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16 marzo 2017 , ,

Ty Segall

TY SEGALL

2017 - Drag City Records
[Uscita: 27/01/2017]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

51N-zezsKJL._SS500Che le cose siano cambiate rispetto al grigio concept del precedente “Emotional Mugger” (pubblicato ad inizio 2016) lo si avverte già nell’attacco arioso dell’iniziale Break a Guitar. Accantonata l’esperienza dei Muggers, la drum machine e i synth da camerina che si sposano ai chitarroni, Ty Segall  porta in studio nuovi e vecchi collaboratori (Mikal Cronin al basso, Emmet Kelly alla chitarra, Charles Moothart alla batteria, Ben Boye al piano e al wurlizter), cosa che non accadeva dai tempi del capolavoro “Slaughterhouse”, per realizzare un album interamente registrato dal vivo. Mentre i pezzi finiti sul disco del 2012 erano frutto dell’esperienza collettiva della Ty Segall Band, queste 10 canzoni sono state scritte dal pugno del solo biondo di Laguna Beach. Nel 2017 in questo secondo lavoro omonimo Ty Segall interpreta se stesso (con Steve Albini come sound engineer) e mette sul tavolo le solite carte: gretto hard rock, ritmi glam, ballate folk rock, garage rock e psichedelia ruvida. Questa volta si respira una bella aria da grande jam e un affinato gusto per i ritornelli e le melodie.  Break A Guitar e Freedom dettano la linea che seguiranno anche The Only One e Thank You Mr. K.

 

tySi tratta di numeri di routine per Segall, che potremmo trovare in dischi come “Twins” o “Manipulator”, cifre da rock chitarristico muscolare, pompato di fuzz e assolo ma segnate da una maggiore ariosità e apertura melodica. La curiosa Warm Hands (Freedom Returned) stiracchia per qualche minuto l’idea dell’hard/garage/punk ma poi si stempera in una lunga jam degna del Neil Young più elettricamente febbricitante. E’ l’episodio più riuscito e anomalo di tutto l’album: la miglior prova che Ty Segall sa ancora giocare coi suoi travestimenti musicali regalandoci qualcosa di inaspettato. Non è la prima volta che Segall inserisce un pezzo così lungo in un album, accadde in “Slaughterhouse” contysef Fuzz War e in “II” dei FUZZ con la title-track, due riempitivi però piuttosto marginali. Talkin’, Orange Color Queen e la conclusiva Take Care (To Comb Your Hair) sono  degne ballate folk rock. Niente insomma che faccia pensare ad una nuova direzione per il prolifico musicista californiano. La strada è quella conosciuta, la macchina è ben rodata. Tuttavia, la cura per gli arrangiamenti e la freschezza di questo nuovo album rappresentano  un momento importante per la crescita e la maturazione stilistica e musicale di uno dei più illustri artisti del garage rock americano del terzo millennio.  

 

Voto: 7.5/10
Ruben Gavilli

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