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5 giugno 2013 , ,

FIM. Fiera Internazionale della Musica, 1a Edizione

VV. AA.

25 - 26 Maggio 2013, Villanova d'Albenga (SV), Ippodromo dei Fiori

Banner-FIM25 MAGGIO

 

Sabato 25 maggio è iniziata la prima edizione della FIM, Fiera Internazionale della Musica presso l'Ippodromo dei Fiori di Villanova d'Albenga (SV). Purtroppo una giornata pienamente invernale con pioggia e vento ha penalizzato l'evento: peccato perché l'offerta musicale è notevole e l'organizzazione valida. Ma il maltempo non ferma la musica e gli appassionati e si suona ugualmente sul Palco Blu, dove iniziano le giovani band. I primi che riusciamo a vedere sono Doremiflo da Genova, gruppo pop rock piacevole, con melodie orecchiabili e buon tiro ritmico. Il loro singolo Bene, se spinto dalle radio, può avere successo. Quindi The Plasters, gruppo punk di Parma  che per l'assenza del batterista diventa quasi folk, molto simpatici. Poi Why Aye Man cover band non calligrafica dei Dire Straits, Alesya, cantautrice influenzata dal rock anni '80, molto grintosa ma con testi troppo acerbi, Insana Percezione, gruppo di Napoli devoto alla musica anni '60, non ci convincono, anche loro sono ancora acerbi specie per quanto riguarda i testi. Nei cambi palco giriamo per la manifestazione, sul palco gestito da DNA Musica di Savona si esibiscono i ragazzi di “Ti lascio una canzone”. Dobbiamo dirlo sinceramente, spesso i bambini che cantano canzoni da adulti sono insopportabili. Ma in questo caso colpiscono il bellissimo timbro vocale di Alice Risolino e la capacità di Giovanni Sutera Sardo di stare sul palco con piglio da soul man consumato. Gli eventi sono moltissimi in giro per l'ippodromo di Villanova. Negli stand Roland e Yamaha nascono jam session blues e jazz coi musicisti che possono improvvisare e provare gli strumenti. Sul Palcole porte non aperte Giallo ascoltiamo i Prisma, gruppo di giovani che suona un rock molto delicato seppure con un batterista molto fisico. Sul Palco Kermesse è il turno di Claudia Murachelli, più nota agli appassionati liguri di musica come arpista, che si esibisce come soprano. Nel primo pomeriggio comincia sul Palco Verde il Riviera Prog Festival, attesissimo dai molti fan del genere.  Aprono i Flower Flesh, gruppo locale, che dopo tre brani dal primo album “Duck in the box” stupiscono gli spettatori con una cover in chiave rock di Una ragione di più e poi presentano in prima assoluta in brano inedito molto apprezzato dai presenti. Segue La Coscienza di Zeno, gruppo dedito al progressive rock più classico, con grande spazio alla tastiere e cantante dalla grandissima estensione vocale. Quindi i Goad, più classificabili in un filone hard blues che progressive, comunque godibili. Sul Palco Blu viene premiato Luca Colombo come miglior chitarrista dell'anno. Esegue brani da lui composti, anche per colonne sonore, mostrando tecnica notevolissima e senza virtuosismo fine  a se stesso. Si presenta  l'orchestra Sinfonica di Sanremo. È curioso veder suonare musicisti classici su un prato, ma è giusto così, nell'ambito di un festival è bello diversificare le proposte. L'orchestra esegue impeccabilmente pagine da Haydn, la Sinfonia 43 in Mi bemolle maggiore, e Rossini, alcune ouvertures tra cui la bellissima La scala di seta. Un momento importante per gli appassionati di prog italiano è il concerto Biglietto-per-lInferno.folk_de Il Biglietto per l'Inferno, gruppo storico tornato sulle scene con una nuova formazione, con una cantante e strumenti folk, fisarmonica, cornamusa, flauti, accanto a quelli rock. La miscela è molto riuscita. La Liguria è nota come la terra dei cantautori, ma è anche patria del progressive, e liguri sono due delle band più importanti del filone, Delirium e Trip. Il primi, famosi per Jesahel, hanno avuto in formazione Ivano Fossati, suonano un rock melodico con ampie aperture strumentali affidate ai fiati di Martin Grice, alle tastiere di Ettore Vigo e alla chitarra di Roberto Solinas. Cavallo di battaglia del gruppo la ripresa di un classico dei Van der Graf, Theme one. I Trip sono un gruppo tecnicamente ottimo, specialmente il carismatico tastierista Joe Vescovi e il formidabile batterista Furio Chirico, ma dobbiamo ammettere che questo genere basato su lunghi assoli non è il nostro forte. Più pop il finale del Palco Blu, con le cantanti Loredana Errore e Roberta Bonanno, voce potentissima e bella presenza scenica (però è un po' spiazzante la presenza di performers così diversi, anche se è giusto non frapporre barriere di genere) ma il clou è dato dalla presenza di Marco Ferradini, premiato per la canzone d'autore con un progetto dedicato al grande Herbert Pagani. Abbiamo il piacere di incontrare Ferradini e gli chiediamo di presentare ai lettori più giovani la figura di Pagani. “É  stato dimenticato, ci dice, è stato un mio grandissimo amico, abbiamo lavorato insieme per alcuni anni, e siccome più nessuno ne ha parlato e ha fatto ascoltare la sua musica  mi sono preso la briga incidere un album con 21 sue canzoni, per riportare in auge la sua grande capacità di comunicare. Si intitola “La Mia Generazione” ed è una grande dichiarazione di affetto per la musica, per un certo marco ferradinimondo cantautorale. Pagani lavorava a Radio Montecarlo, oltre a essere un cantautore è stato il padre di tutti i DJ italiani, era un piccolo genio: faceva trasmissioni radio fuori dalla norma, era pittore, scultore, un artista a 360 gradi, in grado di stupire tutti quelli che l'hanno conosciuto, tirando fuori dal cilindro continue invenzioni, come lui non ce ne sono più”. Sul Palco Ferradini è preceduto da alcuni brani in solo dalla sua corista Charlotte, poi apre con l'indimenticabile Albergo a ore, seguita da altre belle canzoni, ovviamente canta anche Teorema, raccontando come è nata. Finale con Claudio Simonetti,  che esegue brani da colonne sonore di film di Argento, Romero, Carpenter, e chiudendo con Profondo Rosso nel delirio dei fan.

