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7 gennaio 2018 , ,

Elettronoir

SUZU

2017 - Goldmine Records
[Uscita: 31/10/2017]

elettronoir suzuPer la quinta volta in poco più di dieci anni gli Elettronoir tentano la strada di una ‘bildung’ emotiva che non vuole essere solo costruzione sonora. La scelta del percorso diegetico unitario – gli stessi musicisti parlano di «un concept album che racconta l’umanità ai tempi della disumanizzazione» - affermata con questo ultimo “Suzu lascia pochi dubbi sul tentativo/tentazione dell’opera totale che, paradossalmente, solo lo smembramento scene/brani può restituire. La parzialità è il senso della totalità attuale restituita come spettacolo, è la sentenza che l’apertura del disco con Divisione Satie ci consegna; la parzialità come cifra della contemporaneità è restituito dalla convivenza tra schegge sonore impazzite collazionate con un’attitudine noise anni novanta e il senso degli Elettronoir per la melodia sghemba. Un omaggio al compositore che è un inno alla militanza e al rigore filologico icasticamente tratteggiati all’interno dell’ambivalenza della parola Divisione. La stessa ambivalenza che sembra avvolgere tutto il lavoro e ben visibile nel contrappunto tra parole e composizione musicale di Tracciante il cui il retrogusto bellico stride con il testo palese fatto di chitarre e amore ben tornito nella voce di Giorgia Lee. La ricomposizione del reale diviene ricomposizione delle identità soggettive in cui il genere è solo uno specchio incrinato che non restituisce solo immagini scomposte, abbiamo letto in questo senso le evoluzioni intorno alla voce di Marco Pantosti ne La Seduzione di Eva.

eeL’aspetto più rilevante della poetica Elettronoir sembra possa essere rintracciata in quella ballardiana mostra delle atrocità con la quale definire una possibile scienza diagnostica del presente sviluppata in Postalmarket, uno dei migliori episodi dell’album, sospesa tra presente e futuro come ricordo di un passato quasi-mitico. In questo senso riuscito l’uso iper-acido dei sintetizzatori Korg in grado di avvolgere in una atmosfera atemporale, una speciale atemporalità anni ottanta, l’interesse degli Elettronoir per il presente e la malinconia in grado di generare; interessante l’uso dei luoghi comuni in chiave analitica di una generazione di voyeur condensata nell’intimo indossato dalle modelle della rivista di vendite per corrispondenza in questione.

eDunque gli Elettronoir chiudono il cerchio sforando il disco definitivo? Non proprio e per ragioni piuttosto semplici, tanto elementari quanto ambizioso è il progetto di Suzu. Gli arrangiamenti, scarni per scelta, raggiungono il break-even point dell’inconsistenza senza lasciarsi definire neanche sciatti. A questo aggiungiamo la scarsa vena innovativa della scrittura musicale ben distante dalle migliori prove, per quanto immature, degli stessi Elettronoir che con “Non Un Passo Indietro” alludevano ad una (dark) wave italica non solo rimaneggiata ma completamente rifondata negli assi compositivi e nelle posture interpretative. Gli Elettronoir ammirevolmente puntano con questo lavoro ad una possibile nuova comunità destinale, il problema è che qui non si scorge né la comunità né il destino a-venire nonostante le ottime linee ritmiche e il notevole apporto di Maurizio Sarnicola in fase produttiva. 

 

Voto: 6.5/10
Luca Gori

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