Lucy Kruger & The Lost Boys Pale Bloom
[Uscita: 13/02/2026]
Lucy Kruger & The Lost Boys, qui al loro settimo lavoro, sono una band di stanza a Berlino dove la loro frontwoman Lucy Kruger, sudafricana di nascita, vive dal 2018. Accanto alla leader al canto e chitarra ci sono la chitarra di Liù Montes, gli archi di Jean-Luoise Parker, la batteria di Gidon Carmel e il basso di Reuben Kemp. I testi, vere e proprie poesie ricche di immagini e metafore di grande suggestione, sono tutti della Kruger e rappresentano il tentativo di scavare e comprendere le proprie inquietudini, paure, desideri, contraddizioni, evocando soprattutto l’infanzia e i momenti decisivi della sua crescita. Come ha dichiarato in un’intervista: «C'è un profondo desiderio di sicurezza nel passato, così come il desiderio di scrollarsi di dosso la vecchia storia e diventare qualcosa di completamente nuovo, il che è, ovviamente, impossibile.». “Pale Bloom” è un disco denso di oscurità, gotico, la sua atmosfera è inquietante, piena di dubbi, i ricordi non sono idilliaci, ma tormentati, anche il ricorso frequente a immagini e metafore legate alla botanica piuttosto che la grazia gioiosa della primavera evoca dolore, desolazione, le fioriture sono pallide, come recita il titolo: «Il mio giardino è anemico, i miei petali sono pressati in file. Li ho etichettati per dare loro un significato. Una ragazza, una rosa, un capro espiatorio» recitano alcuni versi di Bloom. Così come i frequenti riferimenti religiosi e in particolare biblici ci rimandano a una visione dominata dall’angoscia del peccato e del senso di colpa. Musicalmente siamo dalle parti del Nick Cave più tormentato e dei Velvet Underground più scuri e ipnotici, ma anche la P.J. Harvey più nervosa e acida dei primi dischi. Ma i testi delle canzoni richiamano due altri numi tutelari, quello di Virginia Woolf in Woolf, il cui testo evoca il suicidio della scrittrice («She went to the water») e la invoca come maestra e quello di Joni Mitchell e del suo meraviglioso “Blue” («Qui giaccio con i miei pensieri tutti malconci. Cantami il blu di Joni. Mostrami cosa ho perso») fonte di ispirazione non tanto per stile musicale, quanto come insieme di canzoni che intendono scavare a fondo con sincerità dentro i sentimenti e l’animo della cantautrice. «Sto cercando una canzone per trovare parole a cui appartenere». recita nell’accalorata e frastagliata Reaching, proprio a indicare l’esigenza di riuscire attraverso la musica di comprendere se stessa. Undici canzoni che si muovono con stile irrequieto tra gotico, art rock, grunge, folk e dove chitarre spettrali, elettronica torbida, archi spaesati e strazianti, una sezione ritmica che pulsa nervosa, la voce della Kruger che alterna sussurri, nenie e momenti euforici creano una densa miscela emotiva fra angosce, paure, nostalgie e ansimante ricerca di salvezza («Ho bisogno di un’ancora» in Anchor).

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