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18 Gennaio 2026 ,

Zu Ferrum Sidereum

2026 - House Of Mythology
[Uscita: 09/01/2026]

Sette anni dopo “Terminalia Amazonia” gli Zu interrompono una apparente quiescenza (è dello scorso anno il live “Jazzisdead” registrato insieme al batterista Tatsuya Yoshida a firma congiunta RuinsZu) con il nuovo “Ferrum Sidereum”. La line up vede l’ingresso del batterista Paolo Mongardi (Fuzz Orchestra, Zeus!, tra gli altri) che si affianca a Luca T. Mai e Massimo Pupillo, mentre per la prima volta la produzione è affidata a Marc Urselli, tre volte vincitore del Grammy Award. Parlare del suono di “Ferrum Sidereum” ha a che fare con lo spalancare le porte alla conoscenza esoterica dell’Essere attraverso una pioggia di fiamme divoratrici. Significa, ancora, raccontare la rinascita attraverso la distruzione, la catarsi dopo l’espiazione di peccati inscritti nel circuito della vita ancora prima del suo scaturire. Le undici tracce, per un totale di oltre sessanta minuti di durata, sono pugnali conficcati nella carne, così profondamente da lambire l’anima. Il ferro meteoritico del titolo rimanda ad antichi significati spirituali, come un’idea di vita primordiale forgiata da impulsi cosmici provenienti da mondi sconosciuti. Qui il ferro è un medium concettuale che non richiama necessariamente un’idea di forza belluina e prevaricatrice, piuttosto l’energia che trascende i corpi così come ogni cosa che ci circonda e genera le sinapsi di collegamento con il mondo e la Natura. La traiettoria dei brani definisce la parabola di vite traboccanti, primitive nel loro generarsi, animalesche nell’istinto di sopravvivenza che governa il destino di ciascuno e che contiene orizzonti dietro a cui sorge il nuovo sole dell’apocalisse. Non a caso alcuni titoli sono chiari riferimenti ad una religione ancestrale che guarda all’Apocalisse di Giovanni (vedi l’opener Charagma e La Donna Vestita Di Sole), così come al misticismo ebraico (Kether) o alla cristianità (Pleroma). Gli Zu ritornano in qualche modo sulle tracce dell'acclamato “Carboniferous” per superarne i confini, ampliarne a dismisura il registro espressivo ed uscire dal loro stesso perimetro. L’apporto di Urselli ha consentito di smussare gli angoli del radicalismo di impronta Naked City per dare quella spinta decisiva verso un suono mastodontico ma ancora più profondo e tridimensionale. In questo senso, ci si avvicina agli avvitamenti ipnotici dei Tool per il modo di scavare la ritmica e la reiterazione sedimentata dei moduli armonici. Il guadagno in termini di resa è quello di uno spessore di inimmaginabile furibonda epicità che adesso sembra rappresentare il nuovo corso della band romana. La saturazione degli spazi asfittici si apre a scenari ambient e progressive ancora più strutturati, proprio in quanto la potenza adesso appartiene ad un sostrato di spiritualità ed umanesimo. Emblematica è la cinematicità post rock di Hymn Of The Pearl a cui potrebbe fare da contraltare il tribalismo alla Sepultura di Golgotha. Potremmo dire che “Ferrum Sidereum” è il vero apice degli Zu, la sintesi di una visione chiara come non mai, fatta di ferro, fuoco e della lotta per la liberazione da un male nato insieme all’uomo.

Voto: 8/10
Giuseppe Rapisarda

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