Marco Cantini Fermi Così
[Uscita: 27/04/2026]
C’è sempre grande curiosità nell’approcciarsi all’ascolto di un nuovo lavoro di Marco Cantini. Con “Fermi Così” arriva al suo quinto album anche se sarebbe più corretto dire il quarto visto che, come spesso sottolineato da lui stesso, il suo percorso adulto e più maturo è iniziato dieci anni fa, dall’incontro con la bella gente della Radici Music. Da quel 2010 in avanti si è materializzata una bellissima trilogia concettuale formata da dischi bellissimi come “Siamo Noi Quelli Che Aspettavamo” (2016), “La Febbre Incendiaria” (2018) e “Zero Moltiplica Tutto”(2023). Sono opere che abbiamo narrato sulle pagine di Distorsioni e ci fa un immenso piacere tornare a parlare di album che esulano dal normale stilema dell’attuale cantautorato italiano. Sì perché il metodo di scrittura si rifà a quello dei nostri migliori autori, vedi alla voce Claudio Lolli, Francesco Guccini e Francesco De Gregori, come dire la crema del nostro nobile comparto musicale. I versi e le parole di Marco sono ben lungi dal definirsi sorpassati e fuori moda, in questi giorni siamo talmente abituati a testi diretti ma allo stesso tempo banali che troviamo sorprendente che arrivi un Cantini a scompigliare il banco. Sono tanti nel suo scrivere i riferimenti a nobili figure del passato, ma quello che più importa è che con “Fermi Così” abbiamo di nuovo fra le mani un disco politico, merce rarissima in giorni d’odio e d’oblio. Il nuovo album presenta al suo interno due grandi novità, da sottolineare infatti che il Fiorentino non fa mai lo stesso disco e ci sono sempre spunti e sfumature che lo differenziano dal precedente. In questo caso l’album è strutturato come due lunghe suite, una sorta di ballata lunga, sono dieci frammenti legati fra loro senza soluzione di continuità, la stessa operazione fatta dall’immenso Claudio Lolli con il suo capolavoro “Ho Visto Anche Degli Zingari Felici”. Il secondo aspetto, molto più importante e determinante, è l’inserimento, nella già folta schiera di musicisti, del mirabile quartetto d’archi The Euphoria formato da Marna Fumarola, violino, Suvi Valjus, violino, Hildegard Kuen viola, e Michela Munari al violoncello. Per il resto formazione vincente non si cambia e quindi abbiamo Riccardo Galardini, chitarre classiche e acustiche, Lorenzo Forti, basso, Lele Fontana, piano, Francesco “Fry” Moneti, violino, Gianfilippo Boni, piano, Fabrizio Morganti, batteria. Non andate a cercare chitarre elettriche che qui non ne troverete. Il disco è stato registrato in presa diretta allo Studio Larione 10 di Firenze, un autentica istituzione del comparto musicale, un assoluto sinonimo di garanzia, come dire che Marco Cantini ha voluto il meglio per questo nuovo disco. Disco che nel suo insieme assomiglia a un soundtrack immaginario, come quelli che eravamo soliti ascoltare dai nostri grandi compositori come Nino Rota, Giovanni Fusco e lo stesso Nicola Piovani, Quest’ultimo è probabilmente il più conosciuto per il suo lavoro con il grande Fabrizio De Andrè, le opere maestre si chiamavano “Non Al Denaro Non All’Amore Né Al Cielo” e “Storia Di Un Impiegato”. L’apporto basilare del quartetto Euphoria è il nucleo portante di “Fermi Così”, marchia a fuoco un disco che già per sé presenta molti aspetti interessanti come il consueto ma non desueto uso delle parole, assolutamente inscindibili da tutto il resto. È, in tutto e per tutto, un concept album, per usare le parole di Macro “sulle relazioni interpersonali di due persone che si portano appresso il proprio vissuto, nello specifico è un disco sull’accettazione della fragilità in tempi di tenebre”. Come la rabbia dell’amata gioventù che spesso confluiva in quella bella parola chiamata “movimento”, merce ormai scomparsa nei nostri giorni percorsi da