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12 febbraio 2016 , , , ,

Antikatechon

Elegie per il nuovo millennio

2016

davide del col 2                       ANTINFERNO

 

Katéchon è un termine greco che indica colui o quella cosa che trattiene: è un concetto biblico che nella teologia cristiana indica il potere che tiene a freno l’avanzata dell’Anticristo prima dell’apocalisse finale. Per deduzione l’Antikatèchon dovrebbe essere il potere o la forza che favorisce l’avanzata dell’Anticristo. Dietro Antikatechon, un nome che lascia presagire qualcosa di malsano, si cela Davide Del Col, musicista lombardo già noto dalla fine degli anni ’90 con il progetto Ornament (1999-2003), che ha esplorato i meandri dell’ambient industrial in ben 5 release, tra cassette, mp3 e CDR a tiratura limitata (questi ultimi su etichette del calibro di Oktagon, Afe Records e Blade Records). Dal 2004 al 2009 invece Del Col insieme a Fabio Volpi realizza due CD (sulle label pugliesi Small Voices e A Silent Place) con il nome Echran, portando le sonorità oscure di Ornament in territori più moderni, dall’estetica glitch e dalla produzione sonora professionale.

 

 

PRIVILEGIUM MARTYRII

 

xl900177Il debutto di Antikatechon avviene nel maggio del 2011 con un CD della durata di un’ora, registrato tra il 2010 e l’inizio del 2011 e pubblicato dall’etichetta veneta Silentes Minimal Editions, specializzata in drone music, ambient-noise e sperimentazioni musicali in genere.

Temi biblici, canti sacri, poche melodie strazianti, tanta oscurità, influenze drone, dark ambient, cosmiche, gotiche e una visione della società moderna estremamente apocalittica caratterizzano l’album: un mix tra Raison d’Etre, Lustmord, i Kirlian Camera più sperimentali degli anni ’90 e le cose più scure di Popol Vuh.

E’ evidente che dopo una dozzina d’anni trascorsi nello sperimentare sonorità nei suoi precedenti progetti, Del Col sia riuscito a realizzare questo nuovo debutto con una produzione del suono ottima. E’ il disco più trasversale della trilogia di Antikatechon, ove elementi tradizionali di genere si fondono a elementi della più moderna scena drone, regalandoci un capolavoro di musica ambient tenebrosa.

 

CHRISMA CRUCIFIXORUM

 

rage87_jpg_553461Il secondo album esce nel settembre 2012 (circa un anno e mezzo dopo il primo) in formato CD racchiuso in un sontuoso digipak per l’etichetta polacca Rage In Eden, specializzata in neo folk e dark ambient, quindi meno legata a musiche di ricerca contemporanee come la SilentesIl disco si presenta meno contaminato del precedente e più legato agli stilemi “di genere” tra dark ambient alla Raison d’Etre/Deutsch Nepal e ambient industrial alla Lustmord/Nocturnal Emissions/Zoviet FranceAnche questo lavoro, come il primo, è costituito da sei tracce, per un totale di un’ora di musica scurissima.

Poche le melodie presenti, e quasi tutte dal mood struggente e altamente drammatico, come nel caso dell’apertura Altaria Expiationis o di Violatio SigillorumTroviamo inoltre veri e propri assalti auditivi in Delubra Vexatorum o Convivium Vulturum (in cui sembra di trovarsi in mezzo ad una tormenta). Non mancano canti gregoriani “filtrati” (come nel primo album) nella conclusiva Chrisma Crucifixorum e nemmeno viaggi cosmici come in Cunabula ImprobitatisIl CD è mixato/masterizzato da Giuseppe Verticchio, alias Nimh, musicista affine al concept di Antikatechon.

 

OUT HUNTING FOR TEETH

 

FronteIn attesa di terminare il terzo album, Antikatechon registra nella seconda metà del 2012 un lavoro a quattro mani con Giuseppe Verticchio/Nimh, collaboratore sin dal primo album di Antikatechon in ruoli tecnici. L’album esce sei mesi dopo Chrisma Crucifixorum, sempre su Rage In Eden, in CD accompagnato da un elegante digipak che ritrae frammenti di un’opera del pittore settecentesco spagnolo Francisco Goya. Il disco si compone di cinque tracce per una durata complessiva di quasi cinquanta minuti e tutti i titoli sono in inglese, come di solito accade nei lavori di Nimh.

