Zu – live @ Zō Centro Culture Contemporanee – Catania 24/01/2026, Zō Centro Culture Contemporanee - Catania
Nell’ambito di Pulsar / Rassegna Indie & Alternative, in collaborazione con Tifone Crew, a Zō Centro Culture di Catania hanno fatto tappa per il tour di “Ferrum Sidereum” gli Zu con l’opening act dei Rough Enough (Fabiano Gulisano e Francesco Paladino). Necessario premettere come sia incredibile la capacità di mutare pelle della band romana: dopo "Carboniferous" e "Cortar Todo", arrivano le destrutturazioni purificatrici di "Jhator" (2017) e "Terminalia Amazonia" (2019). Il nuovo "Ferrum Sidereum", la cui produzione è stata affidata a Marc Urselli, inaugura un nuovo corso anche grazie all’ingresso del batterista Paolo Mongardi (Fuzz Orchestra, ZEUS!, Jennifer Gentle, etc.). Gli Zu iniziano a suonare ed è come se si aprisse un vaso di Pandora traboccante di una forza inaudita e fino a quel momento compressa. Il flusso sonoro che ne scaturisce è uno tsunami cosmico che satura gli spazi avvolgendo il pubblico in un’aura di energia ancestrale. La sensazione è che all’improvviso ogni cosa intorno si sia illuminata di una luce apocalittica che ne ha trasfigurato i contorni e spalancato allo stesso tempo altre prospettive della realtà. Siamo di fronte ad una musica trascendentale, a livello concettuale e sostanziale. Il suono sembra provenire da terre lontanissime come l’inconscio che corrode da dentro le coscienze. Gli Zu suonano il caos, lo governano, lo piegano al loro volere di artisti radicati in una visione metafisica dell’arte. Perché le nuove tracce dal vivo esplodono con una potenza evocativa impressionante come la geometria delle intersezioni ritmiche, la precisione degli stacchi, la virulenza delle accelerazioni. Non si tratta di volume, piuttosto di una dinamica che si stratifica costruendo mura ciclopiche fatte di materia oscura. Ci si accorge come gli Zu abbiano superato il perimetro di "Carboniferous" con una nuova capacità di elaborare le potenzialità progressive ed inserti di elettronica che lasciano entrare ossigeno in moduli volutamente claustrofobici. Brani come Caragma, Golgotha e Kether raccontano della fine del mondo, della costruzione di un totem a cui dare il nome di una divinità solo per poterlo abbattere. Il basso di Massimo Pupillo è un mitra slabbrato da un fuzz metallurgico (vedi l’omonima Ferrum Sidereum) che scarifica la pelle e possiede la scena, mentre il sax e l’elettronica di Luca T. Mai ampliano a dismisura lo spettro espressivo di un linguaggio ancora da codificare. Il drumming di Paolo Mongardi è spaventoso per il controllo di una ferocia ritmica che ha a che fare con il tribalismo rituale. Da segnalare poi La Donna Vestita Di Sole e Hymn Of The Pearl, quest’ultima a lambire sponde post-rock. Gli Zu parlano della distruzione di torri di Babele, di catarsi collettive e nuovi messia che saranno ancora una volta crocifissi su un Golgota postmoderno. Concerto memorabile per una band che suona come poche altre.
