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8 marzo 2015 , , , , ,

The Pretty Things: "Bouquets From A Cloudy Sky"

Speciale: 50 anni di attività, il box celebrativo

2015 - Release date: 23 febbraio - Madfish-Snapper-No Other: Press & Publicity

Bouquets From A Cloudy Sky: Box di 13 CD+2 DVD+1 EP in vinile in formato 10'+Book di 100 pagine
                                                

 50c52bba-58ef-4272-8b30-9c473a48cfb6                    I N T R O

 

Non è esagerato definire 'monumentale' "Bouquets From A Cloudy Sky“, cofanetto dei mitici ed imprescindibili Pretty Things uscito a fine Febbraio 2015 in edizione limitata di 2.000 copie, che riunisce, con un corposissimo piatto di materiale inedito pressocchè l'opera omnia della sottovalutata band inglese. Dobbiamo premettere che si tratta di un acquisto piuttosto impegnativo (il prezzo di listino, per adesso, si aggira intorno alle 125 sterline), per portarsi a casa una serie di dischi che presumibilmente il fan di stretta osservanza possiede già in altro formato. Vista la quantità del materiale audio/video contenuto - ben 13 cd, 2 DVD, 1 EP in vinile in formato 10'' - è infatti impensabile che possa attirare il neofita o anche l'appassionato più 'tiepido', per i quali è senz'altro più consigliabile dirigersi verso un'antologia più snella o verso gli album più rilevanti della discografia, come "Get The Picture?", "S.F. Sorrow" e "Parachute". Se però escludiamo "Unrepentant: Bloody But Unbowed", l'antologia doppia, con inediti uscita ormai 20 anni fa e da tempo fuori catalogo, questo box appena uscito per la Madfish/Snapper in occasione di una ricorrenza importantissima quale il cinquantennale di attività della band, rappresenta comunque oggi l'unico approfondimento sulla lunga durata su questa seminale formazione. Cosa contiene quindi Bouquets From A Cloudy Sky?

 

La storia del Pretty Things in 11 CD

 

large4898Il corpo centrale dell'uscita è rappresentato da 11 cd in digipack che ripercorrono (quasi) per intero la carriera del gruppo.  Le versioni dei CD inserite in questo box sono le stesse - anche se, a differenza di allora, in formato digipack con copertine apribili - che la Snapper pubblicò a partire dalla fine anni 90. Si tratta di CD che affiancano al materiale delle scalette originarie degli LP un cospicuo numero di interessantissime bonus tracks. Il nuovo box ci offre anche l'occasione per ripercorrere la storia di questo fondamentale gruppo, spesso frettolosamente ricordato solo come una versione più selvaggia dei primi Rolling Stones. Definizioni di questo tipo o analoghe (ricordate anche per bocca di colleghi famosissimi prettythings-bouquets-retro-290x300come Van Morrison, i Ramones o gli Oasis, nei titoli iniziali del documentario "Midnight To Six Men"), non rendono assolumente giustizia al gruppo e calzano semmai solo con riguardo ai primissimi anni della loro carriera. Il primo omonimo album è del 1965, seguiva la pubblicazione di alcuni singoli di medio successo nelle classifiche inglesi, ma non inseriti poi sul 33 giri, come era d'uso all'epoca. Si tratta di un classico del primo rhythm and blues inglese, di livello pari al debutto dei Rolling Stones o del primo dei Them. Le interpretazioni di classici minori del blues (da Bo Diddley a Jimmy Reed, al quale devono il nome) ad opera della band sono ancora oggi impressionanti, tanto che al tempo si cercò appunto di pubblicizzare - non a torto - il gruppo come versione più cruda e rabbiosa degli Stones. Nei bonus tracks del cd ci sono tutti i fondamentali brani usciti sui singoli del periodo, a partire dalle classicissime Rosalyn e Don't Bring Me Down, anni dopo riprese entrambe anche dall'amico di gioventù David Bowie sul suo cover album "Pin Ups". E' da notare come ancora la band non si fidi ancora delle proprie capacità compositive, ma preferisca ricorrere, quando non alle cover, ad autori esterni. 

