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28 novembre 2017

Leo Folgori

NUEVO MUNDO

6 ottobre 2017 - Materiali Musicali

Al primo approccio, Leo Folgori ti fa pensare subito allo score di un western all’italiana, diretto da Sergio Leone, firmato da Ennio Morricone e arrangiato da Luis Bacalov. D’altronde è lui stesso con la sua “divisa ufficiale” e con la sua figura di un Lee Van Cliff meno cattivo – come l’abbiamo visto sul palcoscenico del teatro Masini di Faenza in occasione del recente Mei - a suggerirtelo. In ogni caso si potrebbe essere già soddisfatti della sua seconda fatica discografica, “Nuevo Mundo”: un tentativo di metter su una sorta di concept album con pezzi gradevoli e orecchiabili, dai testi giocati su rime e assonanze, sull’elaborazione di vecchi adagi popolari e luoghi comuni – “sopra la panca...” – e su una fusione musicale assai coinvolgente, che amalgama istanze etniche, blues, rock e jazz, qui con una bella fisarmonica popolare, là con un’opportuna sezione di ottoni, là con un’effiace chitarra d’acciaio.

 

Poi, ritornandoci sopra, ti rendi conto di come il prodotto di Folgori abbia in sé tante altre sollecitazioni e delle potenzialità che emergono perché si possa dare un futuro ad un cantautorato che ha alle spalle una bella storia e la necessità di rinnovarsi: le riflessioni folgoriane, l’impegno per costruire un nuevo mundo – è la title track, da citare come Grido e Occhio per occhio fra le cose migliori - e il suo modo di raccontare potrebbero essere una strada da percorrere. Nel brano di chiusura, Outro, ritornano le atmosfere western: con quel sottofondo ci sembra proprio di vedere Leo Folgori allontanarsi verso il fondo dell’inquadratura, prima della scritta “fine”.

Nello Pappalardo

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