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TOdays Festival 2018

TOdays Festival 2018: Echo & The Bunnymen, Mogway, King Gizzard a.t.L.W., The War On Drugs, Editors, Ariel Pink, Mouse On Mars... 24-25-26 Agosto 2018, Torino: sPazio 211, Ex Fabbrica INCET, Plartwo


Si è conclusa domenica 26 agosto la quarta edizione del festival TOdays di Torino, una rassegna di 3 giorni a base di musica, arte, cultura e tecnologia. L’evento ha ospitato non solo grandi nomi in ambito musicale, ma anche una serie di mostre, installazioni, conferenze e workshop a titolo completamente gratuito, il tutto svoltosi in spazi periferici del capoluogo piemontese riqualificati e adibiti in modo da essere resi protagonisti indiscussi di un intero fine settimana: sPazio 211, Ex Fabbrica INCET, Plartwo, il palco ecosostenibile del Parco Peccei, la Galleria d’Arte Gagliardi e Domke e gli ARCA Studios.

 

 

24 AGOSTO

 

stuLa prima giornata nell’area di sPazio 211 si è aperta con due validissime produzioni ‘nostrane’, i torinesi Indianizer e i romani Bud Spencer Blues Explosion, entrambe band dalle contaminazioni più variegate e con enorme voglia di sperimentare tra diversi stili musicali.

 

Al tramonto sono comparsi i primi artisti internazionali sul palco del TOdays, a cominciare dagli psichedelici King Gizzard and the Lizzard Wizard. La band australiana, composta da ben 7 membri (nella foto il cantante chitarrista Stu Mackenzie), si è rivelata una produzione di tutto rispetto, che vede il punto di forza nella sua originalità. Distorsioni graffianti, suono energico, potente e dirompente, ma allo stesso tempo delicato e ipnotico. Un live che è riuscito ad accattivare il pubblico senza mai dover scendere a compromessi, mettendo a nostro avviso in ombra anche gli headliner della prima giornata, gli acclamatissimi The War On Drugs.

 

La band indie rock di Philadelphia  è stata decisamente all’altezza del ruolo che gli è stato assegnato dalla direzione artistica del TOdays, grazie alla grande maestria e precisione d’esecuzione di Mr. Adam Granduciel (nella foto) & co. Forse proprio per warquesto motivo la performance ha avuto dei toni più freddi rispetto alla precedente, risultando tecnicamente impeccabile ma poco empatica, caratterizzata da brani dal sapore non del tutto innovativo, spesso melenso, e da ballate dal sapore nostalgico con richiami al rock più tradizionale. The War On Drugs non si sbilanciano, restano concentrati su loro stessi, ma al contempo sono assolutamente consapevoli di come attirare l’attenzione del proprio pubblico e di come rimanere impressi nell’immaginario dei loro ascoltatori.

 

Conclusasi questa prima tranche del festival svoltosi a sPazio 211, la serata è proseguita per gli amanti dell’elettronica all’ex fabbrica INCET, dove si sono esibiti Coma Cose, Mount Kimbie, Lena Willikens e Falty DL. Noi però decidiamo di recarci a Plartwo, dove il primo a entrare in scena è l’inglese Philip Jeck, leggenda della musica sperimentale contemporanea e uno dei rappresentanti della label Touch al TOdays. Philip (nella foto), con un Philip-Jecktavolo imbandito di hardware, ha mantenuto un profilo basso durante tutta la durata dello show e si è dedicato alla modifica di fonti sonore provenienti dalle tracce registrate sui suoi vinili. La sua musica è in grado di innalzare a una nuova dimensione, di creare una memoria collettiva basata sulle sonorità uniche e irripetibili di ogni sua esibizione provenienti da attrezzature analogiche. Esse sono volutamente ripetitive e oscure, ricordano i movimenti dei fondali marini, risultano inquietanti e penetranti. Le onde sonore elaborate da Philip Jeck sono così profonde da risultare quasi tangibili, multidimensionali,  hanno lasciato a bocca aperta tutti i presenti.

