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17 gennaio 2018 ,

Luca Sigurtà

GRUNGE

2017 - Silken Tofu
[Uscita: 19/12/2017]

Tra i suoi ultimi lavori solisti, quelli con i Luminance Ratio e le molteplici collaborazioni, sembra appropriata la definizione biografica che descrive Luca Sigurtà come un compositore di elettronica emozionale. Fin dai primi anni del 2000 infatti la sua ricerca sperimentale ha prediletto stratificazioni sonore astratte e oniriche, atmosfere evanescenti costruite su pattern molto ritmici ma anche estremamente variati e diluiti. Sempre in perfetto equilibrio tra noise glitch e dubstep, tra soluzioni analogiche e digitali, alternando spleen malinconici e irruzioni in costruzioni del tutto anomale, nervose, robotizzate, contorte e spigolose ma di grande suggestione e fascinazione. Emblematici sono l’ultimo lavoro con i Luminance Ratio “Reverie” e l’ottimo “Warm Glow” (2015 Monotype) uscito a suo nome. Stante l’eclettismo e la poliedricità dell’artista volto a testare continuamente timbriche e sfumature, accostamenti arditi di suoni trovati o generati, sempre sulla base di un pensiero elaborato e stilisticamente minuzioso e raffinato, “Grunge” ci è sembrato l’ennesimo colpo di coda volto a imporne l’imprevedibilità.

 

Il titolo è accostabile all’estetica di Sigurtà in riferimento ad una ibridazione stilistica polimorfa e trasversale e ancor di più, risalendo all’etimologia del termine, ad una patina di sporcizia che screzia e ‘disturba’, in modo altrettanto mutevole, gli otto episodi del disco. Riprende gli striduli battiti industriali e i droni deformi in pezzi potenti e visionari come Threshold che fa eco al trash corale e psicotico di Foetus, il più sporco e opaco tra i maestri del caos. Si riempie di interferenze incalzanti come lame acuminate in Badlands, brano con una evoluzione anomala e contorta e una finale apertura fibrillante in cui appare 11947652_972957556097558_6286359084774952843_npienamente riconoscibile il contributo dei Father Murphy. Prosegue in una radicalità lirica e spiazzante nelle fumose aporie dell’inconscio: Popskill e June; nei toni epici di un trip hop espressionista Glimpse, Koi o nelle ambigue liquidità trascolorate di Sewed Up e Topanga. Sembra un programma di lucida decostruzione post moderna, una rilettura metaforica dello smarrimento e dell’angoscia urbana in cui diventano contestuali le lunghe declamazioni accompagnate semplicemente da effetti scarni, riverberi, pulsazioni che lacerano il vuoto e la staticità. Ci piace quindi pensare a "Grunge" come riferimento a un torbido affiorante che vanifica il libero e fluido procedere. Un moto oppositivo che contrasta e frammenta la sintassi compositiva ma che allo stesso tempo ne esalta lo sforzo ricompattante, l’ethos della resistenza.

In tutto e per tutto siamo nel campo di una lucida esegesi che prova a spostare in avanti il baricentro espressivo e comunicativo lasciando che se ne avverta lo sforzo e la complessità. Ricordiamo oltre a Chiara e Freddi Lee, alcuni altri illustri ospiti come Luca Mauri, Paul Beauchamp, Francesca Amati e Matteo Bennici.

Voto: 7/10
Romina Baldoni

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