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14 novembre 2018 , ,

Ty Segall

FUDGE SANDWICH

2018 - In The Red Records
[Uscita: 26/10/2018]

Stati Uniti

 

ty coverSeFreedom’s Goblin” suggeriva parzialmente l’idea che Ty Segall potesse in qualche modo essere eletto come nuovo re del rock indipendente, gli album successivi hanno sconfessato questa possibilità, restituendoci l’immagine di un musicista sì inquieto ma allo stesso tempo molto dispersivo. Il crocevia di garage-punk, hard-rock, folk e glam è diventato per Ty Segall non più un punto di arrivo ma un porto sicuro dal quale ogni tanto assentarsi per visitare terre psych-folk bislacche (“Joy”, in collaborazione con Tim Presley) o per tornare all’adolescenziale amore per l’hardcore punk (“Pre Strike Sweep”, con i GØGGS). Fudge Sandwich è però un album di cover dove Segall si confronta con la capacità di reinventare e di dare un senso nuovo (o di rinforzare quello originale) alle canzoni altrui. Da sempre amante delle cover, se ne trovano di ogni tipo da lui realizzate (AC/DC, Black Sabbath, Motörhead, Hawkwind, Neil Young, Hot Chocolate, Velvet Underground, Mark Bolan, solo per citarne alcuni), sfoggiando imperterrito l’etichetta di musicofilo e fan appassionato. 

 

La tracklist di “Fudge Sandwich”  rispecchia chiaramente lo spettro musicale da cui l’artista trae ispirazione, dal freak rock (Grateful Dead, Amon Düül II, Gong) all’oscuro punk-rock (The DilsRudimentary Peni), dal groove funky (War, Funkadelic) alle ballate folk-rock (John LennonNeil Young), che in qualche modo Segall tenta di ribaltare in questo omaggio a grandi e piccoli della storia del rock. Viene da pensare che il senso del disco si nasconda proprio dietro al titolo e alla copertina, ovvero  l’accostamento di elementi eterogenei, di diversa consistenza e che in virtù di ciò ty imagecreano una sensazione straniante: ecco quindi funky/r’nb declinato in cupo fuzz-rock (Hit It And Quit It, I’m a Man, Low Rider), melodie lisergiche ribaltate in assalti punk (The Loner, St. Stephen), ballate riproposte sotto una lente più attuale (Isolation, Pretty Miss Titty, Class War, Slowboat). Quando Segall va a cercare gli arrangiamenti più prevedibili mostra il limite e la forza della sua musica: Pretty Miss Titty dei Gong a metà tra perversione velvetiana e cliché psych pop ‘60s, mantiene qualità e credibilità nella versione acustica chitarra/voce di “Fudge Sandwich” e ne è forse il momento migliore. Al contrario la rivisitazione straniante e claustrofobica di Archangel Thunderbird  (proprio come ci si ty-segall-fudge-sandwich-covers-albumaspetterebbe da un vero freak moderno come Segall) dissolve l’aura magica ed eversiva degli Amon Düül II, rimanendo solo una cantilena fastidiosa. Nel mezzo, tutto il resto che procede senza intoppi nel nome del dio del rock: assolo, chitarre distorte, ritmiche dritte, momenti di dolcezza e non una nota che non si sia già sentita uscire dal cilindro di Ty Segall. Arrivederci ad un 2019 magari meno prolifico ma di cui si riesca a ricordare almeno una canzone 

 

Voto: 6/10
Ruben Gavilli

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