 

Quindi è stata la volta di Fabio Perletta, un sound artist italiano che fa del minimalismo il suo punto di forza. La sua performance elettroacustica e concettuale è attuata con strumenti elettronici, sostanzialmente differente dall’esibizione precedente ma altrettanto densa di significato. Con le sue sonorità spettrali e raschianti, frutto di una lunga ricerca nel campo del sound design, per noi è giunta al termine la prima giornata del TOdays festival.

 

 

25 AGOSTO

 

Echo-and-the-Bunnymen-8343@sye_lewisSabato 25 agosto il palinsesto di sPazio 211 si apre nuovamente con due artisti italiani: Daniele Celona e Colapesce. Arriviamo però solamente per assistere agli ultimi due concerti che vedono susseguirsi due band leggendarie nei loro rispettivi generi, i grandi protagonisti del festival. Echo & The Bunnymen, storica band post-punk/new wave ‘importata’ direttamente dagli anni ‘80, conosciutissimi anche dal grande pubblico principalmente grazie al loro cavallo di battaglia The Killing Moon. Ian McCulloch (nelle 2 foto) e i suoi compagni hanno presentato un set d’eccezione, una carrellata di grandi classici alternati a brani concepiti in epoca più recente. Hanno ripercorso la loro carriera quarantennale in lungo e in largo, non mancando di estasiare i Echo & The Bunnymen - Victorious Festival 20propri fan con Lips Like Sugar, Seven Seas, Over the Wall e la sopra citata The Killing Moon. Ma non solo un greatest hits, vista l’introduzione nel loro set anche di medley in cui mixano la fantastica Villiers Terrace con Roadhouse Blues dei Doors, Nothing Lasts Forever  con Walk on The Wild Side del compianto Lou Reed. Nonostante la voce di Ian McCulloch non sia più quella di una volta e la band presenti evidenti tracce di stanchezza più che giustificate, il loro charme è rimasto invariato nel tempo, così come il carisma con cui ammaliano il proprio pubblico.

 

Dopo si sarebbero dovuti esibire My Bloody Valentine, annunciati dagli organizzatori del festival come i veri headliner del TOdays: per motivi puramente personali, hanno però dovuto rinunciare a inebriarci con la loro presenza. Sono invece entrati in scena i Mogwai, band post rock per eccellenza che non ha fatto certo rimpiangere l’assenza dei 37MBV. Dall’inizio alla fine del loro concerto i giovani scozzesi hanno dato prova della loro assoluta maestria di musicisti virtuosi, con episodi come New Paths to Helicon, Hunted by a Freak, I’m Jim Morrison e Mogwai Fear Satan. Stuart Braithwaite, Dominic Aitchison, Martin Bulloch e Barry Burns hanno sfoderato potenza di chitarre distorte e synth, prodotto un suono avvolgente e maestoso, magia in una sola parola. Lo show di questi mostri sacri è stato così commovente, estasiante, ultrasensoriale e totalizzante che al termine dello show il termine prevalente utilizzato dai presenti esterrefatti era ‘potentissimo’. 

 

Ancora su di giri dopo questo magnifico live ci siamo recati alla ex fabbrica INCET, dove avrebbero dovuto esibirsi i Mouse on Mars. Appena arrivata mi rendo conto che sul palco non c’era il duo tedesco bensì Cosmo, il running order era stato invertito (avrebbe dovuto esibirsi dopo i Mouse on Mars). Decidiamo di restare e quindi di non assistere alle Post_800x800_COS-1performance di Simon Scott e Giuseppe Lelasi a Plartwo. Spiazzano I toni dell’esibizione di Cosmo, assolutamente lontani da quelli dei Mogwai. Oseremmo definire l’artista di Ivrea l’anima del folklore italiano, un animale da palcoscenico con molte aspettative. Basi elettroniche spinte con radici negli anni ‘90, coriandoli colorati, liriche ironiche leggermente pretenziose e voci fuori campo tipiche delle discoteche o delle feste patronali. Assolutamente acclamato dal pubblico presente, Cosmo ha presentato una performance di un’ora e mezza di stampo pop al 100%, con i suoi annessi e connessi, rendendosi re del palcoscenico e apprezzando di gran lunga le lusinghe dei suoi fan. 