egoismi e individualismi. Il titolo stesso del disco “Fermi Così” se da una parte può fare riferimento alla frase che si era soliti proferire quando non esistevano la macchine digitali e si cercava la posa perfetta allo stesso tempo “fotografa” ben altre situazioni. A dispetto di testi mai troppo diretti ma ricchi di metafore, molto vicini in questo all’opera dei nostri più nobili cantautori, il climax che si respira fra questi solchi più che pessimista è di disillusione come se Cantini prendesse atto ancora una volta delle mancate promesse di ideali in cui molti credevano. Qui dentro non ci sono canzoni come Il Declino, la traccia che apriva in maniera sontuosa il disco precedente e che per lo standard di Marco possiamo definire una rock ballad. “Fermi Così” vede la luce anche in un bellissimo formato vinile e presenta quattro canzoni sul lato A e sei sul retro anche se il minutaggio totale è sempre sui 22/23 minuti. La cosa migliore per descrivere il tutto è affidarsi direttamente ai suoi versi. L’apertura è riservata alla lunga There,The Moon “e so che la classe a cui appartengo decide come vedo il mondo, cammino più in là di me e lotto ancora” come a ribadire un impegno che si riallaccia a mondi e generazioni scomparsi nell’oblio. Bello il video curato da Priscila Helena Boaretti con immagini che profumano di ricordi di gioventù. Seguitando l’ascolto arriva Sensi, “e non è vero che han pagato caro, non han pagato niente”, Fuoco “se abbiamo fatto del nostro meglio quel meglio è troppo poco” per finire con Come “perché c’è chi vede l’ennesimo sopruso e si tiene in tasca le istruzioni per l’uso”. Il secondo lato è aperto da Tempo “per essere gli ultimi in questa orribile razza di primi, di certi anni da bambini rivedo solo il chiarore del sole”. Poi arriva fermi! con la voce narrante dell’attore Rosario Campisi, confluisce in F. “ a confessarci che nulla è perduto come immaginavamo tanti anni fa”, e passa per Circobarnum “resteremo uniti già da oggi in questo nome, senza null’altro da perdere se non le catene”. Albori già dal tiolo pare regalare uno spiraglio di luce in tante tenebre “In fondo sarà dolce anche il tranquillamente finire, senza lasciare traccia tramontare, perché poteva non accadere e invece guarda ci siamo incontrati”. Spetta a Milano portare a conclusione questa Odissea in dieci capitoli e il dramma fa di nuovo capolino “perchè franano pietre sulla Stazione Centrale e la speranza ci è data per chi non l’ha mai potuta avere”. Senza nulla togliere alla bravura della backing band di Marco qui dentro è il Quartetto Euphoria a dettare le danze, arricchendo con la maestria delle quattro bravissime musiciste un lavoro affascinante e allo stesso modo complesso. L’uso di un' orchestrazione importante ma mai invadente rende magico l’insieme e quello che ci resta fra le mani è il disco più bello e originale dell’anno proprio perchè diverso da tutto il resto. E, come già sottolineato sopra, ci ritroviamo fra le mani un lavoro che pare più legato a periodi storici dove la speranza e le aspettative facevano parte del quotidiano. Per rendere ancora più unico e pregevole il suo album Marco Cantini ha pensato bene di usare per il fronte copertina lo splendido dipinto Fermi Così del pittore bolognese Antonio Saliola. La parte grafica in generale è molto curata, i testi ovviamente sono inclusi e gli scatti nell’interno copertina sono di Priscila Helena Boaretti. La riconoscenza in ambito musicale è merce rara dalle nostre parti, nel nostro piccolo a Distorsioni facciamo da sempre opera di convincimento e siamo pienamente fiduciosi che un giorno l’opera di Marco Cantini venga apprezzata a dovere. Una speranza che non dovrebbe restare lettera morta ovvero inascoltata.

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