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22 febbraio 2017

Rocco Traisci

L’AMORE AI TEMPI DELLA COLLERA

16 gennaio 2017 - Autoproduzione

Esordio solista per il cantante dei campani Freak Opera che trova stavolta la fattiva collaborazione di Giovanni Vicinanza (The Softone) autore delle musiche e produttore artistico, oltre a suonare chitarre, synth, ukulele, contrabbasso, numerosi i musicisti coinvolti nelle registrazioni avvenute al Lavalab Recording Studio di Trecase. Il disco si muove comunque lungo la via tracciata nell'esperienza con i Freak Opera: un cantautorato in cui matrice rock e canzone d'autore si incontrano con uno sguardo rivolto verso il passato dei padri nobili, fra De André, Modugno, Ciampi e compagnia. Ma stavolta, rispetto ai dischi usciti col nome del gruppo, lo sguardo è più rivolto alle tematiche e alle riflessioni personali, si parte dall'io per poi condividere con chi ascolta le proprie esperienze.

 

Rocco Traisci è uomo della notte, non a caso di mestiere fa il cronista di nera, e il suo è il disco di un crooner, di «un nottambulo impenitente», di chi va a letto all'alba e si sveglia …, e come uomo per il quale la notte è troppo piccola, conosce quell'umanità di perdenti, bevitori, refrattari alla normalità, solitari che popolano i bar fino a tardi fra bicchieri di vino e giochi d'azzardo (Superfisico), guarda alla vita con amarezza e cinismo («Dai dottori mi guardo io / che dagli infarti mi guarda dio» in Gli infarti), e ribolle di una evidente misoginia. Così in Vivo a Parigi, dall'azzeccato ritornello che ti entra subito in testa e con un organo vintage che rimanda ai complessi anni '60, tenta in modo paradossale di invitare una donna in un improbabile viaggio, mentre misantropia e misoginia si fondono nello swing alla Arigliano Non mi hai mai portato al mare, «esco a mezzanotte perché odio il traffico e odio pure te». Amore & collera è debitrice di De Andrè, La tigre vira sul vigore rock venato di punk, mentre la disillusione affiora in I compleanni, amara ballata, molto dandy alla Baustelle, sulla morte («come un cane ferito che va a morire») e il trascorrere del tempo «riparate i vostri cuori infranti spezzati da una donna incarognita alla vostra infelicità». Un lavoro onesto, ben arrangiato e suonato, con una particolare menzione per le chitarre di Giovanni Vicinanza e Antonio Ostuni, con testi per nulla banali. "L'amore ai tempi della collera", titolo mutuato da Garcia Marquez, è infatti un disco piacevole, che contiene una serie di buone canzoni,  quel che magari difetta è quel di più di personalità che consentirebbe a Traisci di emergere dal mare magnum del cantautorato di casa nostra.

Ignazio Gulotta

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