 

prettyphilddickIl secondo album, "Get The Picture?", uscito a pochi mesi di distanza, segna un'evidente crescita della band. A fianco di altre cover spuntano i primi pregevoli frutti delle penne di Phil May e Dick Taylor come Buzz The Jerk o Can't Stand The Pain. Get The Picture? è un altro classico, un disco fondamentale anche nell'evoluzione del garage-rock che in quei mesi nasceva negli USA dietro l'influenza di band inglesi come Stones, Kinks Yardbirds e non certo ultima, proprio quella dei Pretty Things.  Ancora una volta il cd aggiunge alcuni lati A e B di singoli tra i quali non possiamo non citare la signature song della band, Midnight To Six Men. I pezzi forti presenti sono comunque tanti:  dalla cover pre-punk di Come See Me, a Me Needing You (che verrà reinterpretata con la carta carbone, negli anni 80, dai Tell Tale Hearts) fino L.S.D., in cui vengono affrontati per la prima volta temi psichedelici. Qualcosa comincia a scricchiolare con il terzo album "Emotions", nel quale i Pretty Things cercano di abbandonare, in parte, il rhythm and blues rabbioso degli inizi per dedicarsi ad un repertorio, quasi tutto originale, più vicino ad un pop che calzava indubbiamente meglio a band come gli Hollies o gli Zombies. E' un disco che soffre l'uso eccessivo degli archi, aggiunti in un secondo momento dal produttore, contro il volere del gruppo. Il livello medio del repertorio è comunque sempre elevato. Anni dopo uscirà una deluxe edition dell'album con l'intera scaletta - qui ne apprezziamo una selezione, come bonus tracks - in versione nuda e cruda, senza gli overdubs.

 

prettyphildick1Nel 1967 i Pretty Things abbandonando la Fontana (per la quale erano usciti i primi tre dischi) ed abbracciano il verbo psichedelico, nascondendosi inizialmente dietro al nome di Electric Banana. Vengono pubblicati nel corso di un paio di anni alcuni EP, che purtroppo rimangono fuori da questo box. Le cose più interessanti sono quelle che, in un filmetto inglese intitolato "What's Good For The Goose" (del 1969), la band interpreta sul palco di un locale semi-clandestino in cui gli avventori danzano avvolti in un clima altamente psichedelico. Esistono varie compilation di questo materiale ed è consigliabile procurarsi almeno la compilation "The Electric Banana Blows Your Mind" (1997). Seppur in altre versioni, alcuni di questi brani rispuntano comunque nei due cd di 'rarities' presenti in questo cofanetto. E' il preludio al miglior album del gruppo: "S.F. Sorrow" (1968). Con il determinante apporto di Twink, batterista, ma anche autore, mimo e figura di riferimento dell'intera scena psichedelica londinese del periodo ed appena fuoriuscito dai Tomorrow, la band crea la prima vera rock-opera della storia, in anticipo anche sugli Who di "Tommy". Le influenze si espandono, sino ad accogliere nel sound del gruppo sonorità orientali e folk, in un intreccio che fonde anche blues, ballate e con intrecci vocali a dir poco sublimi. I Pretty Things non sono ormai più una band da 45 giri, anche se uno dei pezzi pregiati scritti dal gruppo in quei mesi, esce proprio su singolo. Si tratta del classico Defecting Grey, che insieme ad altri eccellenti 'scarti' dell'album, come Walking Through My Dreams e Talking About The Good Times è inserito come bonus track del cd. 

