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31 Marzo 2026

ItalRock – 11


I Lovvbömbing sono una band di Cesena che esordisce su Vina Records con un album di crudo rock’n’roll provocatorio e dissacrante, come si evince dal sarcastico titolo, registrato in presa diretta per non disperdere l’aura di brutti, sporchi e cattivi che ogni rock che si rispetti deve avere. Disco di forte impatto sonoro in cui se la direzione principale è il garage punk ama anche sporgersi verso la psichedelia, l’hardcore, il noise, il risultato è un disco in cui ogni brano sprizza energia e istinto, ma anche una certa attenzione alla scrittura e agli arrangiamenti che rendono l’ascolto variegato e non solo una scarica di furiosa adrenalina. Si va dall’urgenza punk di Esquisito River alla fiammeggiante psichedelia di Whyte Rabbyt e alla frastagliata e movimentata James Pond, i titoli giocano spesso fra citazionismo e umorismo, dal noise di Sydney Weenie improvvisato in studio al blues urbano distorto di Fajitas (Poliz Navidad) in cui le chitarre sembrano ballare inquiete nella testa di un poliziotto dall’indole violenta, dal rock’n’roll abrasivo di Doodly Doo all’aspro e oscuro metal di Fury, dal garage della satira politica di President Alien a Majestic Silver Seas che tritura selvaggia psichedelia cosmica al nichilismo sonoro hardcore di Telejunkies. Se amate suoni distorti e ritmi incalzanti i Lovvbömbing fanno per voi,

(Ignazio Gulotta) Voto 7

Brutture Moderne pubbica l’esordio sulla lunga durata del bolognese Paolo Prosperini che come nome d’arte ha scelto quello di Cevapcici, la celebre polpetta balcanica. A dire il vero il disco contiene anche i brani del suo ep pubblicato nel 2024 che abbiamo già recensito in questa rubrica, in quell’occasione abbiamo apprezzato il tono malinconico e leggero, delicato con cui le sue canzoni riflettevano sulle difficoltà e le tenerezze di una relazione, ma anche la raffinatezza degli arrangiamenti dal sapore vintage e che spaziano fra ritmi brasiliani, atmosfere lounge, ritmi caraibici, library con echi di Bruno Martino e Fred Buongusto. Qui ci limitiamo a segnalare i brani nuovi come la sensuale e notturna Un Pezzo Alla Moda cantata da Rachel Doe, Mano Destra, dalla suggestiva nostalgia hawaiana alla Santo & Johnny, Sogno, perfetta per una serata romantica su una rotonda sul mare, le influenze library di Baratro, la morbida atmosfera latin di Bolero Per Un Amico Che Credevi Fosse Morto. Il disco si chiude, come l’Ep, con Allie Tosy, un divertissemnt che dimostra la capacità ironica dell’autore. Disco che va orgogliosamente controcorrente, ben scritto, suonato e interpretato che rappresenta una boccata d’aria fresca nel panorama uniformato del cantautorato italiano.

(Ignazio Gulotta)  Voto 7.5

Esordio pubblicato dalla Dear Gear Records del progetto solista Swayglow della musicista veronese Giulia Cinquetti proveniente dalla scena shoegaze veneta, già bassista dei You, Nothing. «This is a story about a desperate girl Her name was Jasmine» sono i versi che aprono il primo brano Jasmine e che subito ci immergono nelle atmosfere dark, gotiche dell’Ep, più leggera l’atmosfera dream pop di Amniotic anche grazie alla voce sottile e nasale di Nicole Fodritto, Light Dust dal potente lirismo è un ipnotico e ansioso interrogativo senza risposte cantato con le appropriate note drammatiche da Gioia Podestà che insieme a Francesca Carluccio è presente nella successiva Grey Blooming in cui le tinte noir vengono stemperate da più distesi momenti dream pop, nella conclusiva Dazzling Silver lo spoken word di Swayglow scava nei meandri oscuri di una relazione su un tappeto sonoro spettrale e un drummimg teso. Le musiche sono tutte della Cinquetti che suona il suo potente e scuro basso, mentre i testi sono delle cantanti che vi si alternano, a testimoniare di un disco dalla forte sensibilità femminile che esplora il confine fra l’inconscio, l’onirico e la cruda, tormentata frammentarietà della realtà. Un esordio di spessore che speriamo foriero di ulteriori sviluppi.

