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3 luglio 2015

The Saints, Lovin' Spoonful, The Muffs

Ristampe

2015

 

saintsTHE SAINTS – King of the sun/King of the midnight sun

Uscita ristampa: 17 Novembre 2014, Fire Records

 

Relegati ai margini da tempo immemore, così tanto che loro stessi hanno dimenticato di aggiornare il loro sito ufficiale da sette anni, i Saints si sono ritrovati di colpo oggetto di transitoria attenzione grazie al recupero della loro Just like fire would ad opera di Springsteen. Prima che si spenga questo fuoco fatuo, la Fire ristampa il loro ultimo disco pubblicato senza clamore nel 2012 e gli aggiunge una versione “gemella” e “notturna” che dovrebbe, nelle intenzioni, tirare fuori il lato più ruspante e grezzo della band australiana che tuttavia di veramente torbido ha ormai davvero molto poco. La musica di Chris Bailey è un soft-pop parecchio formale e del tutto inoffensivo. Roba ben vestita. Che non sempre coincide con la roba di classe ma che di certo non ha più nulla a che spartire con la musica stracciona dei lontanissimi esordi punk. La musica dei Saints, da un trentennio buono ormai, ha scelto i toni confidenziali della ballata neppure troppo ricercata. Ammiccanti e rilassate canzoni che scelgono di farti compagnia e che ricordano molto da vicino certe piaggerie dei Waterboys ma anche, talvolta, certi passaggi degli ormai placati Doors di fine carriera o, per restare in zona aussie, dei Died Pretty post-“Free Dirt”. E’ tutto ben accordato, nella musica dei “nuovi” Saints, finalmente ascesi al cielo e tuttora lì dimorati. Musica timorosa di Dio e rispettosa delle buone maniere. Un po’ da cartolina. Di quelle con la scritta “sono qui e vi penso” e “saluti a casa, mi mancate tanto ma non abbastanza.  Di quelle che poi ci metti l’indirizzo che vuoi perché tanto in realtà è a nessuno che sono indirizzate, malgrado qui si faccia addirittura il nome di Napoleone.  

 

Fire Records       

Ascolta  King of the sun/King of the midnight sun

 

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THE LOVIN’ SPOONFUL – Do you believe in magic - Daydream - Hums of The Lovin’ Spoonful

Uscita ristampe: Giugno 2015,  Sundazed

 

doyoubelieve_LPDentro speravamo di trovarci qualche bel libretto con le curatissime liner-notes che la Sundazed raramente ha lesinato. Invece, nulla.  Le tasche ci sono, ma vuote. Come quelle dei Lovin’ Spoonful ad inizio carriera. Tanto da trasportare a piedi strumenti ed amplificazione lungo gli otto isolati che separano l’Hotel Albert dal Night Owl Cafè. All’epoca gli Spoonful sono poco più che una jug-band che ha già il muso ammaccato dalle porte a battente di diverse case discografiche. A fare da passepartout ci pensa, quasi a sorpresa, Do you believe in magic che apre quelle della Kama Sutra Records e diventa l’emblema della good-time music, felice connubio tra beat e folk-rock che cerca di sfruttare il fenomeno della nuova musica giovane senza tuttavia abdicare dalla tradizione che resterà nel caso del quartetto newyorkese sempre al centro del suo repertorio garbato e cortese. Il pezzo e "Do you believe in magic", l’omonimo album che lo segue li impongono da subito alla ribalta lanciando parallelismi, anche per le comuni radici “popolari”, con i Beatles. Tanto che, quando Don Kirshner e la Columbia Pictures decidono di “montare” l’affare Monkees, è proprio a John Sebastian e ai suoi tre compari che pensano di affidare il ruolo. Ma John è uno che crede nelle sue potenzialità di musicista ed autore.

 

daydream_LPE i Lovin’ Spoonful sono fra i pochi gruppi americani di successo a non affidare la propria musica ad abili mercenari dello studio di registrazione (in altre sedi li troverete etichettati sotto la voce “turnisti” o “session-men”) cui invece il repertorio dei Monkees è destinato. Nel 1966 sono ben tre gli album cui gli Spoonful mettono mano, tra cui la colonna sonora per un film di Woody Allen stuzzicando il pallino di Sebastian per i lavori “su commissione”. La discografia “ufficiale” si arricchisce invece di "Daydream" e "Hums of The Lovin’ Spoonful" con cui la band abbandona gradualmente il repertorio tradizionale per concentrarsi sempre più sui brani originali forzando le classifiche con You didn ‘t have to be so niceDaydreamJug Band Music fino a sfondarle del tutto con la bellissima Summer in the cityhums_LP, senza tuttavia abbandonare la strada maestra delle musiche di bandiera (country, blues, folk, bluegrass) che anzi vengono sviscerate con ancora maggior convinzione, facendo leva non solo sulle formidabili capacità strumentali dei quattro musicisti ma anche su una crescente consapevolezza da parte di John delle proprie qualità vocali che servono da raccordo tra il canto angelico di Mike Love e quello luciferino di Don Van Vliet. La Sundazed rimette ora sul mercato quei primi tre album. Senza aggiungere altro. Se non un pizzico di nostalgia.  

 

Sundazed:  ascolta  Do you believe in magic - Daydream - Hums of The Lovin’ Spoonful

 

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THE MUFFS – The Muffs

Uscita ristampa: 14 Agosto 2015, Omnivore Recordings

 

Disintegrate le Pandoras, Melanie Vammen e Kim Shattuck formano, facendo tesoro delle due o tre cose apprese suonando garage punk e power pop assieme a Paula Pierce, i Muffs. Il perimetro non si scosta molto da quello della vecchia band anche se occhieggia in maniera più nitida verso il bubblegum punk e meno alle "Pebbles". La ristampa del loro debutto omonimo (1993) arriva a circa un anno dal fenomenale "Whoop Dee Doo" che segna il loro rientro Muffs_Muffs_OV-140in scena a sedare parzialmente la delusione accorsa alla Kim dopo la breve esperienza con i Pixies (alimentando il sospetto che fosse stata scelta solo per confondere i fans meno attenti sostituendo l’altra Kim) e, nonostante i suoi ventidue anni compiuti, non ha messo una ruga che sia una. Merito, oltre che di un songwriting brillante, della produzione di Rob Cavalli che sarà prontamente captata dai Green Day per ottenere il passepartout per il successo di "Dookie" (e di tutti i dischi a seguire, NdLYS). "The Muffs" si collega in maniera decisa con la tradizione beach-punk californiana con poco veleno e tanto glucosio. Sputato fuori con un appena velato disgusto dalla signorina Kim. E’ il suono della domenica mattina. Dopo un sabato notte passato a tracannare Batida. O suonando sulla spiaggia, come dimostrerebbero le versioni demo che allungano la scaletta di questa ristampa fino alla considerevole cifra di ventisei pezzi. Che sono in ogni caso amputate dalla elettricità vibrante e dal canto lacerato della Shattuck, la parte meno interessante del lavoro che si accende quando tutto è “a regime”, con la sua bella dose di rumore e di balbuzie demente. E le caprette che fanno ciao. E i lupi che tirano via la panca per lasciare che crepino.   

 

Omnivore Recordings  

Ascolta The Muffs (1993)

                                                            

Franco Lys Dimauro

The Muffs su Distorsioni Blogspot


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