 

prettyphildick2L'equilibrio della band è però instabile. Twink ed anche il chitarrista storico Dick Taylor abbandonano il gruppo che si ricompatta intorno al front-man Phil May. Nel 1970 esce un altro ottimo disco: "Parachute", addirittura votato come disco dell'anno del 1969 dal Rolling Stone. Siamo nei mesi di passaggio tra i due decenni e la psichedelia lascia pian piano spazio ad un hard-rock molto melodico con spruzzate di glam. Il brano più amato dell'album è senza dubbio Cries For The Midnight Circus, ma fanno bella mostra di se' anche pezzi come She Was Tall, She Was High o She's A Lover. Si chiude qui la parte più importante della carriera del gruppo, che comunque negli anni successivi riesce a entrare nelle grazie di Peter Grant, manager storico anche dei Led Zeppelin, che li porta poi dalla EMI alla Swan Songs, etichetta proprio della band di Page e Plant. Escono altri buoni dischi, sempre più orientati verso l'hard-rock da FM a stelle e strisce, ma il successo vero e proprio, va detto, non arriverà mai. "Freeway Madness" ha ancora qualche freccia al suo arco, come Rip Off Train e Onion Soup, ma appare evidente che i giorni migliori sono ormai passati. Il cd offre alcuni brani del disco in versione dal vivo, tratti da un concerto al Lyceum del 1973. I successivi "Silk Torpedo" e "Savage Eye", proseguono sul medesimo trend, con qualità sempre al di sopra del livello minimo.

 

Il materiale aggiunto, rispetto alle scalette originarie, presenta ancora rispettivamente due brani dal vivo registrati a Santa Monica del 1974 e tre outtake di studio. Phil May si trova pian piano sempre più solo, con i componenti storici che abbandonano la scialuppa, uno dopo l'altro. Negli ultimi mesi di vita del gruppo, lui stesso viene escluso, prima che il nome prettythings tagliaferri dick taylorstorico venga messo temporaneamente da parte. Siamo nel 1976. I Pretty Things si riformano con svariati componenti della prima ora già nell'anno successivo, ma la cosa è confinata nel circuito del revival. Per avere un nuovo disco, "Cross Talk", bisogna attendere il 1980. Pur non trattandosi certo di un capolavoro, è apprezzabile il tentativo di confrontarsi con il power pop e la new wave del periodo e di affidarsi ad un repertorio tutto originale, senza ripescaggi dal passato. A tratti sembra quasi di ascoltare una buona pub-rock band influenzata dai Police. E' inutile dire che neanche questa mossa porta grossi risultati commerciali e la band torna di nuovo in naftalina. Un'altra incarnazione della band, che giunge per la prima volta dal vivo anche in Italia, produce nel 1987 solo un album di nuove registrazioni di vecchi brani, "Out On The Island“.

 

Sulla scia del rinnovato interesse verso le formazioni anche più oscure dei 60's, i Pretty Things tornano in pista nel 1998. Il nuovo disco in studio, "Rage Before Beauty", affianca a nuove registrazioni anche brani scritti e registrati nel corso degli anni predenti. Benché si tratti di un disco che  mette inevitabilmente molta e fin troppo eterogenea carne al fuoco, è tutt'altro che spiacevole. La scaletta del disco passa in rassegna cover di classici anni 60 come Play With Fire degli eterni rivali Rolling Stones, Mony Mony di Tommy James and The Shondells o Eve Of Destruction di Barry Mc Guire, ad omaggi a vecchi membri del gruppo (Vivian Prince), a lezioni di garage-rock come Passion Of Love, sino ad esempi di mzdm25kbgdOD8o8TVHae60wpub-rock tra Graham Parker o Elvis Costello (Not Givin' In). Sia questo che il successivo ed ultimo cd del box, non hanno in questa versione alcuna traccia aggiuntiva. L'ultimo tassello della discografia dei Pretty Things è "Balboa Island", frutto di una formazione che vede i soli due attempati leader storici May e Taylor, a fianco dei quali è rimasto il solo Wally Waller, mentre la sezione ritmica è composta da due giovanissimi musicisti. Il disco non offre brani indimenticabili, ma è indubbiamente più compatto del precedente, anche se di nuovo, qualche brano ha svariati anni sulle spalle (All Light Up). Grazie anche ai giovani rinforzi, all'indomani dell'uscita dell'ultimo album la band ha ripreso a suonare in giro per il mondo, presentandosi più volte anche dalle nostre parti (al Beat Festival di Salsomaggiore nel 2009 ed ancora nel 2012 e poi nel 2014). L'opener The Beat Goes On è l'unico brano dell'ultimo periodo che la band suona nei propri concerti, a fianco dei classici del passato.

