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19 Giugno 2025

ItalRock – 4

2025

Il nuovo lavoro, "La Maccaia", della musicista e cantautrice Gaia Banfi, figlia d’arte, il padre Baffo è stato il tastierista di Biglietto Per L’Inferno, esce per l’etichetta Trovarobato e prende il titolo da quel particolare fenomeno atmosferico che si registra a Genova quando soffia lo scirocco e per l’umidità si crea una nebbia che fa scomparire il confine fra cielo e mare. Genova è dove Banfi ha trascorso l’infanzia e la sua musica si dipana nell’indefinitezza dei ricordi e delle emozioni e noi siamo immersi in un mondo evocato da una musica affascinante e ipnotica dove un’elettronica visionaria che gronda malinconia si accompagna a testi i cui versi sollecitano la nostra immaginazione e la nostra sensibilità. Il lavoro di Gaia Banfi emerge per la forza e la potenza evocativa della sua musica in cui un’elegante sensibilità pop si sposa all’elettronica e agli strumenti acustici in arrangiamenti di grande forza espressiva. I sette brani del disco disegnano una Genova trasfigurata nella dimensione onirica della memoria e del desiderio, giocata sul simbolismo mitologico del mare fonte di vita, di morte, d’amore, di tristezza, di gioia, di mistero e inquietudine così come ci è tramandato da tanta letteratura, musica, poesia. Un bel disco accostabile a quelli di Daniela Pes o di Iosonouncane.

(Ignazio Gulotta) Voto 7.5

Questo disco, "KHTHONIE", è una bomba che deflagra sui nostri maledettissimi tempi odierni, sui venti di distruzione e guerra che minacciano l’esistenza stessa dell’umanità, non che la nostra storia sia mai stata pace e gioia, ma così come negli anni Trenta del secolo scorso anche oggi la sensazione di un orrido ritorno al passato si fa sempre più forte, quel che canta Dalila Kayros è questo cupo risorgere di forze incontrollate dalle viscere della terra, rosso sangue e nero plumbeo come i colori del viso sardonico e terrorizzante della Kayros fotografato per la raggelante copertina. Accanto alla voce della Kayros c’è l’elettronica di Danilo Casti che insieme danno vita a un album non consolatorio, sperimentale, industrial che trae forza dagli elementi ancestrali e primitivi, le femminili e sotterranee divinità ctonie, per perforare crudelmente il contemporaneo e l’apocalittico futuro. La voce della Kayros si contorce, si modula, si inasprisce, si addolcisce, ulula rabbiosa, salmodia, si esprime in una lingua sarda sulfurea e antichissima creando un rituale orgiastico e misterioso al quale l’elettronica sporca, industrial, martellante aggiunge tonnellate di terrore e inquietudine, si ascolti per tutte la monumentale e straordinaria Susneula in cui veniamo proiettati contemporaneamente in un passato oscuro e nei desolati teatri della folle contemporaneità. Se vogliamo trovare qualcosa a cui accostarlo oltre alla conterranea Daniela Pes, diremmo le sperimentazioni di Lingua Ignota, di The Knife o di Meira Asher. Il disco esce per Subsound Records.

(Ignazio Gulotta) Voto 8

Il trio strumentale di Molfetta nato nel 2021 che dopo aver calcato i palchi di prestigiosi festival pubblicano per l’etichetta indipendente Ciqala Records il loro esordio omonimo. Gli Hambone sono Vittorio Romano al sax tenore, Luca Giannotti alla chitarra elettrica e Gilberto Bufi alla batteria e ai synth, la loro musica si rifà al ricco e variegato filone del jazz rock, arricchito da variegate influenze world, noise, elettroniche. 7 brani per 32 minuti, il disco corre via fluido e dinamico in una sequenza musicale vivace che denota una visione del jazz non come genere in cui ingabbiarsi, ma come approccio libero all’espressività e alla musica. Si parte con un brano d’atmosfera spiritual come First Breathing Lesson, per poi passare con Bidaya a un brano sorretto da una batteria frenetica e tribale su cui sax e chitarra intrecciano le loro vibranti trame, atmosfere notturne e intensamente drammatiche per Biko, inizia con echi folk, Hana con la suggestiva ed evocativa chitarra in evidenza, in Frame Dance il jazz si inquina di derive noise ed elettroniche, si chiude con la splendida The Ancient Plan che ancor più ci conferma che gli Hambone si avvicinano all’esperienza di uno Shabaka Hutchings o di Alabaster De Plume.