 

 

26 MAGGIO

 

fim oskar statutoIl sole fortunatamente bacia la seconda giornata della FIM, funestata il primo giorno dal maltempo. Peccato, perché la musica era ottima e l'organizzazione ha funzionato comunque bene. Sul palco blu, presentato da Francesco Ugolini e con l'ottimo Alessandro Mazzitelli dietro al mixer sentiamo suonare i Tindara, formazione dedita al classico rock alternativo tra psichedelia e quelle sonorità americane dette “slacker”, cioè indolenti. Si ascoltano molto volentieri. Si gira per l'Ippodromo dei Fiori a caccia di scoperte musicali. La proposte sono moltissime, forse anche troppe. Sul palco verde, dedicato al prog, con Athos Enrile presentatore e Fonal come fonico, aprono Le porte non aperte,  gruppo giovane che suona il più classico prog italiano: lunghi passaggi strumentali affidati in gran parte alla tastiere e cantante molto tecnico, con testi poetici e introspettivi. Gli amanti del genere li apprezzano, così come il seguente Giulio Cesare Neri, chitarrista di alto livello tecnico. È possibile ascoltare tutti  i generi di musica, anche in sessions improvvisate, come quella che coinvolge un ottimo gruppo blues che purtroppo non si presenta, o quella tra i percussionisti molto noti in zona Ben Hammouda e Leonardo Saracino. Così come il Doralice Duo, o Stefania Pasqualini e Guido Lo Re, entrambi voce jazz e chitarra, che si esibiscono più volte nel corso delle due giornate, non sfigurando davanti ai nomi più noti. Incontriamo la splendida voce della soprano Elisabetta Isola, accompagnata da Giampiero Lo Bello alla tromba, o il tastierista delle PFM Gianluca Tagliavini che dà una dimostrazione degli strumenti Yamaha, oltre che della sua tecnicafim chitarrista statuto strepitosa. Ci sono stand di liutai, piccole etichette, piccole per notorietà ovviamente, bancarelle di dischi nuovi e usati. Purtroppo la domenica tutti questi stand chiudono un po' troppo presto. Torniamo alle esibizioni musicali. Sul palco verde ecco Il Cerchio d'Oro, formazione di Savona nata negli anni '70 e tornata in giro da qualche anno (nel frattempo basso e batteria, i fratelli Terribile, avevano formato i Cavern, prima tribute band dei Beatles italiana). Presentano brani sia dal primo album “Il viaggio di Colombo” che dal nuovo “Dedalo e Icaro”, con le ospitate di Pino Sinnone, ex Trip e Fico Piazza, primo bassista della PFM. Ci dice Franco Piccolini, tastierista del gruppo, a proposito del rinnovato interesse per il prog italiano: “questa rinascita del prog non è un tentativo di resettare qualcosa, ma semplicemente ci sono state delle strade che prima l'avevano allontanato un po' dalla gente, ma io sono convinto che nel cuore dei fan e di chi lo suonava è rimasto profondamente, ora è un periodo in cui non ci sono molte novità da ascoltare e allora c'è spazio per riscoprire questo genere, noi siamo molti contenti di fare la nostra parte e speriamo che anche dal pubblico venga gradita”. Quindi è il turno de Il Tempio delle Clessidre, gruppo guidato dalla bella ed elegantissima tastierista Elisa Montaldo, molto