 

In Bouquets From A Cloudy Sky mancano all'appello, oltre ai brani degli EP pubblicati sotto il nome di Electric Banana, solo alcuni dischi minori: il "Live At The Heartbreak Hotel", che documenta la band non certo nel suo massimo splendore in una registrazione dal vivo del 1980; "Resurrection", riproposizione integrale del classico S.F. Sorrow risalente al 1998, di cui però è compresa la versione video in dvd. E non ci sono le “BBC Sessions“, già uscite nei primi anni 90 come "On Air" su un singolo cd  e poi con scaletta espansa su due dischetti intitolati "The Complete BBC Sessions". Materiale eccellente, che rimaneCover_0001 consigliabile non essendoci alcuna soprapposizione con questo box. Non sono stati inseriti integralmente, ma qualche brano è comunque recuperato nei due cd di "rarities", anche altri dischi: il live-in-studio appena citato del 1987 Out On The Island, con i Pretty Things in formazione raccogliticcia e i due revivalistici dischi usciti nei primi primi anni 90 a nome Pretty Things Yardbirds Band, con ex componenti delle due storiche formazioni inglesi (ma partecipa anche Bob Hite dei Canned Heat), impegnati in un repertorio di cover di vecchi blues. Stesso trattamento anche per "Philippe Debarge", uscito ufficialmente solo nel 2009, ma con registrazioni del '69, allorquando la band assoldata dal miliardario playboy francese che dà il titolo al disco, compone e suona un intero album, lasciando al 'finanziatore' lo sfizio di ritagliarsi il ruolo di cantante solista. 

 

I due CD di rarità

 

Nei due cd di rarità, per così dire 'incastonati' nella copertina rigida del libro presente nel box, trovano posto ben 46 brani, risalenti prevalentemente alla prima parte della carriera. Si tratta di un vero e proprio Sacro Graal per i fan allo stadio terminale dei Pretty Things. Vengono recuperate infatti varie registrazioni dal vivo, di qualità non sempre cristallina, soprattutto per quelli degli albori della storia del gruppo, a cominciare dai primi tre brani in scaletta, tratti da un'esibizione televisiva alla BBC del '64. Tra il materiale live spiccano, scorrendo i titoli del primo cd, 4 pezzi che colgono i Pretty Things in un concerto del '69 al Paradiso di Amsterdam, con Twink nei ranghi del gruppo e che documentano per la prima volta in veste ufficiale - ne esisteva un bootleg già circolato con varie copertine - il periodo più psichedelico del gruppo. La band gira a mille e viene dato molto spazio all'improvvisazione, così che i brani già conosciuti vengono dilatati e stravolti. Tra estratti da S.F. Sorrow spunta anche un'ottima versione della splendida Renaissance Fair (dall’album “Younger Than Yesterday“ dei Byrds), mai incisa in studio. Il legame con il gruppo di Roger McGuinn viene confermato anche dalla presenza di una versione di Why (nel repertorio live anche dei Tomorrow), registrata pochi mesi prima ad Hyde Park. Molto interessanti anche i  vari demo che svelano versioni embrionali di canzoni poi finite sugli album ufficiali, come - sempre sul primo cd - 3 pezzi per voce e chitarra poi finiti sul discusso Emotions. A cavallo dei due cd troviamo anche una dozzina di demo riferibili a due fasi delle fertili "Westbourne Terrace Sessions". La prima parte è rappresentata da abbozzi di canzoni che pochi mesi finiranno sull'album Parachute.

