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4 dicembre 2016 ,

Jenny Hval

BLOOD BITCH

2016 - Sacred Bones Records
[Uscita: 30/09/2016]

Norvegia     #consigliatodadistorsioni

 

Disco aspro, come evidenzia la crudezza del titolo scelto, il sangue fa riferimento a quello «più puro e più potente, più banale e terrificante: il sangue mestruale….Che ci lega insieme e ci avvicina di più al latte materno. La catena di carta igienica bianca e rossa che unisce vergini, puttane, madri, streghe, sognatrici e amanti.». Sono queste le parole con le quali Jenny Hval apre il booklet del cd e necessarie per comprendere almeno in parte lo spirito di questo lavoro complesso e tormentato che la brava cantante e musicista norvegese ha scritto e suonato con l'aiuto del produttore Lasse Marhaug, che ha anche composto insieme alla Hval due brani, e di pochi altri fidati collaboratori. Disco complesso dicevamo, e in effetti chi cerchi le fatate e celestiali atmosfere che spesso caratterizzano le armonie imbastite dalle voci femminili provenienti dalle terre iperboree, questa volta rischia di restare spiazzato. Non che la voce della Hval non sia capace di incantare, lo fa soprattutto nei primi momenti del disco, ma “Blood Bitch” è un lavoro che dà pochissima consolazione, ma invece turba, scuote, a tratti impervio, non fa nulla per rendersi banalmente gradevole o accattivante, fin dall'immagine di copertina, austera e severa, come solo certe immagini bergmaniane sanno esserlo.

 

hvalUn disco concepito come un'esplorazione dell'identità di genere e delle sue implicazioni politiche, attraverso il sangue, metafora di vita e di morte, di pregnante fisicità e di irrisolti immaginari. Irrequieti e torbidi pattern elettronici accompagnano la voce sofferta della Hval, che in certi casi, Untamed Region e Lorna, si riduce a spoken word, quasi a voler mortificare le magnifiche doti vocali che abbiamo apprezzato e amato nei suoi precedenti lavori. Ma è in The Plague, forse il brano paradigmatico dell'intero album, che molti probabilmente ameranno e molti altri altrettanto probabilmente odieranno, che la voce diventa prima sussurro quasi indistinto e poi urla deliranti, da performance teatrale d'avanguardia, e infine sgraziata vocetta da inquietante bambina uscita da film horror. E il cinema ritorna come fonte di ispirazione, il secondo brano che affronta il tema del vampirismo si intitola Female Vampire, chiaro richiamo all'omonimo film di Jess Franco (in Italia “Un caldo corpo di femmina”), mentre l'ansimare ossessivo di In The Red, con la sua prepotente fisicità, ci rimanda a certa conturbante body art. Disco non facile, lavoro molto personale, ascoltarlo a volte dà la sensazione di violare l'intimità più profonda e oscura dell'artista; una tappa importante nella carriera di questa eccellente musicista.

Voto: 7,5/10
Ignazio Gulotta

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