L'ira Del Baccano The Praise Of Folly
Sembra essere diventata una piacevole abitudine parlare sulle pagine di Distorsioni di dischi con il marchio di fabbrica Subsound Records. Del resto con il lungo e cospicuo elenco di musicisti che si ritrova è perfettamente normale. Li abbiamo già sottolineati molte volte e qui non stiamo a ripeterci. I romani L’Ira Del Baccano in questo senso sono fra i più fedeli, basti pensare che per questa label hanno inciso tutti i loro dischi, cinque, compreso quest’ultimo “The Praise Of Folly”, più uno split l’anno scorso con gli olandesi Yama. Sono album che si contraddistinguono oltre che per l’elevata qualità della musica per la splendida e coloratissima veste grafica, quasi a replicare certe bellissime copertine della gloriosa epopea progressive che aveva fatto innamorare molti italiani. Rimane impresa più difficile incanalare L’Ira Del Baccano in un determinato filone musicale. Che fatica però per noi che scriviamo dover sempre scegliere termini inglesi di fantasia per cercare di classificare gli album che ci passano per le mani. Nel caso dei romani questi ci vengono incontro nella loro pagine Bandcamp definendosi una “Doomdelic Instrumental Space Prog Rock” band e sinceramente in nessun modo saremmo mai stati così precisi. Se conoscete un po' la loro storia e la loro musica converrete che hanno proprio la martellante sezione ritmica delle doom band ma con la componente psichedelica ben presente così come lo space rock di scuola Hawkwind vedi l’uso di synth e oscillatori. La formazione è composta da Alessandro “Drughito” Santori, chitarre, loops, synth, Roberto Maldera, chitarre, Fx, synth, Gabriele Montemara, basso e Gianluca Giannasso alla batteria. Solo i primi due sono componenti storici della formazione ed erano presenti quindi nel primo disco della serie, “Terra 42” del 2014. L’unico cambiamento è quello della sezione ritmica, fatto che non inficia assolutamente la resa finale. Per l’ultimo disco hanno scelto un titolo che rimanda al famoso “Elogio Della Follia” che Erasmo da Rotterdam scrisse nel lontano 1511. Le attinenze con quel periodo storico si fermano qui ovviamente e il viaggio in quattro capitoli può finalmente iniziare. L’onore spetta alle due lunghe sezioni della title-track, The Praise of Folly (Part 1 & 2) dove le poderose onde sonore dei romani prendono immediatamente corpo e invadono l’ascoltatore con profonde e mirate bordate chitarristiche. Non è certamente un caso che da sempre L’Ira Del Baccano ha la doppia sei corde come tratto distintivo e come le migliori jam band propone una musica completamente strumentale. L’opener di cui sopra si presenta con tinte sinistre, come se il gruppo si guardasse intorno e scaldasse i motori per accelerare sulle marce più alte, basta aspettare il secondo minuto dei tredici del pezzo per farsi nuovamente catturare dal classico sound spaziale fortemente intriso di psichedelia, che raggiunge il culmine verso metà traccia anche se tutto il pezzo è un continuo saliscendi fra momenti più rilassanti a stacchi prepotenti. È appena percettibile il passaggio dalla prima parte alla seconda, più breve di cinque minuti mentre il climax rimane lo stesso. Stigma è nuovamente una long track da tredici minuti, la base ritmica tipicamente doom rende più compatto e granitico il suono, ci sono stacchi e momenti tipicamente Hawkwind mentre le chitarre di Alessandro e Roberto conducono instancabili le danze. Spetta infine alla scoppiettante Rosencrantz And Guildenstern Are Dead porre fine all’ennesimo viaggio interstellare dei romani. Questi due erano i protagonisti d’una commedia tragica legata al teatro dell’assurdo dell’inglese Tom Stoppard, basata su due personaggi del celebre Amleto del grande William Shakespeare. Molto belli questi riferimenti al passato in linea anche con le copertine evocative che da sempre sono il tratto distintivo del L’Ira Del Baccano. Se il filone cosiddetto “doomdelic” rientra nella vostra sfera abituale con “The Praise Of Folly” troverete il disco che fa per voi ma il nostro consiglio è quello di recuperare l’intera produzione discografica dei romani visto che mai scende sotto livelli di eccellenza. Grazie ancora alla Subsound Records per l’ennesimo prodotto di valore.

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