 

E' possibile così apprezzare alcuni brani ancora in fase di evoluzione, registrati su un multitracce da Phil May e Wally Waller. La seconda parte di queste sessions risale ai mesi immediatamente successivi all'uscita di quel disco e che sono pressoché tutti inediti. Parte di questo materiale era già uscito nel secondo disco della deluxe edition doppia di Parachute, uscita nel 2012. Giunti alla metà del secondo cd si passa relativamente a grandi salti dai primi anni 70 ai giorni nostri. Compaiono quindi estratti dei sopra citatiUT37 cover album della discografia del gruppo non inseriti nel box, oltre a brani inediti su album. C'è Monster Club, tratto dalla colonna sonora dell'omonimo film horror del 1980, che vide anche la divertente partecipazione del gruppo che si esibiva sul palco di un locale frequentato da soli mostri dell'orrore. Sono presenti anche alcuni interessanti outtakes dei due ultimi dischi in studio, con prevalenza di cover, come l'ennesima resa di I'm Your Hoochie Coochie Man (che poteva finire su Rage Before Beauty) o la dylaniana It's All Over Now Baby Blue (rimasta fuori da Balboa Island). L'ultima traccia vede invece l'attuale incarnazione della band alle prese con Helter Skelter, già uscita su un mini-tributo all'album bianco dei Beatles uscito appena tre anni fa su un doppio 7'' per l'etichetta Fruits De Mer. Alla fine dell'ascolto appare chiaro come il contenuto in questi due dischetti non fosse certo nato per essere pubblicato e che abbia valore soprattutto storico. E' musica che farà felici gli archelogi della band, per quanto ad eccezione delle tracce più recenti l'ascolto possa risultare a tratti un po' faticoso, a causa della precarietà delle fonti. I veri e propri brani inediti completi, le b-sides, gli outtakes, gli estratti da compilation ecc., sono infatti già inseriti in coda ai rispettivi cd della discografia ufficiale, portando il bottino complessivo, considerando anche i due cd di 'rarities', a  quasi 100 brani. Non c'è quindi proprio da lamentarsi.

 

I due DVD di contenuti video

 

Sempre nella copertina del libro sono inseriti anche due DVD, il primo dei quali contiene il documentario "Midnight To Six Men", che in due ore circa ripercorre, con l'ausilio di interviste ad alcuni dei protagonisti, gli anni iniziali e più rilevanti della formazione, quelli che vanno dal 1965 al 1970. Il tutto è condito con immagini di foto, articoli di giornali d'epoca e – soprattutto - stralci di alcuni filmati dal vivo del gruppo. Rispetto ad altri Dont Bring me Down Underdocumentari musicali di questo tipo Midnight To Six Men tradisce un'impostazione piuttosto spartana, per quanto questo non sia necessariamente un difetto. Del resto è evidente che non trattandosi di stelle di primissimo piano, il materiale video non abbonda. Le interviste, tutte risalenti al 2010, sono molto interessanti per gli appassionati, andando ad approfondire vicende e rapporti personali intercorsi tra i vari componenti della band (dagli esordi di Dick Taylor a fianco dei futuri Rolling Stones, amici al tempo della scuola, al complicato rapporto con i batteristi Vivian Prince e Twink), ma si limitano essenzialmente ai componenti della formazione storica, dando maggior spazio ai due leader storici della band: Phil May e Dick Taylor. Quanto ai filmati, la prima parte ricorre a più riprese alle esibizioni dei Pretty Things al Beat Club (programma della TV tedesca andato in onda dal '65 al '72) e soprattutto al Blokker Festival, festival olandese del 1965, del quale sono stati una delle principali attrazioni. E' probabile che dopo aver assistito al concerto, molti degli eccitatissimi ragazzi che si vedono nelle prime file sotto al palco, siano poi corsi a formare una band e che tra loro ci fossero membri dei futuri Outsiders, o dei Q65.

