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24 Novembre 2025 , ,

Lyra Pramuk Hymnal

2025 - 7K!

Il nuovo millennio ha già superato il quarto di secolo e in ambito musicale diventa quasi impossibile trovare e andare alla ricerca di qualcosa di veramente originale, che stimoli la nostra fantasia. Da oltre 60 anni tutto quello che si poteva dire e realizzare è alla fine, può ritenersi concluso, a questo punto la caccia alla cosiddetta mosca bianca è impresa ardua. Tutti si rifanno al passato, per esempio si riciclano generi che andavano negli Eighties, vedi la Neo-Psichedelia e adesso pure il Post-Punk. La genialità appartiene a pochi. Fra questi abbiamo la straordinaria Lyra Pramuk, nata in Pennsylvania e adesso stabilita a Berlino, città perfetta per le sue mirabolanti sperimentazioni elettroniche, come era stato per David Bowie nella famosa trilogia di fine Settanta. Avvalendosi delle moderne tecnologie mette insieme nelle sue opere complesse composizioni dal netto stampo avanguardistico. In particolare fa un uso della voce poche volte ascoltato anche nei più arditi sperimentatori. Essendo donna, dichiarata apertamente transgender, il paragone andrebbe fatto con altre sue colleghe, la memoria ci porta a due grandissime come Cathy Berberian e Joan La Barbara delle quali sembra raccogliere l’eredità. Il tutto rapportato ai giorni d’oggi e con maggiore tecnologia a disposizione. Per adesso ha messo in fila tre album, “Fountain” (2020) che stupì tutti alla sua uscita, l’ambizioso doppio “Delta” dell’anno dopo, pieno di remix/reworks fino ad arrivare alla sua opera maestra, questo incredibile “Hymnal”. Lyra Pramuk, per rendere l’idea, appartiene alla stessa categoria di altre simili artiste del nuovo millennio come la bravissima venezuelana Arca o la compianta scozzese SOPHIE che in vita ci ha regalato un solo disco, l’acclamato “Oil Of Every Pearl's Un-Insides” (2018) prima di lasciare questo mondo a soli 35 anni. “Hymnal” per parole della sua compositrice è una raccolta di canti sacri e di adorazione, un rituale di connessione tra umani, animali e Terra". Ma qui siamo molto oltre a queste definizioni. L’uso che Lyra fa della voce è pazzesco, nelle quindici tracce del disco succede davvero di tutto, la nostra non si risparmia, portando agli estremi la sua proposta, noncurante del fatto che sarà destinata a un ristretto ma intelligente seguito di ascoltatori. La voce viene distorta, trattata elettronicamente e gli archi del Sonar Quartet Berlinese danno un tocco in più di drammaticità a tutte le composizioni qui presenti. Archi che sembrano essere tranquilli e gioiosi nell’apertura di Rewild salvo poi entrare la voce della Pramuk, simile a un nastro che gira al contrario, lo scenario cambia completamente e veniamo trasportati in un altra galassia. Unchosen e Render che seguono portano in cielo le menti di chi ascolta, l’unico paragone possibile è col Tim Buckley imprendibile navigatore stellare dei capolavori “Lorca” e “Starsailor”. Certe atmosfere glaciali presenti in questi solchi ricordano anche il Bowie di cui sopra, quello della celebre B side di “Low”, in tracce come Oracle, Babel e la stessa Swallow. La quiete arriva con Meridian, voce e parole sillabate, si riesce addirittura a capire qualche verso, “Licking The Sun, Licking Soil”. Il claustrofobico video a corredo drammatizza ancora di più questa Future Folk song. Non mancano gli strumentali, come Crimson e Gravity, dove gli archi corrono impazziti a tutta velocità. Solace e Ending concludono poi in maniera solenne i 50 minuti del disco. Dopo i quali non rimane che inchinarsi al genio di Lyra Pramuk,  sperando di assistere in futuro a qualcuno dei riti collettivi che accompagnano le sue esibizioni live. “Hymnal” è l’album più geniale, originale e ambizioso dell’intero 2025, poco importa che sia appetibile a pochi, del resto molti grandi sperimentatori del passato  hanno visto riconosciuta solo a posteriori la propria arte. Lo stesso potrebbe accadere con questo disco ma il momento è adesso.

Voto: 9/10
Ricky Martillos

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