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24 Maggio 2013 ,

The Fall RE-MIT

2013 - Cherry Red Records
[Uscita: 13/05/2013]

The Fall “Re-Mit” (Cherry Red Records, # CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

Credo che il fiuto proverbiale di John Peel abbia fatto centro ancora una volta nell’elogio di una band ormai davvero storica e simbolica  nell’ambito del movimento post punk, come sono appunto i Fall, ma soprattutto abbia usato la definizione che per eccellenza è la più calzante per descrivere la creatura eclettica e istrionica di Mark E. Smith: «They are always different; they are always the same». Ed effettivamente, dopo oltre trentacinque anni di prolifica attività, la cosa più stupefacente di tutto il percorso intrapreso dalla band di Manchester è la loro cinica coerenza. Il modo peculiare del  trasandato leader Smith di osservare ed essere distaccato, di recepire e restare alienato, di usare corazze ed attitudini dilettantistiche nascondendo uno spirito curioso, colto e sensibile. Dietro al loro disfattismo caustico di facciata si nasconde una insaziabile ricerca di stimoli e una voracità onnivora che li ha portati negli anni a porre le basi di un’identità diventata inscalfibile, al di là di una produzione non sempre qualitativamente eccelsa ma di sicuro sempre intensa e ispirata. Le loro metamorfosi sono così diventate l’emblema di un’inquietudine costruttiva, di un tormento capace di illuminarsi artisticamente dai prodromi stessi delle sue contraddizioni di base. In pratica i Fall incarnano la metafora stessa del disagio industriale, gli umori in chiaro scuro, lo straniamento e la spersonalizzazione degenere dei loro luoghi d’origine. La poesia del contrasto, la decadenza che rivela la bellezza tra le ombre spettrali delle macerie. Nella loro musica confluisce un rivolo di ripetitività drogata e paranoica che finisce per sposarsi con la lucida hauntology del blues, del garage e del rockabilly grezzo ed energico, primordiale, sgangherato e sbilenco ma palpitante.

 

L’album, contraddistinto dalla stessa formazione presente fin dal 2010 con “Your Future Our Clutter”, smorza in parte i toni abrasivi e al vetriolo dell’ultimo “Ersatz GB”, ritrovando il caratteristico humor distaccato e misantropo tipico inglese, tanto macabro quanto spassoso. The Fall “Re-Mit” (Cherry Red Records, L’ouverture strumentale, No Respects, giocata sul boogie di chitarra e gli smaliziati e sognanti tocchi della tastiera, ci fa pensare a qualcosa di danzereccio assai lontano  dall’estetica smithiana. Una deviazione ad effetto subito ripresa dalla voce strascicata e biascicante del leader che a denti stretti declama le sue invettive criptiche in Sir William Wray, che si equilibra in modo assai arioso e malizioso con una strumentazione ben ritmata e arrangiata, con tanto di coretti a dare rotondità e rifinitura melodica. Kinder of Spider è forse il riflesso di questo nuovo compromesso che sembra giocato sul mood dinamico e coinvolgente creato dal mix di vocoder e dalle distorsioni vocali. Siparietti capaci di smussare l’esuberanza sbilenca della personalità di Mark E. Smith con costruzioni psychobilly  ed intrecci che rileggono la vivacità sixties del garage nuggets. Noise è un declamato che perde veramente di forza e genuinità e fa decisamente propendere l’inclinazione Fall verso l’attitudine della giovane moglie e tastierista Elena Poulou, (tutto ci saremmo aspettati di sentire dall’impassibile Mark tranne uno scontatissimo ‘nasty-nois Peter’ rivolto al chitarrista Greenway, nda). La psichedelia sospesa, rivisitata da una lente banal new wave di Hittite Man inizia a farci trattenere il fiato. Non c’è tensione emotiva, sembra di captare un segnale dall’oltretomba di un Lux Interior narcotizzato.

 

The Fall “Re-Mit” (Cherry Red Records,

Molto più riuscite nell’alt country inacidito e carambolato No Respect Rev. e la finale Loadstones, in cui l’elettronica vintage schizza l’atmosfera di fluorescenze sgargianti. Un mondo altro invece è rappresentato dal brano Victrola Time, che vale tutto l’album e allo stesso tempo è aliena, con il suo funky robotizzato e le scansioni quasi meccaniche, a quanto di meglio ha rappresentato l’iconografia Fall. Ennesima dimostrazione del grande temperamento di una band che fa delle sue contraddizioni i suoi punti di forza, che si rinnova rimanendo fedele a se stessa, che è dotata di uno snobismo talmente sottile e volubile da non rientrare mai in nessun stereotipo che pur voglia chiamarsi alternativo. Spumeggiante anche il quadretto di Jetplane che dalla prospettiva esistenzialista tipica delle opere di Camus descrive la classica situazione assurda e paradossale in modo laconico e divertito con tutte le sfumature del grottesco che diventano parodia lucida. Dalla loro finestra i Fall si affacciano ora in un nichilismo che non è più consapevole e rabbioso ma consapevole e pacificato. Come avrebbe detto il giudice penitente protagonista del racconto La Caduta, da cui la band attinse il nome, sono diventati privilegiati spettatori che hanno guadagnato la posizione ‘elevata’, di ‘alta quota’, nel loro ruolo di osservatori.

Voto: 7/10
Romina Baldoni

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