Qui sia Verticchio che Del Col impugnano chitarre elettriche, oltre a sintetizzatori, campionatori ed effettistica (analogica o digitale) varia. Verticchio utilizza anche vari oggetti, field recording, un sequencer, un violino e anche la sua voce, oltre a curare mixing e mastering del disco. E’ evidente sin dal primo brano che si tratta di un disco ambient noise, abbastanza diverso dai primi due lavori di Antikatechon, davide del col 2 (1)pur avendone ovviamente diversi punti in comune. E’ la chitarra a far da padrone in questo album: l’elettrica distortissima, riverberatissima e mandata in loop (nell’opener Out Hunting For Teeth, in You Will Not Escape e in All Will Fall) e l’acustica pizzicata e delicata (in Those Specks Of Dust e nella conclusiva Sleep Overcomes Them) che fa da contraltare al minaccioso magma sonoro di Del Col in sottofondo. Un disco vario, attuale, a tratti psichedelico, dove il rumore e la distorsione non sono mai utilizzati come puro effetto, ma come elemento fondamentale del songwriting.

 

WOE IS THE REWARD

 

Il terzo capitolo della saga di Antikatechon esce finalmente nel febbraio 2014 ad un anno dal disco con Nimh e ad un anno e mezzo da Chrisma CrufixorumUscito ancora una volta per la Rage In Eden, il CD è stavolta accompagnato da un’inquietante digipak che ritrae scatti in bianco e nero  di bambole distrutte, realizzate da Giuseppe Verticchio/Nimh, che cura anche le registrazioni, i mixaggi e il mastering dell’album. Il disco ha la struttura classica delle sei tracce (questa volta titolate in inglese anziché in latino) per una antikatechon_woe-is-the-rewarddurata complessiva di quasi cinquantacinque minuti. La sensazione che si ha ascoltando più volte questo terzo album è che Antikatechon abbia voluto riassumere quanto detto nei due capitoli precedenti e nella collaborazione con Nimh, introducendo anche qualche novità rispetto al passato: e sono proprio gli episodi che si distanziano maggiormente dal filone ambient industrial/dark ambient a rendere interessante il disco, delineando nuove direzioni per il futuro.

Da una parte abbiamo la parte più “classica” del suono Antikatechon: Departure From Light è una traccia dark ambient caratterizzata da cori “fissi” e archi sintetici che tessono melodie struggenti, Mirthless Perseverance è il classico delirio ambient industrial alla Antikatechon e la title-track Woe Is The Reward è una suite dark ambient contenente un tema melodico alla chitarra acustica sintetizzata. Le novità del disco sono invece Davide-Del-Col The Inner Accuser (una suite al pianoforte accompagnata da field recording di bambini che giocano e altre melodie sintetiche) e la conclusiva Hostia, nove minuti caratterizzati da una chitarra acustica sintetizzata che esegue un tema malinconico su sfondi rumoristici.

Infine Unbroken Siege è un brano ambient-noise realizzato con Nimh, sullo stile dell’album Out Hunting For Teeth, che vede come protagonista la chitarra arpeggiata (distortissima) di Verticchio. Pur essendo anche questo un disco ambient scurissimo come i precedenti, le melodie realizzate con strumenti reali, sintetizzati e non (chitarre, pianoforti, archi), bilanciano la componente rumoristica.

 

PENSIERI FINALI

 

In questi quattro dischi Del Col è riuscito ad imporsi come uno dei musicisti che ha saputo meglio reinterpretare negli anni ’10 gli ormai abusati generi ambient industrial e dark ambient. Si potrebbe erroneamente pensare che la trilogia fin qui pubblicata possa bastare e che non siano necessari ulteriori variazioni sul tema. Ma gli elementi di novità trovati nell’ultimo lavoro Woe Is The Reward e la fortunata collaborazione con Nimh, lasciano presagire un futuro roseo per Del Col: da un lato dischi ambient, dove la costruzione melodica con strumentazione reale o sintetica faccia da padrone e l’aspetto rumoristico da contorno (e non viceversa), dall’altro nuovi album di collaborazione con altri valenti esponenti della scena sperimentale (italiana e non) al fine di realizzare lavori sempre freschi ed attuali. Un consiglio finale per gli appassionati dei generi industrial, dark ambient, ambient noise, drone: se non l’avete già fatto, approfondite l’opera di Antikatechon qui analizzata.

Diego Loporcaro

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