Kröwnn Santa Somnia
Una breve intro con i Black Sabbath. Considerata l’enorme mole di produzioni musicali dell’ormai noto doom metal li dobbiamo per forza ritenere una delle band più importanti della storia della musica rock. Non che la band del compianto Ozzy Osbourne sia stata in un qualsiasi momento sottostimata ma mai come in questi ultimi anni c’è stata una vera invasione di band che si rifanno a quelle magiche e potenti note e la stessa considerazione vale per i Blue Cheer che di fatto hanno dato il via allo stoner rock di Kyuss e affini. Tornando poi più indietro nel tempo i Velvet Underground hanno creato un sound che molte band hanno provato a fare loro. Ma torniamo al punto di partenza. La scena doom italiana è da sempre ricca di validissime band, non stiamo qui a fare l’elenco completo, bastano nomi come i catanesi Haunted e i veneti Litania e Messa. Anche se quest’ultimi hanno un sound che esula un po' dal contesto doom virando più sull’hard rock dei Seventies in virtù delle grandi doti chitarristiche di Alberto Piccolo. A quanto pare il Veneto è la promised land del genere visto che anche i Kröwnn vengono da Venezia. Così come il fenomeno dell’acqua alta della città lagunare il suono del gruppo è come un onda che sommerge gli ascoltatori. Con questo “Santa Somnia” la band giunge al quarto capitolo d’una discografia iniziata nel lontano 2013 con il disco autoprodotto “Hyborian Age”. I seguenti “Magmafrost” (2014) e “Bluedeep” (2019) oltre a essere album molto esplicativi del genere doom si distinguevano per il bellissimo packaging di scuola dark fantasy, con le stesse liriche ispirate da maestri del genere come Martin, Howard e Moorcock. Quest’ultimo sarà certamente ricordato dagli appassionati di space rock e della sua formazione storica, gli Hawkwind, con i quali collaborò per un breve periodo. Esperienza che lo portò a incidere quel disco di culto che è “The New Worlds Fair” (1975) con la denominazione Michael Moorcock & The Deep Six. "Santa Somnia” é una sorta di santo medievale immaginario, che alimenta un regno di abbandono. I Kröwnn sono Michele Carnielli, voce, chitarra, Nicola Bordignon, chitarra, Silvia Rossato, basso e Mimmo Benci, batteria. A differenza delle tre band sopra citate non hanno la classica frontwoman ma è Michele Carnielli che svolge perfettamente il compito di lead singer oltre ad essere uno dei due membri fondatori del gruppo rimasti insieme a Silvia. Il nuovo disco si addentra nei soliti territori cupi e tempestosi, le due chitarre creano il solito 'wall of sound' tipico del genere doom. Guardando nelle pieghe del disco però ci sono anche nuove influenze che segnano una evoluzione del sound dei veneziani. Ci arriveremo più avanti. Ci sono sempre le solite scorribande chitarristiche ma qualcosa sotto il tappeto sembra emergere. La breve Intro ci conduce nei consueti labirinti del suono tipico dei Kröwnn, You Die e Legacy Dungeonn, il singolo apripista, sono tipiche songs di scuola Toni Iommi, con imponenti vortici sonori. E’ con la veloce Skullknight che il sound strizza l’occhio anche al punk rock. La lunga Moriredormire è traccia ad ampio respiro, un'onda sonora che sembra non finire mai. Ci vengono in mente parlando di alta marea i leggendari High Tide di Tony Hill e Simon House dove i duelli di chitarra violino facevano la differenza. Anche una song potente e violenta come Respawn è indicativa di un furore strumentale mai così potente. Nel gruppo è la massiccia base ritmica di Mimmo e Silvia a dettare legge mentre il resto del lavoro lo fa la doppia sei corde di Nicola e Michele. Questa emerge nelle rimanenti tracce, The Old Blood e Permadeath, stavolta ai confini del trash metal, i Metallica di “Kill Em’ All” vanno benissimo come riferimento. "Santa Somnia” è un disco che farà felici i tanti amanti del doom metal, non solo italiani. Se c’erano timori per un album che arrivava sei anni dopo il precedente “Bluedeep” questi sono stati fugati da un nuovo stimolante capitolo firmato Kröwnn, un altro centro pieno per la solita Subsound Records.

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