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22 giugno 2016 ,

Swans

THE GLOWING MAN

2016 - Young God Records-Mute
[Uscita: 17/06/2016]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

swans-glowing-manOgni lavoro del guru Michael Gira, sia esso ascrivibile ai diabolici Swans o ad altri progetti paralleli quali The World Of Skin, Angels Of Light, cammina sui bordi dell’abisso e reca sentori d’apocalisse. Gira, uno dei maggiori esponenti del rock d’avanguardia mondiale, uomo del sottosuolo dostoevskijano per antonomasia, ci regala quest’ennesima perla sonora bagnata nel curaro. Per sua stessa ammissione “The Glowing Man”, due ore di pura catarsi, è l’ultimo capitolo della collaborazione del Nostro con la mirabile formazione che l’ha affiancato negli ultimi sette anni: Norman Westberg, Chris Hahn, Thor Harris, Chris Pravdica, Phil Puleo. Memorabile line-up, invero, potente e sintonizzata perfettamente col suono apocalittico e con la visione avernale voluta dal leader.

E il tono d’addio, non solo a dei compagni di viaggio, quasi dei novelli aedi discesi in gironi danteschi in cerca del suono primigenio, ma anche a coordinate musicali tese a distruggere ogni concetto d’armonia, e a suscitare nell’ascoltatore un irreversibile stato di alterazione di coscienza, un lungo sonno catatonico senza speranza di riemersione, si rileva qui con evidenza palmare. Se con “To Be Kind”, e coi tanti concerti live a esso afferenti, l’intentio era quella di annichilire l’ascoltatore/spettatore, fargli inalare i mefitici miasmi provenienti da immaginarie lande infernali, spingendo il suono come un maglio infuocato fin dentro le sue sinapsi, fino a un livello insostenibile, qui i toni si abbassano e, pur mantenendo la struttura di una litania sostanziata di tenebra, rinviano a una pur minima linea lirica. Facile ripensare ad esempio a capolavori quali “The Burning World” o “White Light From The Mouth Of Infinity”.

 

Melanconia permeata di disperazione e fulminei sprazzi di luce in questa discesa all’Ade lungo sentieri costeggiati d’asfodeli, con brani dalla lunghezza ferale, quindici, venti, trenta minuti, e rare schegge sonore che baluginano nel vuoto universale al volgere del giorno. A partire dall’iniziale preghiera solforica di Cloud Of Forgetting, dal ritmo pieghevole come uno stelo di fiamma, con gli strumenti coinvolti come in una lenta nenia, prima che swans-1000-640x427la voce stregonesca di Michael Gira (nella foto a sinistra) irrompa a destrutturare l’idillio, con toni da fascinazione sciamanica.

La successiva preghiera, a  guisa di evocazione di spettri dal mondo uranio, Cloud Of Unknowing, ricalca gli schemi sonori della traccia precedente, grande impatto evocativo, strumenti coordinati su atmosfere da incubo blakeiano, un ritmo dapprima in lenta evoluzione, in sognante approssimarsi all’abisso sottostante, poi vieppù incalzante, fino a divenire parossistico anelito al balzo nell’indicibile, con la voce di Gira che si snoda sopra le note come un nastro scarlatto, potente e dolorosa. Un brano a suo tempo “prestato” ai valorosi Sonic Youth, e qui ripreso in versione alquanto rivisitata e  dilatata, The World Looks Red/The World Looks Black, ci riporta ad atmosfere più respirabili e prossime all’umano, con curvature melodiche di grande splendore. Così come immersa in una quiete apparente, in un concetto di illusoria pace, si palesa People Like Us, a chiudere la prima parte dell’opera. 

 

Swans-pc-Samantha-Marble-hi-730x410Gli oltre venti minuti di Frankie M aprono la seconda tranche dell’album, un suono arcano, gremito di cori angelici, a far rilevare ancora una volta la vena mistica di Gira, nel cui sangue combattono incessantemente creature infernali e paradisiache, un lungo prologo di quieta armonia che prelude a una selvaggia tenzone tra luce e tenebra, chitarra fiammeggiante su una base percussiva maniacale, ritmi vertiginosi e urticanti, la voce di Gira come una salmodia satanica stesa su ogni cosa, di gran lunga il brano migliore dell’opera. Attingimento di armonie ancestrali, dopo tanta furia belluina, sembra essere When I Will Return?, magicamente cantata dalla moglie di Michael, Jennifer Gira, il cui titolo ben s’adatta al clima di commiato che permea l’intero album.

SwansLive_CreditJensWassmuth_5_1024x1024Un fuoco di assoluta devastazione sonica si sprigiona, invece, dopo un interludio di toni ingannevolmente quieti, dalla venefica The Glowing Man, quasi mezz’ora di puro delirio apocalittico, voce demoniaca, strumenti in convulsione simultanea, con, di quando in quando, cali repentini di ritmo, come in una temibile spola tra un regno e l’altro, correndo sul filo immaginario d’un rasoio. La dimensione meditativa e sognante di Finally Peace, retaggio di remote loro incarnazioni stilistiche, suggella un album prodigioso, dove nulla incrina la perfetta superficie del lago musicale sopra il quale incedono, maestosi e infernali, neri e tenebrosi, fendendo l’acqua sulfurea fino alla consumazione dei tempi, i Cigni. 

 

Voto: 9/10
Rocco Sapuppo

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