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17 dicembre 2018

Roberto Ottaviano

ETERNAL LOVE

2018 - Dodicilune dischi
[Uscita: 15/10/2018]

 #consigliatodadistorsioni     

 

278Il nuovo lavoro del sassofonista pugliese Roberto Ottaviano consta di un quintetto d'eccezione e si lascia ispirare da un pensiero estetico sull'Africa, attraverso un mosaico di composizioni attinte dai grandi del jazz, oltre a un paio di brani originali dello stesso Ottaviano tra cui quella che dà il nome all'intero progetto. "Eternal Love" nel cui percorso il sax soprano del leader è affiancato dai clarinetti di Marco Colonna. Il divenire corale del traditional africano Uhuru, traccia d'apertura introdotta da piano e hammond dell'inglese Alexander Hawkins, rappresenta subito un inno al continente delle radici che volge in chiusura verso uno sfogo aperto di clarinetto basso e soprano. I ritmi leggiadri e danzanti come da festa di African Marketplace di Abdullah Ibrahim (il già noto Dollar Brand) avanzano sino ai giochi ritualistici del contrabbasso di Giovanni Maier con la batteria di Zeno De Rossi. Poi tutto rallenta e comincia a farsi più diradato con il pedale di contrabbasso in Chairman Mao di Charlie Haden e l'improvvisazione si rende più libera con l'ingresso in duo di sax e batteria in Mushi Mushi di Dewey Redman, dentro cui si snoda uno swing possente e disinvolto.

 

eternal-love-nDopo una stasi ricercata in Oasis di Elton Dean, la scansione metrica diventa più sincopata e ancora di richiamo all'Africa nella Questionable 2 di Ottaviano con il Fender Rhodes di Hawkins a infittire le armonie. Eternal Love guarda dall'alto l'insieme con il sax soprano che aleggia spinto sulle corde costantemente vibranti nell'arco del contrabbasso. E poi nell'Africa del jazz non potevano mancare John Coltrane e Don Cherry (il primo anche in riferimento al sax soprano), di cui il quintetto interpreta, con uno spirito in linea con l'esecuzione delle composizioni precedenti, rispettivamente Your Lady e Until the Rain Comes. Nella prima è notevole l'assonanza dello stile di Hawkins al piano che ricalca volutamente quello di McCoy Tyner e sembra pure di sentire il molleggiare del drumming di Elvin Jones, ma anche nell'esposizione del tema riecheggiano Coltrane e il clarinetto basso di Eric Dolphy, nonostante non presente nell'originale. La seconda, quella di Don Cherry, è un reggae gioviale e riflessivo che chiude il disco dopo un'apertura distesa di solo piano. "Eternal Love" è un punto di vista sull'Africa che va oltre i suoi confini geografici e politici per darsi come forma sonora di immaginario collettivo.  

 

Voto: 8/10
Sergio Spampinato

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