I Sincopatici La Corazzata Potemkin
[Uscita: 09/01/2026]
Abbiamo fatto la loro conoscenza discografica due anni or sono quando, supportati dagli intensi declami di Claudio Milano, ci hanno traghettato tra le gotiche spirali del dantesco “Decimo Cerchio”. Una sperimentale rilettura musicale per uno dei caposaldi del cinema muto italiano (“L’Inferno” diretto da Bertolini, De Liguoro e Padovan nel 1911) concepita attraverso l’utilizzo di elementi classici, elettronica, rock e world music magistralmente intarsiati agli evocativi fotogrammi della pellicola originale. Una proposta artistica decisamente singolare quella de I Sincopatici, ensemble meneghino capitanato da Francesca Badalini (collaboratrice della Cineteca Italiana nonché ex allieva del Maestro Piovani), da oltre un decennio attivo sui prosceni di teatri e cinema con rappresentazioni che omaggiano indimenticate perle della settima arte di inizio secolo scorso, tutte rigorosamente antecedenti all’avvento del sonoro. Dopo i cine-concerti dedicati alla distopia di Lang e all’espressionismo di Murnau (ma anche a titoli inconsueti quali “Il Mondo Perduto” e “La Scala Di Satana”) il combo adesso volge l’attenzione sull’avanguardia russa di Ejzenštejn e quella “Corazzata Potëmkin” pietra miliare nella storia del cinema mondiale spesso correlata semplicisticamente alle disavventure del ragionier Ugo Fantozzi. L’ammutinamento dei marinai della nave da guerra sovietica e la rivolta per le strade di Odessa, cruciali episodi che anticiperanno la rivoluzione russa, sono rappresentati dal regista originario di Riga in tutta la loro scioccante crudezza (non casualmente viene coniata ad hoc l’espressione cine-pugno) all’interno di un’opera suddivisa in cinque atti tanti quanto le tracce dell’interessante rilettura messa in atto da I Sincopatici. Mantenendo fede alla vena sperimentale ed istintiva che la contraddistingue, la band effettua una registrazione live in studio del soundtrack visionando in contemporanea una versione ‘ricolarata’ del lungometraggio. Violini e pianoforti contrapposti a paesaggi sonori e diagonali sintetiche, classico e moderno che sfilano a braccetto, innescano un’emozionale esaltazione di stampo progressivo, nell’accezione più esplorativa del termine. Note sovrapposte ad immagini che ci catapultano sul ponte della Potëmkin tra nauseabonda carne avariata e fucili spianati così come sulla scalinata lacerata di Odessa tra implacabili cosacchi e impaurite donne in fuga. Una sonorizzazione di grande effetto per un progetto dall’alto valore storico-culturale in cui viene esaltato il cospicuo background portato in dote da ogni singolo elemento del quartetto; al fianco della sopracitata fondatrice Badalini (piano, chitarra) trovano infatti posto al basso fretless Andrea Grumelli (Aether, Soul Takers), la violinista Silvia Maffeis (Ensemble Gocce d’Opera) e il batterista Teo Ravelli (Aether, Borda) che cura anche l’improvvisazione elettro-acustica. Decisamente una esclusiva esperienza audio-visiva degna di essere vissuta.

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