 

Quindi finalmente i Mouse On Mars, storico duo di Colonia, famosi per le loro sperimentazioni-contaminazioni con i vari generi musicali. Non hanno deluso presentando un set molto piacevole ma mai scontato, decisamente energico. L’esperienza mutuata in Mouse-On-Mars_National-Homecomingtanti  anni nel campo della composizione di musica elettronica e nella capacità di fondere diversi generi non passa inosservata. Riescono a far ballare ma anche a farsi ascoltare, passando dai dinamici ritmi della techno e quelli più spezzati del breakbeat. Questi, come le loro sonorità, sono a tratti volutamente disturbanti, com’è tipico del krautrock di tradizione teutonica, in altri momenti molto elaborati in stile IDM e spesso si rifanno alla vecchia scuola techno dei movimenti rave dei primi anni ‘90. Un pezzo di storia, assolutamente validi, peccato l’esibizione in tarda notte. La serata è continuata con le performance di Acid Arab e Red Axes.

 

 

26 AGOSTO

 

La terza e ultima giornata del TOdays si apre con la regina del trash italiano, che delle sue liriche irriverenti ma estremamente geniali ha fatto la sua peculiarità, l’inconfondibile Myss Keta. Rigorosamente in maschera come una vera e propria eroina, minigonna in PVC e accompagnata dalle sue ballerine, ‘le ragazze di Porta Venezia’, la miss di Milano Sushi & imageCoca si esibisce gratuitamente sul palco ecosostenibile di Parco Peccei sfoderando singoli tra cui Vita in Capslock, Xananas e Monica. Riesce a far ridere, ballare e divertire tutti i presenti, senza risultare mai scontata, banale o di cattivo gusto. Evidente è l’autoconsapevolezza dell’ironia con cui questa donna si presenta e che la rende un fenomeno musicale davvero coinvolgente per persone dai background più disparati, un vero e proprio simbolo dei nostri tempi.

 

Dopo un pomeriggio soleggiato passato al parco ci rechiamo per l’ultima volta a sPazio 211, dove sono appena terminate le performance di Generic Animal e Maria Antonietta e sta per iniziare quella di Ariel Pink, un artista del tutto irriverente e versatile, veramente pinkmaxresdefaultparticolare. Ariel Marcus Rosenberg (nella foto) si ispira al punk più spinto, alla new wave e al rock’n’roll. Il suo punto di forza è il non prendersi sul serio, come si evince dal look dell’artista e dei componenti della band da cui viene accompagnato. Le ruvide chitarre in stile hardcore si alternano verso il finale del concerto ad acuti vocali solenni e ballate dal gusto retrò, nonché a striduli versi dal taglio avanguardistico: una versatilità che è il vero marchio di fabbrica di Ariel Pink. Un artista non pretenzioso, in grado di mettere d’accordo tutti o quasi con il suo atteggiamento grottesco e fuori dagli schemi.

 

Infine a chiudere il festival in bellezza ci pensano i britannici Editors, capitanati dall’eccentrico e carismatico frontman Tom Smith. La band non si è lasciata sfuggire una nota fuori posto, un riff troppo ruvido o un suono poco calibrato. Suono pulito e ineccepibile, performance di tutto rilievo che ha incluso brani del calibro di Formaldehyde,editors Sugar e No Harm, eseguiti con decisione e senza esitazioni. Ringraziati i presenti con grande modestia per aver ‘passato la propria domenica sera in loro compagnia’ sono tornati sul palco per un’encore finale (l’unica a cui abbiamo avuto modo di assistere durante questo festival) in cui hanno proposto una versione acustica di A Ton of Love e Munich, per poi tornare sui loro passi con delle splendide esecuzioni di Papillon e Magazine. Uno show della durata di un’ora e mezza che ha fatto risuonare la calda voce di Tom Smith ben oltre questo arco di tempo e che non ha lasciato spazio alla nostalgia di un festival appena concluso.

 

Un percorso inaspettato questo TOdays, con una selezione di artisti ampiamente ricercata e organizzata in modo da non lasciare nessuno insoddisfatto. Un festival dal sapore internazionale, assetato di innovazione, ricerca e unicità: la speranza è di poter assistere con una nuova e graffiante line-up all’edizione del 2019. 

 

Ambra Cavallaro

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