(Ignazio Gulotta) Voto 7.5

Ritorna il blues sporco e low-fi di Johnny Peggiori dopo l’esordio del 2015 di “The Worst Is Yet To Come”, già recensito nel primo numero di questa rubrica. Ma stavolta tutti i brani sono stati scritti e suonati da JP, nome adottato da un fonico di stanza a Livorno per realizzare la musica che più gli piace con sano spirito di puro divertissement, niente cover anche se i nomi di John Lee Hooker e Muddy Waters vengono sempre in mente, ma stavolta la matrice blues ha attinto anche ad altri lidi, segno che l’autore vuol fare i conti con le passioni musicali di una vita. Ascoltandolo nella sua imperfezione casalinga si ha la sensazione che il disco sia stato fatto soprattutto per se stesso e questo non solo non è un difetto, ma un pregio per un disco che fa della sincerità la sua dote migliore e che fin dal titolo e dal nickname scelto esprime una nota di amaro pessimismo per il modo in cui stanno andando le cose del mondo. Apre il rock blues acido di Running In Circle, segue l’intimo e malinconico blues acustico This Void, l’elettronica crea atmosfere inquiete e torbide a Hunted Souls, siamo dalle parti delle ballate dark alla Cave con Something I Can’t Hide, Fade Away è il brano dalla struttura più complessa con un inizio folk che pian piani si dissolve in un indie rock oscuro, Motorbrew è un boogie strumentale imperniato su un pulito assolo di chitarra pulsante, chiude il blues acido classico e corrosivo Break The Circle il cui titolo rimanda al brano iniziale.

(Ignazio Gulotta) Voto 7

Sinedades è un progetto che ha da poco superato i 10 anni di vita. creato dalla cantante italiana Erika Boschi e dal chitarrista argentino Agustín Cornejo approda ora al terzo album. La loro musica si ispira alla canzone latinoamericana e al tropicalismo rivisitati con spirito mediterraneo. Per “De Par En Par” hanno puntato sull’essenzialità del duo e sull’immediatezza di una registrazione dal vivo durata solo due giorni, senza sovraincisioni: «È liberatorio perché ci siamo abbandonati alla piacevole accettazione dei nostri stessi limiti. Il disco è imperfetto, qualche stonatura, qualche accordo preso male o qualche oscillazione ritmica, ma pieno di sentimento, passione e amore per la musica». Dopo album attentamente costruiti e arrangiati con la partecipazione di numerosi ospiti, ora il duo ha scelto la naturalezza e l’intimità di un suono che sceglie la sottrazione, l’essenzialità, e le nove le tracce, inframmezzate da intermezzi di pochi secondi, guadagnano emotivamente da questa scelta lo-fi. Fra le tracce di un album che piacerà non solo ai cultori del suono latino segnaliamo la fragile calma di Sinestesia, la suggestiva nostalgia di Malua, il delicato omaggio a Caetano Veloso di Michelangelo Antonioni cantato con Zé Ibarra, i profumi mediterranei e portoghesi di El Arte con la collaborazione di Magalì Datzira.

(Ignazio Gulotta) Voto 7.5

L’artista, dopo un 2025 che l’ha vista eccellente protagonista con l’album “Raise” e col progetto Litania, entrambi recensiti su questo sito, torna ora con un 7” dedicato al tema dell’interruzione di gravidanza, parte del ricavato della vendita sarà devoluto alla Libera Associazione Italiana Ginecologi Non Obiettori per l’Applicazione della L. 194/78 e a CiaoLapo che offre sostegno psicologico per il lutto perinatale. L’artista ribadisce qui la scelta dimostratasi fortunata del dialetto vicentino, del resto il vinile si presenta come un’appendice all’album “Raise”. La traccia Monte Orco, l’unica disponibile in streaming, è un canto di dolore che sembra uscire dalle oscurità della montagna, si apre con un’elettronica cupa e un drone di scacciapensieri per poi esplodere in una sorta di canto rituale dai colori cupi in un’originale mescolanza di dark-folk e stoner, in Late Bianco, presente solo nel vinile, sonorità orientali, sitar e harmonium, venate di psichedelia ben collimano con un canto sciamanico che sa di preghiera dalle tinte fosche («Vieni da me/ portami il tuo dolore/ lo darò in braccio al vento»). Il monte Summano oltre che delle canzoni è protagonista anche del libretto della De Mon “La montagna parla per noi” allegato al vinile. Il 7” esce in sole 100 copie per la Rivertale Productions ed è ordinabile sulla pagina bandcamp.

(Ignazio Gulotta) Voto 7.5

Oreyeon segnano una tappa importante nel loro cammino artistico, infatti è il loro primo disco interamente autoprodotto e per il quale si sono potuti concedere tutto il tempo necessario affinché le canzoni uscissero secondo i loro desideri artistici. L’album è una sorta di concept ispirato allo scrittore americano Thomas Ligotti che nei suoi racconti horror e nei saggi esprime una visione cupa e pessimista che arriva a teorizzare l’antinatalismo. Musicalmente la band continua a muoversi sulla linea di un doom temperato da influenze heavy metal, grunge, psichedeliche e progressive. I riff pesanti sono compensati dal canto che non rinuncia ad accenni melodici heavy e rinuncia ai suoni rabbiosi e gutturali tipici del genere, il risultatop è un disco godibile anche per chi non ama il genere, si ascolti per esempio I’m Your Mistake con il suo assolo di chitarra o l’inizio di Dead Puppet Eyes che potrebbe essere una suite heavy prog. L’album è pubblicato da Heavy Psych Sounds.

(Ignazio Gulotta) Voto 7

Ignazio Gulotta

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