mese nel quale Sylvian, Karn, Dean, Jansen e ovviamente Barbieri diedero corpo alle loro “Adolescent Sex”.

Voto: 7.5/10
Alessandro Freschi

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