 

Nella seconda parte del documentario, oltre al materiale della BBC, vengono mostrati anche filmati meno noti, tratti anche dagli archivi della televizione francese, con il gruppo pescato nei mesi di transizione dalla psichedelia all'hard rock dei primi anni 70. Nel medesimo DVD troviamo anche "Pretty Things On Film", una sorta di avveniristico (per l'epoca) long video del 1966, in bianco e nero, che unisce tre canzoni del periodo a cavallo tra i primi due album. Se in Midnight To Six Men e L.S.D. vediamo semplicemente la band suonare, rispettivamente in studio o dal vivo (allo storico 100 Club di Londra), per Can't Stand The Pain abbiamo un vero e proprio video clip, assai in anticipo sui tempi, anchept considerando il livello degli analoghi esperimenti che i Beatles, comunque alcuni mesi dopo, faranno con i filmati promozionali di Strawberry Fields Forever o di Paperback Writer. Questo mini-film era già stato inserito nella ristampa di Get The Picture?, pubblicata sempre dalla Snapper, nel 1998. Come bonus material sono compresi anche i video-clip di Rosalyn e Eve Of Destruction, che la band ha approntato al tempo di Rage Before Beauty. Il secondo DVD, "S.F. Sorrow (Live at Abbey Road 1998)" è invece completamente dedicato al concerto del ritorno sulle scene del gruppo del 1998, dopo molti anni di assenza (non a caso la versione su cd dell'evento si intitolava Resurrection), con la riproposizione integrale di S.F. Sorrow negli studi di Abbey, di fronte ad una platea ristretta. Per l'occasione i Pretty Things sono raggiunti sul palco dalla chitarra di David Gilmour, oltreché da Arthur Brown che funge da cerimoniere e da narratore della storia della rock-opera, tra un brano e l'altro. Fare confronti con la versione originale sarebbe impietoso ed è comunque un piacere rivedere dopo molti anni i vecchi amici in una delle formazione più storiche di nuovo insieme per reinterpretare il loro disco più riuscito. Nel corso degli anni successsivi altri membri si chiameranno infatti fuori dal gruppo, presumibilmente in maniera definitiva.

 

Gli altri contenuti del box

 

Il cofanetto non si ferma però ai cd e ai dvd, ma contiene altro. Per accontentare anche gli appassionati di vinile è presente anche un EP dal formato di 10'' con quattro brani risalenti al periodo d'oro del gruppo. Ancora demo tapes e versioni alternate tra cui spicca una Defecting Grey più estesa rispetto alla versione originale. Interessantissimo è poi il libro con la storia della band, scritta dallo specialista Mike Stax, editor della rivista Ugly Things e già membro di band sorte sulla scia dei Pretty Things come Crawdaddys e Tell Tale Screen shot 2015-01-20 at 7.40.10 PMHearts ed attualmente nei Loons. Non si tratta del solito booklet appena un po' più corposo del normale, ma di un vero e proprio libro di ben 100 pagine, con copertina  rigida (nella quale appunto trovano posto i due dvd e i due cd di 'rarities'), che affronta nel dettaglio le varie fasi della carriera della formazione. Il tutto è condito di tantissimo foto, anche mai viste prima e riproduzione di ritagli di giornale, manifesti, flyer e biglietti di concerti. E' il caso di ricordare che si tratta della prima vera biografia sui Pretty Things che sia mai stata pubblicata. Altri oggetti per così dire, di contorno, sono stati aggiunti nel box. Nessuno sarà forse mai motivato all'acquisto dalle riproduzioni di missive inviate dai legali dei Pretty Things per veder loro riconosciuti i diritti d'autore (sic!), o magari neppure dalla riproduzione di un quadro di Phil May (ebbene sì, è anche pittore), ma questo tipo di memorabilia per i fan è sempre gradito. Così come infine sarà sicuramente gradito il poster con la family tree completa del gruppo, che rimette ordine sui vari cambi di formazione avvenuti negli anni, con frequenti uscite e successivi rientri di molti musicisti.

Filippo Tagliaferri

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