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29 aprile 2017 ,

Steve Hackett

THE NIGHT SIREN

2017 - Inside Out
[Uscita: 24/03/2017]

Inghilterra

 

"The Night Siren", il  nuovo album di Steve Hackett, lo storico chitarrista ex-Genesis, accentua ancor di più la tendenza a mescolare suoni e stili già presente nel precedente “Wolflight” con un risultato quanto meno discutibile. Una moltitudine di strumenti etnici di varie parti del mondo è la protagonista di una musica schizofrenica e appesantita dai molteplici stili e dai bizzarri arrangiamenti che ne pregiudicano ogni possibile linearità. Ogni brano è inframmezzato da momenti diversi dove convivono nel giro di pochi minuti pompose solennità e leggerezze easy listening. Ecco quindi una Martian Sea che comincia con il sitar diventando poi una ritmata canzonetta con facili coretti easy listening che finisce in beatles-style pseudopsichedelico anni ’60, Fifty Miles From North Pole contiene una chitarra da film di James Bond, coretti femminili, pesantezze orchestrali, riff hard rock, una tromba lacerante e il solito assolo chitarristico presente in quasi tutti i brani.

 

steAncora più caotica è Anything But Love che ci porta fino in Spagna con un intro di chitarra flamencata per poi perderne ogni riferimento logico aprendosi a un easy listening smaccato con una canzoncina a più voci che avrebbe fatto invidia ai Fleetwood Mac più commerciali. Con Inca Terra si passa al Sudamerica con risultati davvero schizofrenici: intro di charango, assolo di flauto andino finto folk che fa tanto El Condor Pasa, cori alla Crosby, Stills & Nash, percussioni indiane, didgeridoo australiano e a concludere il solito assolo di chitarra solista. Si torna in Europa con In Another Life che, cantando la triste storia di un antico soldato scozzese, ripropone gli stereotipi della musica scoto-celtica con tanto di uillean pipes, ritmi da marcetta militare con effetto “passi pesanti di soldato”, un assolo di sax jazzato e finale con atmosfere new age, le stesse che ritroviamo anche nella dolciastra West To East che nonostante gli intenti pacificatori del testo sembra una canzone di Enya nel suo periodo più commerciale.

 

Ci sono ancora altri brani, ovviamente, ma che non risollevano le sorti di un album raffazzonato e confuso; come quello che chiude il disco: The Gift, un lento e mieloso strumentale per chitarra che essendo una cover di un paio di oscuri collaboratori di Hackett sembra inserito nel disco più come omaggio a questi ultimi che per il suo SHnewGWintrinseco valore, visto che non è altro che un flemmatico e stucchevole susseguirsi di note chitarristiche allungate su un tappeto di tastiere. In conclusione, un deciso passo indietro rispetto al precedente Wolflight che pur viaggiando già su questa linea non proprio felice, aveva brani decisamente migliori. Un album al quale assegniamo comunque la minima sufficienza per le valide e virtuosistiche parti di chitarra solista che pur apparendo a volte fuori contesto sono sempre ficcanti ed incisive e per la tendenza, che traspare da un paio di testi, alla pacificazione tra i popoli. Provaci ancora Steve! 

 

Voto: 6/10
Maurizio Pupi Bracali

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