(Ignazio Gulotta) Voto 7,5

Il duo composto dalla siciliana Giana Guaiana e dalla friulana Bruna Perraro, autrici di tutte le canzoni, hanno dato vita sotto il patrocinio di Amnesty International a questo primo disco di inediti, "Corale- Voci Sommerse, Storie Negate”, pubblicato da RadiciMusic che ha come tema unificante quello di dare voce a storie di resistenza, di ribellione all’oppressione. Un album folk e di musica che fa dell’impegno civile e politico il suo fulcro. Protagoniste delle canzoni sono sia le voci delle due autrici e di alcuni ospiti, ma anche gli arrangiamenti che si avvalgono di una strumentazione ampia e variegata e sposano stili diversi appropriati alle canzoni, così echi mediorientali in Donna Chiama Libertà, brasileri in Il Folle Di Gurga, blues in Land Grabbing Blues, dei canti dei nativi americani in La Sacra Quercia. Protagonista della prima parte donne in lotta dalla curda Nȗdam Durak all’iraniana Sepideh Gholian al dramma dei desaparecidos argentini per poi passare al proliferare delle mine giocattolo al furto delle terre fertili da parte delle multinazionali in Africa, a forme di resistenza come quella del contadino burkinabé Sawadogo che lotta con testardaggine e sapienza contro la desertificazione. Album sincero e battagliero che si lega alla tradizione della canzone politica e del folk come espressione dei sentimenti e delle lotte popolari.

(Ignazio Gulotta) Voto 7,5

Un melting pot di garage e rock’n’roll con arditi richiami beatlesiani, un divertente ed energico crossover tra la psichedelia dei sixties e l’indie degli anni zero. Si intitola “Keep It Simple, Stupid!” il debut-act del trio power pop The Bravo Maestros pubblicato dalla Vina Records e distribuito da Believe. Sono state la voglia del ‘suonare insieme’ e le condivise passioni musicali a condurre la compagine biellese alla realizzazione di un lavoro dall’interessante impatto emotivo, concretamente diretto per contenuti e sonorità. Brillano le arrembante evoluzioni in odore pop-punk di Out Of The Game e I Am So Sorry Señor così come gli acustici arzigogoli di Freak Show e l’elettrico beat Pest in una scaletta che non presenta particolari colpi a vuoto. Degna di nota la surreale cover disegnata da Carola Sagliaschi, in arte Galassika, per un esordio ‘semplice e per niente stupido’.

(Alessandro Freschi) Voto 7/10

Esce finalmente in cd il nuovo lavoro del pugliese Morreale, "Art Brut", fino a ora disonibile solo in download, per i tipi della Mellow Records. Si tratta di un lavoro estremamente personale, realizzato da Morreale con pochi apporti esterni affidati a musicisti amici e sodali. Il titolo si richiama alla corrente artistica fondata da Dubuffet che teorizzava un'arte ribelle, fuori dai circuiti e dalle ideologie ufficiali, che valorizzasse l'approccio spontaneo, profondo alla manifestazione artistica. In questo senso è esemplare la lunga, 21 minuti, title track, uno strumentale che parte con i toni cupi di un piano spettrale che via via si addolcisce per poi entrare nel turbinio rumoroso e caotico delle distorte chitarre di Ago Tambone che sembrano scontrarsi con la sorda cupezza del basso e della batteria, è un brano emotivamente coinvolgente nel suo alternarsi di sensazioni che trovano in un finale che suona come una ricerca di pace, di tranquillità. Il disco era iniziato con la malinconica e impressionista Time Of Remebrance con protagonista il piano e i synth a evocare tempi lontani e persi nel fumo della memoria. In Vita, ecco il Morreale cantore che ritorna a un momento del suo passato, prima con alcune pennellate efficaci dipinge il contesto della città di Pisa per poi andare dolcemente al forte ricordo personale. In Ópion fra immagini inquietanti, scenari apocalittici, esplode un brano che si pone sulla scia del classico prog italiano, bravissima ed espressiva la voce di Elena Lippe, mentre con Welcome To My Mind torniamo alle atmosfere intime e nebbiose, qui Morreale è accompagnato dal violino di Michele De Luisi. A chiudere Il treno, il testo è di Gianluca Ficca, mentre la voce è di Alessandro Calzavara, in arte Humpty Dumpty, il brano oscilla fra echi floydiani e tensione drammatica alla Biglietto Per L'Inferno.

(Ignazio Gulotta) Voto 7,5

 

 

 

 

Ignazio Gulotta, Alessandro Freschi

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