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27 dicembre 2015 , ,

Heliodøme

HELIODØME

22 settembre 2015 - Autoproduzione

Heliodøme HELIODØMEUno spettro si aggira per l’EUR(opa): lo spettro dell’eclettismo. I romani Heliodøme per il loro omonino esordio ricercano la pulizia di una essenzialità glaciale in grado di mostrare la fibra di ogni possibile ibridazione. Detto altrimenti Heliodøme scandaglia il presente come una materia sonora oscura dalla quale strappare le linee di sviluppo che dagli anni ’70 hanno trafitto i sensi di intere generazioni.

Non deve quindi sorprenderci che in un brano come l’iniziale Albedo abissi sabbattiani si aprano dentro cadenze sostanzialmente tardo-grunge oppure che la successiva Satellites proponga una sorta di rimpatriata dell’ascolto nella quale si scorge distintamente John Garcia offrire da bere a Josh Homme. I riff provenienti dalla tradizione rock vengono continuamente rielaborati alla luce di tutto quello che si è visto e ascoltato negli ultimi 20 anni e il risultato è uno stoner rock paradossale in cui il ceppo dell’ispirazione sembra essere più il blues che i Nirvana. Compaiono poi altre figure appena abbozzate, pescate dalla migliore produzione degli anni ’90 e proposte in una sorta di casting per il ruolo di protagonista del genere. In questo senso non si fa fatica a rintracciare ben fulgida seppure in lontananza la silhouette degli Anathema che in Cold Field scrutano lo sviluppo dell’idea di composizione di Heliodøme quasi a scongiurarne lo sviluppo possibile verso la paesana fiera della memoria.

 

E l’esorcismo riesce tanto più che laddove la creatività sembra mostrare la corda a supporto è possibile trovare il timbro vocale rastremato e mai banale di Antonio Montellanico, talento della scena rock romana. Se a tutto poi aggiungiamo il tocco psy e vagamente progressive di Word Is Falling ci troviamo di fronte ad una retrospettiva completa sulle capacità creative del ricordo il cui titolo potrebbe essere il passato è senza futuro. L’operazione funziona molto bene e il lavoro compositivo sorprende per cura ossessiva del particolare sonoro e bontà di registrazione – apprezzabile in modo esemplare la cattura della sezione ritmica. Bontà che tuttavia a volte esonda in un gusto barocco per il dettaglio a volte stucchevole. Tuttavia si tratta di note marginali per una autoproduzione già matura e pronta per il salto verso una diffusione più ampia anche a livello internazionale.

Luca Gori

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