apprezzati dalla critica anche all'estero. Il loro è un prog più concettuale, con melodie molto elaborate e ritmi complessi, su tempi dispari. Non  convince però la voce del cantante, troppo enfatica. Sul palco verde fim statutoinvece abbiamo la voce di impostazione jazz di Cristina Baroni, molto piacevole anche se non particolarmente originale. I gruppi sono moltissimi e la proposta varia. Sul palco giallo, forse un po' penalizzato dalla posizione, c'è l'esibizione di Bobby Soul, per chi scrive tra le più coinvolgenti della manifestazione. Accompagnato solo da un chitarrista canta con la sua bella voce brani propri e cover, stravolgendo anche canzoni di Trent Reznor e Depeche Mode, trasformandole in brani soul o funky. Sullo stesso palco anche gradevolissimi gruppi giovani come Admal, pop rock molto ritmato, Pablo di Mare, tra cantautorato e folk gitano, e Mechinato, pop mescolato con quelle musiche balcaniche che Elio non ama ma si sbaglia. Al festival prog un altro momento clou è dato dai Garybaldi, riformati dal batterista Maurizio Cassinelli, purtroppo senza il chitarrista Bambi Fossati, in cattive condizioni di salute. Se con  Bambi si erano portati verso l'hard rock, ora tornano al più classico prog di scuola genovese, con ampi sviluppi melodici e molto uso dei cori. Mentre sul palco giallo chiudono i Trilli, formazione storica del folk genovese, portata avanti dai figli dei fondatori, il palco blu va verso il gran finale. Gli Statuto, storica formazione ska torinese, sono premiati per i trent'anni di carriera. Coi loro ritmi  travolgenti fanno ballare il pubblico che canta in coro sia i vecchi successi come Piera, sia le canzoni nuove, apparentemente scanzonate ma intrise invece di impegno sociale. Zibba presenta in versione acustica il nuovo album “E sottolineo se”, tributo a Giorgio Calabrese, ma non trascura le canzoni più amate dai suoi fan come Margherita. Mentre sorge la luna arrivafim nicolò fabi Niccolò Fabi, accompagnato dallo Gnu Quartet e dal raffinato batterista Fabio Rondanini, in comproprietà coi Calibro 35, scherza sul clima nel frattempo diventato invernale, presenta il nuovo album “Ecco” e ripesca i propri classici, con nuovi arrangiamenti. Fabi sa creare una bella atmosfera e ascoltare musicisti così bravi è un piacere. Un medley reggae che contiene anche lo stravolgimento di Nel blu dipinto di blu esalta il pubblico. Un musicista che conoscevamo poco e ci ha sorpreso. Davvero un bel finale per una manifestazione che, mal tempo a parte - ma quello a maggio non si poteva prevedere - si può dire riuscita. Un appunto però mi pare giusto farlo: se per chi ha seguito i concerti fin dal mattino il biglietto a 15€ è onesto, per chi è arrivato solo la sera si poteva fare un ridotto. Ma anche col freddo ciò che conta è la musica e ne abbiamo sentita veramente tanta e valida. 

Alfredo Sgarlato

Foto 5 (Oskar Gianmarinaro degli Statuto) - 6 (Chitarrista degli Statuto) - 7 (Statuto) - 8 (Nicolò Fabi/Gnu Quartet)  di Alberto Sgarlato


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